Il Giudice per le indagini preliminari applicava a un soggetto, tramite patteggiamento, la pena di cinque mesi e dieci giorni di reclusione per la cessione di 0,4 grammi di cocaina, disponendo la confisca del denaro (3.080 euro) ritenuto provento di spaccio. Il condannato proponeva ricorso in Cassazione contestando il nesso tra la somma e il reato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la legittimità della misura. I giudici hanno chiarito che la confisca del denaro è valida se supportata da indizi precisi, come il possesso di banconote di piccolo taglio e giustificazioni inverosimili. Inoltre, il ricorrente non ha un interesse giuridicamente tutelato a opporsi alla perdita di somme derivanti da attività illecite, in quanto frutti di un negozio giuridico nullo.
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