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Pervicacia

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81 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Particolare tenuità del fatto e occupazione abusiva
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per occupazione abusiva di un immobile, rinviando il caso a un nuovo giudizio d'appello. La decisione si fonda sulla carenza di motivazione della sentenza impugnata, che aveva escluso l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto basandosi su una non provata "pervicacia" della condotta. La Corte ha inoltre censurato l'omessa pronuncia sulla richiesta di conversione della pena detentiva in pecuniaria.
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Attenuanti generiche: quando il diniego è legittimo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro il diniego delle attenuanti generiche. La Corte ha confermato la decisione di merito, ritenendo la motivazione adeguata. Sono stati considerati decisivi la gravità del fatto e i precedenti penali dell'imputato, che indicavano una personalità negativa e una crescente pericolosità sociale.
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Circostanze attenuanti negata per pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro la condanna per rientro illegale in Italia. La Corte ha confermato il diniego delle circostanze attenuanti generiche, motivandolo con l'assenza di elementi positivi a favore dell'imputato, la sua pervicacia nel commettere reati della stessa indole e la sua conclamata pericolosità sociale, desunta anche dai precedenti penali.
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Recidiva e pericolosità: la conferma della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro l'applicazione della recidiva. La Corte ha confermato la decisione di merito, ritenendo che la pericolosità sociale del soggetto, dimostrata da una fuga pericolosa in auto, giustifichi l'aggravante, al di là dei soli precedenti penali.
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Spaccio di droga: quando la quantità non è per uso personale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di droga. Decisivi per la condanna non solo la quantità di cocaina (10,77 grammi), ma anche il rinvenimento di bilancini, sostanza da taglio e la condotta dell'imputato, che dimostravano un'attività destinata alla vendita e non al consumo personale.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono ripetitivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un soggetto condannato per spaccio di stupefacenti. La decisione si fonda sul fatto che i motivi di appello erano meramente riproduttivi di argomentazioni già valutate e respinte nei precedenti gradi di giudizio, confermando la corretta valutazione delle prove (intercettazioni) e il diniego delle attenuanti generiche a causa della proclività a delinquere dell'imputato.
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Revoca affidamento in prova: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della revoca dell'affidamento in prova al servizio sociale a un soggetto che, dopo essere stato licenziato, aveva nascosto l'evento all'autorità di vigilanza e falsificato le buste paga per continuare a beneficiare della misura. Secondo la Corte, tale comportamento fraudolento dimostra un'indole incompatibile con il percorso rieducativo e la fiducia che sono alla base delle misure alternative alla detenzione, giustificando pienamente la revoca del beneficio.
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Detenzione stupefacenti: quando il ricorso è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante una condanna per detenzione stupefacenti. L'appello è stato ritenuto generico e ripetitivo. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, che avevano correttamente escluso l'ipotesi del fatto di lieve entità a causa dell'ingente quantitativo di droga (254 dosi) e confermato la pena sulla base della persistenza criminale e dei precedenti specifici dell'imputato.
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Ricorso inammissibile per calunnia: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per calunnia. La Corte ribadisce di non poter riesaminare le prove e conferma la decisione di merito, ritenendo infondata anche la doglianza sulla pena, giustificata dalla pervicacia dell'imputato.
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Gratuito patrocinio: dichiarazioni false e ricorso
Un soggetto è stato condannato per aver falsamente dichiarato un reddito inferiore per ottenere il gratuito patrocinio, omettendo ripetutamente il reddito di un familiare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, confermando la condanna. La Corte ha stabilito che la reiterazione dell'omissione non costituisce un mero errore, ma un atto consapevole che dimostra l'intento fraudolento e impedisce l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Inammissibilità ricorso cassazione: il caso LPU
Due soggetti, condannati per abusi edilizi, vedono la loro pena detentiva sostituita con i lavori di pubblica utilità (LPU). La Corte di Cassazione dichiara il loro ricorso inammissibile, chiarendo che la scelta dei LPU preclude l'appello. La sentenza evidenzia come l'uso di un mezzo di impugnazione con motivi non consentiti (richiesta di riesame dei fatti in Cassazione) porti all'inammissibilità del ricorso per cassazione, confermando la condanna di primo grado.
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Ricorso inammissibile se ripetitivo: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile, ribadendo che non è possibile contestare in sede di legittimità la valutazione dei fatti già operata nei gradi di merito. Il ricorso è stato giudicato una mera ripetizione dei motivi d'appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata. La Corte ha inoltre confermato la decisione di non applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a causa della "pervicacia" e del carattere non occasionale della condotta dell'imputato.
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Sospensione condizionale pena: quando viene negata?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per ricettazione di assegni. La richiesta di concessione della sospensione condizionale della pena è stata respinta a causa della gravità e della durata della condotta illecita, protrattasi per due mesi, e della presenza di un precedente penale. Tali elementi hanno fondato un giudizio prognostico negativo sulla futura condotta dell'imputato, giustificando la decisione dei giudici di merito.
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Minaccia a pubblico ufficiale: quando è reato grave
Un cittadino, condannato per minaccia a pubblico ufficiale, ha presentato ricorso in Cassazione. Aveva minacciato degli agenti di polizia presso un ufficio immigrazione per costringerli a rilasciare immediatamente un permesso di soggiorno, contravvenendo alla programmazione dell'ufficio. La Corte ha respinto il ricorso, confermando che la condotta finalizzata a costringere un funzionario a compiere un atto contrario ai propri doveri integra il più grave reato di cui all'art. 336 c.p. e non una semplice minaccia. È stato inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche a causa dei precedenti penali dell'imputato.
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Attenuanti generiche: quando il diniego è legittimo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro il diniego delle attenuanti generiche. La decisione si fonda sulla corretta motivazione del giudice di merito, che ha valutato la gravità dei fatti, l'intensità del dolo e la pervicacia dell'imputato nel commettere il reato di truffa, in assenza di elementi positivi a suo favore.
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Particolare tenuità del fatto: no al beneficio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per violazione delle norme sull'immigrazione. La richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto è stata respinta, poiché il comportamento, sebbene non abituale, è stato ritenuto espressione di pervicacia e di un'indole trasgressiva, elementi che ostano al riconoscimento del beneficio.
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Attenuanti generiche: quando il diniego è legittimo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro il diniego delle attenuanti generiche. La decisione è stata motivata dalla persistenza dell'imputato nel violare un foglio di via obbligatorio e dai suoi precedenti penali. La Corte ha ribadito che una motivazione logica, basata su elementi decisivi, è sufficiente a giustificare il diniego e non è sindacabile in sede di legittimità.
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Trattamento sanzionatorio: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata contro la condanna per lesioni aggravate. La Corte ha ritenuto manifestamente infondato il motivo relativo alla determinazione del trattamento sanzionatorio, confermando che la valutazione del giudice di merito, basata su gravità del fatto, precedenti penali e pervicacia, è insindacabile se logica e congrua. L'imputata è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Tentato Peculato: Ricorso Inammissibile in Cassazione
Una persona, incaricata della tutela di soggetti vulnerabili, è stata condannata per tentato peculato dopo aver falsificato documenti per appropriarsi dei loro fondi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del giudice di merito. La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso meramente ripetitivi e ha convalidato la congruità della pena, sottolineando la pervicacia della condotta predatoria dell'imputata.
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Lieve entità spaccio: no se c’è pervicacia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte ha escluso l'ipotesi di lieve entità spaccio a causa della notevole quantità e varietà della droga, della somma di denaro rinvenuta e della pervicacia dell'imputato, che continuava a spacciare nonostante fosse agli arresti domiciliari per reati simili. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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