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Permuta Di Cosa Futura

14 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Contratto con cui le parti si scambiano la proprietà di beni, uno dei quali (la 'cosa futura') non esiste ancora al momento dell'accordo ma verrà a esistenza in futuro, come un edificio da costruire.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Permuta di cosa futura: il fisco incassa al completamento, non alla firma
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'Azienda l'omessa contabilizzazione di ricavi per una permuta di cosa futura. L'Azienda aveva ceduto un terreno edificabile in cambio di un'unità immobiliare da costruire sullo stesso lotto. L'Agenzia riteneva che il ricavo dovesse essere registrato al momento della stipula del contratto. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che, per la permuta di cosa futura, il ricavo si considera conseguito solo quando l'immobile futuro viene ad esistenza, ovvero al completamento delle strutture essenziali. L'Azienda ha quindi vinto, non dovendo contabilizzare il ricavo prima del 2006.
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Permuta di cosa futura: nullo il preliminare senza dati precisi
Un costruttore e un proprietario terriero avevano stipulato un preliminare di permuta. L'accordo prevedeva la cessione di un terreno in cambio del venticinque per cento degli edifici futuri da realizzare sul fondo. A seguito del rifiuto del proprietario di stipulare l'atto definitivo, il costruttore ha avviato l'azione per l'esecuzione forzata del contratto. La Corte d'Appello ha invece dichiarato nullo l'accordo originario per assoluta indeterminatezza dell'oggetto contrattuale. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente tale decisione. I giudici hanno chiarito che la permuta di cosa futura richiede criteri oggettivi prefissati per individuare con esattezza gli immobili futuri. La semplice indicazione di una quota percentuale rende l'accordo nullo e non azionabile in giudizio. Il costruttore ha quindi perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Opponibilità regolamento condominiale: vince chi acquista prima
Un condomino ha acquistato un immobile derivante da un'originaria permuta di un terreno con un appartamento da costruire. In seguito, il costruttore ha redatto un regolamento che riservava l'uso esclusivo del giardino ad altri condomini, allegandolo agli atti solo dopo la consegna del primo appartamento. I vicini hanno preteso l'uso esclusivo dello spazio verde. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'opponibilità regolamento condominiale non sussiste nei confronti di chi ha acquistato prima della sua stesura. Il regolamento predisposto dal costruttore non vincola i precedenti acquirenti senza una loro espressa adesione scritta e successiva. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del proprietario, cassando la sentenza d'appello e rinviando la decisione ai giudici di merito.
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Permuta di cosa futura: dona il bene a terzi ma paga i danni
Un proprietario e un costruttore stipulano un contratto di permuta di cosa futura, scambiando un immobile esistente con locali da edificare. Nelle more del giudizio, il proprietario dona a terzi il bene già promesso al costruttore, commettendo un grave inadempimento contrattuale. Il costruttore solleva l'eccezione di inadempimento e chiede il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione chiarisce che l'eccezione non può bloccare il trasferimento dei beni futuri, avvenuto automaticamente con la loro venuta ad esistenza. Tuttavia, la Suprema Corte accoglie il ricorso del costruttore sulla domanda risarcitoria, stabilendo che la donazione a terzi dà diritto al risarcimento dei danni e rinvia la causa per la liquidazione.
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Permuta di cosa futura: il costruttore inerte perde il terreno
Un'impresa edile e due proprietari terrieri stipulano un contratto di permuta di cosa futura: i proprietari cedono due suoli edificabili in cambio di alcune porzioni degli edifici da costruire. L'impresa, tuttavia, non si attiva per volturare la pratica edilizia e non realizza le opere. I proprietari ottengono la risoluzione del contratto per inadempimento. L'impresa ricorre in Cassazione eccependo la nullità dell'accordo per impossibilità dell'oggetto, data l'assenza iniziale del permesso di costruire. La Suprema Corte rigetta il ricorso, chiarendo che la permuta di cosa futura è valida anche senza titolo abilitativo immediato, se il trasferimento è condizionato al futuro rilascio del permesso. L'impresa perde la causa e deve pagare il doppio del contributo unificato.
