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1282 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Trattenute sindacali: sì alla cessione del credito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27722/2025, ha stabilito che il rifiuto di un'azienda di effettuare le trattenute sindacali richieste dai lavoratori tramite cessione del credito costituisce condotta antisindacale. Sebbene il referendum del 1995 abbia rimosso l'obbligo legale per il datore di lavoro, non ha introdotto un divieto. I lavoratori possono legittimamente utilizzare lo strumento civilistico della cessione del credito per versare le quote al proprio sindacato, e il datore di lavoro è tenuto ad adempiere, a meno che non dimostri un onere aggiuntivo e insostenibile.
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Risarcimento del danno e giudicato: il caso dei dipendenti
La Corte di Cassazione ha stabilito che una precedente sentenza che nega le differenze retributive a dei dipendenti pubblici non preclude una successiva azione per il risarcimento del danno. Il caso riguardava alcuni dipendenti a cui un Ministero non aveva inizialmente riconosciuto un punteggio per il titolo di laurea in una procedura di progressione interna, ritardandone l'inquadramento. La Corte ha chiarito che la domanda per le differenze retributive (basata sul contratto) e quella per il risarcimento del danno (basata sulla condotta illecita dell'amministrazione) hanno una 'causa petendi' diversa, pertanto non sono coperte dallo stesso giudicato.
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Retribuzione per ferie: quali indennità includere?
Un dipendente di una società di trasporti, con mansioni di capo treno, ha richiesto l'inclusione di varie indennità (di permanenza a bordo, di riserva, di efficientamento) nel calcolo della sua retribuzione per ferie. La Corte di Cassazione ha accolto la sua tesi, stabilendo che qualsiasi emolumento intrinsecamente legato alla prestazione lavorativa deve essere considerato nella base di calcolo, per non scoraggiare il lavoratore dal godere del suo diritto al riposo, in linea con la direttiva europea. La Corte ha inoltre confermato che la prescrizione dei crediti di lavoro decorre solo dalla cessazione del rapporto.
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Retribuzione per ferie: quali indennità includere?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la retribuzione per ferie deve includere tutte le indennità intrinsecamente connesse alle mansioni svolte, come quelle di bordo o di riserva. La decisione, basata sul diritto europeo, mira a non scoraggiare il lavoratore dal godere del riposo, garantendogli una remunerazione analoga a quella dei periodi lavorativi. Rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per motivazione apparente. L'Agenzia delle Entrate aveva emesso un avviso di accertamento basato su versamenti bancari, ritenuti redditi non dichiarati. Il contribuente si era difeso sostenendo che si trattasse di rimborsi di finanziamenti soci. I giudici di merito avevano rigettato le sue ragioni affermando genericamente la mancata produzione di prove, senza però analizzare i documenti depositati. La Cassazione ha ritenuto tale motivazione solo apparente, in quanto non consente di comprendere l'iter logico-giuridico seguito, cassando la decisione e rinviando il caso a un nuovo esame.
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Indennità di sostituzione: spetta anche oltre 12 mesi
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un dirigente medico a percepire l'indennità di sostituzione per l'intero periodo in cui ha svolto mansioni superiori, anche oltre i limiti temporali previsti dal contratto collettivo. La Corte ha stabilito che il giudice può riconoscere tale indennità anche se il lavoratore aveva richiesto il trattamento retributivo pieno per la qualifica superiore, in applicazione del principio 'iura novit curia'. La richiesta di differenze retributive è sufficiente a interrompere la prescrizione per tutte le somme dovute, inclusa l'indennità specifica.
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Motivi nuovi appello: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3864/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso, chiarendo i limiti dei motivi nuovi appello. La Corte ha stabilito che non è possibile utilizzare i motivi nuovi per modificare radicalmente la strategia difensiva, come passare dal contestare la rilevanza penale di un fatto a negare la propria responsabilità. I motivi nuovi possono solo sviluppare o specificare le censure già presentate nell'atto di appello principale, senza ampliare l'oggetto del giudizio.
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Poteri commissario liquidatore e nomina dell’avvocato
La Corte di Cassazione ha stabilito che il commissario liquidatore in una liquidazione coatta amministrativa non necessita di una specifica autorizzazione per nominare un avvocato e concludere un contratto d'opera professionale per difendere l'ente in giudizio. La sentenza chiarisce i limiti dei poteri del commissario liquidatore, equiparandoli a quelli del curatore fallimentare e affermando che l'obbligo di autorizzazione è previsto solo per atti specificamente indicati dalla legge. Viene inoltre ribadita l'inammissibilità della domanda di indebito arricchimento se proposta per la prima volta in appello, in quanto considerata domanda nuova rispetto a quella di adempimento contrattuale.
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Motivi nuovi appello: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3488/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso basato su 'motivi nuovi appello' presentati tardivamente. La Corte ha stabilito che tali motivi non possono introdurre censure completamente nuove rispetto a quelle dell'atto di impugnazione originario, ma devono limitarsi a sviluppare o chiarire i punti già dedotti. Nel caso specifico, i nuovi motivi contestavano l'utilizzabilità di una testimonianza, un tema mai sollevato prima. La Corte ha inoltre specificato che, in ogni caso, la testimonianza era legittima poiché la fonte era un co-imputato, fattispecie non coperta dalle limitazioni sulla testimonianza indiretta.
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Giudicato esterno: sentenza blocca una nuova causa
Un correntista cita in giudizio una banca per il protesto di alcuni assegni. La Corte di Cassazione dichiara la domanda inammissibile a causa del principio del giudicato esterno. Una precedente sentenza, passata in giudicato, aveva già accertato che il cliente aveva superato il limite del fido concesso, legittimando così sia il recesso della banca sia il protesto degli assegni. Questo accertamento di fatto, essendo un punto fondamentale comune a entrambe le cause, non poteva essere riesaminato.
