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Perseguibile D'Ufficio

18 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Indica un reato per il quale lo Stato, attraverso il pubblico ministero, avvia l'azione penale autonomamente, senza che sia necessaria una querela (denuncia) da parte della persona offesa.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Lesioni Personali: Querela o Perseguibilità d’Ufficio? La Cassazione Chiarisce
Un Imputato era stato assolto dal Tribunale per il reato di lesioni personali, a seguito della remissione di querela da parte della vittima. Il Procuratore Generale ha però impugnato la sentenza, sostenendo che le lesioni, con una prognosi di 35 giorni, fossero gravi e quindi perseguibili d'ufficio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza e rinviando gli atti al Tribunale. Ha stabilito che le lesioni personali con prognosi superiore a 20 giorni sono perseguibili d'ufficio, rendendo irrilevante la remissione di querela.
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Danneggiamento perseguibile d’ufficio: quando la querela non basta
Un Giudice di Pace aveva dichiarato estinti per remissione di querela i reati di minaccia, lesioni e danneggiamento con violenza o minaccia a carico di un Imputato. Il Procuratore della Repubblica ha contestato questa decisione, sostenendo che il reato di danneggiamento con violenza o minaccia (Art. 635 c.p.) è un "Danneggiamento perseguibile d'ufficio", non a querela. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza del Giudice di Pace limitatamente al reato di danneggiamento. Ha ribadito che la remissione di querela è inefficace per i reati perseguibili d'ufficio, confermando che il danneggiamento aggravato rientra in questa categoria.
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Indebito utilizzo carta di credito: la Cassazione chiarisce il reato
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore che ha utilizzato la carta di credito aziendale dell'Amministratrice per acquisti online. Inizialmente accusato di frode informatica, la difesa ha contestato la qualificazione del reato. La Suprema Corte ha chiarito che la condotta integra il reato di indebito utilizzo carta di credito (Art. 493-bis c.p.), non frode informatica. Questo reato è perseguibile d'ufficio, rendendo irrilevante l'assenza di querela. La Corte ha anche confermato la legittima revoca della sospensione condizionale della pena, poiché non si trattava di reformatio in peius. Il ricorso del Lavoratore è stato dichiarato inammissibile.
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Inammissibilità del ricorso per tardività salva l’imputato
Il Tribunale dichiarava il non doversi procedere nei confronti dell'Imputato per intervenuta remissione di querela. Il Procuratore Generale proponeva ricorso immediato in Cassazione, sostenendo che il reato contestato fosse in realtà perseguibile d'ufficio e che la querela non potesse essere revocata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso senza entrare nel merito della questione. I giudici hanno infatti rilevato l'inammissibilità del ricorso per tardività: la sentenza era stata comunicata il 9 novembre, stabilendo un termine di quindici giorni per l'impugnazione. Essendo scaduto il termine il 25 novembre, il ricorso depositato il 2 dicembre è stato considerato fuori tempo massimo. Vince l'Imputato, per il quale il procedimento penale rimane definitivamente chiuso.
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Telefono come arma impropria: lesioni non più archiviabili
La Corte di Cassazione ha stabilito che un telefono cellulare scagliato contro una persona per ferirla si qualifica come un'arma impropria. Questa circostanza aggrava il reato di lesioni personali, rendendolo perseguibile d'ufficio. Di conseguenza, la remissione della querela da parte della vittima diventa irrilevante e il procedimento penale deve continuare. La Corte ha annullato la precedente sentenza di un Giudice di Pace che aveva archiviato il caso proprio sulla base della querela ritirata, affermando che la competenza a giudicare spetta al Tribunale data la maggiore gravità del fatto.
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Conversione pena: Cassazione annulla multa da 30mila €
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva convertito quattro mesi di reclusione in una multa di 30.000 euro. La decisione si basa su due fattori: l'estinzione di alcuni reati per remissione di querela e l'illegittimità del calcolo per la conversione della pena, alla luce di una sentenza della Corte Costituzionale e di una nuova normativa più favorevole. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per la rideterminazione della sanzione.
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Danneggiamento beni pubblici: quando è procedibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per danneggiamento di beni dell'amministrazione penitenziaria. La sentenza chiarisce che il reato di danneggiamento beni pubblici è procedibile d'ufficio e nega l'applicabilità della non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa della gravità della condotta e dei precedenti dell'imputato.
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Furto di energia elettrica: quando è responsabile?
Un soggetto viene condannato per furto di energia elettrica, nonostante sostenga di non essere a conoscenza dell'allaccio abusivo realizzato dalla moglie, da cui era separato di fatto. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, affermando che la consapevole fruizione dell'energia è sufficiente per la responsabilità penale. Viene inoltre chiarito che il reato è perseguibile d'ufficio, non essendo necessaria la querela, data la natura di servizio pubblico dell'energia.
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Ricorso inammissibile per querela già presente
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un imputato per furto. L'imputato sosteneva la mancanza di querela a seguito della Riforma Cartabia, ma la Corte ha verificato che la querela era stata regolarmente presentata dalla persona offesa sin dall'inizio del procedimento, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Lesioni aggravate: quando la querela non è necessaria
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per lesioni aggravate. L'imputato sosteneva l'estinzione del reato per remissione di querela, ma la Corte ha stabilito che, a seguito della Riforma Cartabia, il reato di lesioni aggravate con specifiche circostanze è divenuto procedibile d'ufficio, rendendo irrilevante la volontà della persona offesa.
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Riconoscimento fotografico: prova valida anche senza video
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione. La sentenza conferma che il riconoscimento fotografico effettuato dalle forze dell'ordine, basato sulla loro pregressa conoscenza del soggetto, costituisce una prova sufficiente anche in assenza dei filmati originali delle telecamere. Inoltre, la Corte ha chiarito l'inefficacia di una remissione di querela presentata senza rispettare le formalità di legge e per un reato procedibile d'ufficio.
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Nullità a regime intermedio: quando è sanata?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato in abitazione. I giudici hanno stabilito che l'omessa notifica dell'avviso di udienza a uno dei due difensori di fiducia costituisce una nullità a regime intermedio. Tale vizio, secondo la Corte, viene sanato se non è immediatamente eccepito dal difensore presente in aula, anche se nominato d'ufficio. Sono stati respinti anche gli altri motivi relativi alla prescrizione e alla procedibilità del reato.
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Ricorso inammissibile: Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. L'ordinanza sottolinea come i motivi di ricorso non possano essere generici o volti a una nuova valutazione dei fatti. Viene inoltre chiarito che la presenza di aggravanti rende il reato di lesioni perseguibile d'ufficio, rendendo infondato il relativo motivo di appello. La decisione conferma la condanna e l'obbligo per il ricorrente di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Truffa online aggravata: quando scatta la minorata difesa
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10642/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per truffa online aggravata. Il caso riguardava vendite fittizie online in cui l'imputato, usando identità multiple e false, induceva le vittime a pagare in anticipo. La Corte ha stabilito che l'aggravante della minorata difesa non si applica automaticamente alle truffe online, ma solo quando l'autore sfrutta concretamente e consapevolmente le vulnerabilità create dalla distanza e dall'anonimato della rete per porre la vittima in una posizione di netta inferiorità, come avvenuto nel caso di specie.
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Furto di energia elettrica: quando si aggrava il reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto di energia elettrica. La sentenza conferma che la sottrazione di energia tramite un allaccio abusivo, anche se a terminali in proprietà privata, integra sempre l'aggravante della destinazione a pubblico servizio del bene sottratto (art. 625, n. 7, c.p.). Ciò che rileva è la natura pubblica del servizio da cui l'energia viene distolta, non l'uso finale privato.
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Invasione di immobile: la notifica al difensore è valida
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per invasione di immobile pubblico, ritenendo inammissibili le censure procedurali sulla notifica e rigettando la difesa basata sullo stato di necessità. La sentenza chiarisce che l'occupazione prolungata e il danno a terzi escludono la non punibilità, e che nuove questioni di fatto non possono essere sollevate per la prima volta in Cassazione.
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Occupazione abusiva: restare in casa popolare è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per occupazione abusiva nei confronti di una donna rimasta in un alloggio popolare dopo il decesso del legittimo assegnatario, nonostante avesse il consenso dell'erede. La sentenza stabilisce che l'occupazione senza un titolo legale costituisce reato, poiché le regole di assegnazione degli alloggi pubblici non possono essere derogate da accordi privati. Il reato è procedibile d'ufficio e la lunga durata dell'occupazione impedisce l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Metodo mafioso: minacce aggravate anche senza associazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per minacce aggravate, chiarendo che l'aggravante del metodo mafioso non richiede che l'associazione criminale di riferimento sia ancora operativa. È sufficiente che la condotta minatoria sfrutti la fama criminale degli autori per intimidire la vittima, generando uno stato di assoggettamento e omertà, configurando così il reato. La Corte ha inoltre precisato che, in presenza di specifiche aggravanti, il reato è procedibile d'ufficio e non soggetto ai normali termini di prescrizione.
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