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Rientro del personale: quando la PA non è obbligata
Un ente pubblico aveva esternalizzato un servizio a un consorzio privato, con una clausola contrattuale che prevedeva il 'rientro del personale' presso l'ente in caso di cessazione dell'accordo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2484/2024, ha stabilito che tale clausola è nulla se non si verifica un effettivo trasferimento di attività o servizio (reinternalizzazione). Un semplice accordo contrattuale non può obbligare la Pubblica Amministrazione ad assumere personale, poiché l'assunzione nel settore pubblico è vincolata a rigide norme di legge.
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Efficacia del giudicato: la Cassazione chiarisce
Un gruppo di lavoratori, riassunti da un Comune dopo il fallimento del precedente datore di lavoro, un Consorzio, chiedeva di mantenere il livello retributivo acquisito. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'interpretazione di una clausola contrattuale, già affrontata in precedenti sentenze tra le stesse parti, era coperta dall'efficacia del giudicato. Anche se le cause precedenti avevano un oggetto diverso (riammissione in servizio e solidarietà nei pagamenti), la valutazione del significato della clausola costituiva un punto fondamentale e un antecedente logico vincolante, che non poteva essere riesaminato. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Responsabilità professionale notaio: il caso truffa
Un acquirente cita in giudizio un notaio per responsabilità professionale dopo essere stato truffato da un finto venditore durante la stipula di un preliminare di compravendita. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 2471/2024, ha cassato la sentenza d'appello che aveva rigettato la domanda per mancata prova. La Suprema Corte ha stabilito che, in base al principio di non contestazione, fatti cruciali come l'identità del truffatore e il danno economico non dovevano essere provati dall'acquirente, poiché non erano stati specificamente contestati dal notaio convenuto in giudizio.
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Impugnazione spese processuali e competenza: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2424/2024, chiarisce le modalità di impugnazione delle sentenze che dichiarano l'incompetenza del giudice e condannano alle spese. Viene stabilito che l'impugnazione spese processuali non può avvenire tramite appello ordinario se la critica è indirettamente rivolta alla decisione sulla competenza. In questi casi, lo strumento corretto è il regolamento di competenza, al fine di evitare contraddizioni nel sistema giudiziario. L'appello è ammesso solo se contesta autonomamente la liquidazione delle spese.
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TOSAP viadotti: quando paga la concessionaria?
Una società concessionaria autostradale ha contestato un avviso di accertamento per la Tassa sull'Occupazione di Spazi ed Aree Pubbliche (TOSAP) relativa a viadotti che sovrastano strade comunali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i viadotti costituiscono un'occupazione tassabile di suolo pubblico. La Corte ha chiarito che la società concessionaria è il soggetto passivo del tributo, non potendo beneficiare dell'esenzione prevista per lo Stato. Inoltre, è stato confermato il principio del giudicato esterno, secondo cui una precedente sentenza sui medesimi fatti per un'annualità diversa può avere efficacia preclusiva per gli anni successivi.
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Stato di necessità: non giustifica il furto in casa
Due individui, condannati per tentato furto aggravato in abitazione, hanno fatto ricorso in Cassazione invocando lo stato di necessità dovuto a difficoltà economiche. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ribadendo un principio consolidato: lo stato di necessità non può essere invocato per giustificare reati contro il patrimonio motivati da indigenza. La Corte ha inoltre specificato che, nel caso di reato tentato, la valutazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità deve basarsi sul danno potenziale che si sarebbe verificato se il crimine fosse stato portato a termine.
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Continuazione tra reati: l’errore del giudice
Un soggetto, già condannato per diversi reati, ha richiesto l'applicazione della continuazione tra reati per unificare tre sentenze, basandosi su una continuazione già riconosciuta tra due di esse. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, commettendo un errore di diritto e ignorando la precedente valutazione. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che il giudice dell'esecuzione non può contraddire una statuizione irrevocabile senza una solida motivazione e non deve confondere l'istituto della continuazione con quello della fungibilità della pena. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Giudicato esterno tributario: limiti e autotutela
Una società nautica ha richiesto il rimborso di una tassa sui rifiuti (TARSU) per diversi anni, basandosi su una sentenza favorevole ottenuta per un'annualità differente. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, sottolineando i limiti del giudicato esterno tributario. La Corte ha chiarito che una decisione su elementi fattuali variabili, come la produzione e lo smaltimento di rifiuti speciali, non si estende automaticamente ad altre annualità. Inoltre, ha ribadito la natura ampiamente discrezionale del potere di autotutela della Pubblica Amministrazione, il cui diniego non può essere contestato nel merito.
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Giudicato esterno: i limiti in cause successive
Un promissario acquirente, dopo una prima causa persa per risoluzione contrattuale, ne avvia una seconda per recesso basata su presunti vizi dell'immobile. La Cassazione conferma le decisioni di merito, stabilendo che il giudicato esterno formatosi sulla prima sentenza preclude il riesame delle stesse questioni di fatto (i vizi), in quanto deducibili già nel primo giudizio, anche se la domanda è formalmente diversa (recesso anziché risoluzione).
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Appello cautelare generico: inammissibilità e motivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, confermando che un appello cautelare generico, privo di argomentazioni specifiche a sostegno di una richiesta, viola le norme procedurali. Il caso riguardava la richiesta di inefficacia di una misura cautelare, ma il motivo d'appello non era stato adeguatamente sviluppato, portando alla sua declaratoria di inammissibilità.
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