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Permuta di cosa futura: il bivio tra proprietà e fallimento
I Privati cedono un terreno a una Cooperativa in cambio di una villetta da costruire, configurando una permuta di cosa futura. Successivamente, la Cooperativa entra in liquidazione coatta amministrativa. I Privati chiedono la rivendica della proprietà della villetta ultimata e l'ammissione al passivo di vari crediti. Il Tribunale accoglie la domanda di rivendica. La Cooperativa ricorre in Cassazione contestando la qualificazione del contratto, gli effetti della trascrizione e la facoltà di scioglimento del rapporto. La Suprema Corte, rilevando la complessità delle questioni giuridiche sollevate, non decide il merito ma rinvia la causa alla pubblica udienza per un ulteriore approfondimento.
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Permuta di cosa futura: l’accordo privato cancella la lite
I Proprietari di un terreno hanno stipulato un contratto di permuta di cosa futura con un'Impresa Edile, cedendo il suolo in cambio di una villetta da costruire. A causa del ritardo nei lavori, i Proprietari hanno chiesto la risoluzione del contratto. Tuttavia, durante il giudizio, le parti hanno firmato un accordo privato per modificare i termini e rinunciare alla risoluzione. La Corte d'Appello ha dichiarato risolto il contratto ignorando questo accordo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Impresa Edile, stabilendo che il giudice d'appello non può ignorare un documento decisivo che dimostra la volontà delle parti di superare la lite. La sentenza è stata annullata con rinvio.
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Condizione sospensiva potestativa: tassa fissa per la permuta
L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'applicazione dell'imposta di registro in misura fissa su un contratto di permuta di cosa presente con cosa futura stipulato da un Notaio. Il contratto conteneva una clausola che sospendeva il trasferimento della proprietà fino al collaudo del rustico. L'ufficio riteneva che tale clausola fosse una condizione meramente potestativa, richiedendo l'imposta proporzionale immediata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che la clausola costituisce una condizione sospensiva potestativa semplice. La realizzazione dell'immobile non dipende dal mero arbitrio dell'acquirente, ma da serie valutazioni di convenienza economica e dal rilascio di autorizzazioni pubbliche. Di conseguenza, l'imposta proporzionale si applica solo al momento dell'avveramento dell'evento, confermando la correttezza della tassazione fissa iniziale applicata dal professionista.
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Simulazione contratto preliminare: errore sul rito costa caro
Una società costruttrice perde la causa a causa di un appello tardivo. La Corte di Cassazione ha confermato che, in un procedimento sommario, il termine per impugnare è di 30 giorni, anche se il giudice chiama erroneamente il provvedimento 'sentenza' anziché 'ordinanza'. Il caso riguardava una simulazione contratto preliminare di vendita di un terreno, che in realtà nascondeva una permuta con appartamenti da costruire. La forma del rito prevale sul nome dato all'atto, e l'azienda, avendo superato il termine breve, ha visto respinto il suo ricorso, rendendo definitiva la condanna al trasferimento degli immobili.
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Permuta di cosa futura e rischi nel fallimento
La controversia trae origine da un contratto di permuta di cosa futura stipulato tra due privati e una società di costruzioni, successivamente dichiarata fallita. L'accordo prevedeva la cessione di un'area edificabile in cambio di futuri appartamenti, garantita da una fideiussione che la società avrebbe dovuto rinnovare. Il Tribunale aveva dichiarato l'inefficacia sopravvenuta del contratto proprio a causa del mancato rinnovo della garanzia fideiussoria. Giunta in Cassazione, la vicenda si è conclusa con la rinuncia reciproca ai ricorsi da parte del Fallimento e dei privati, portando all'estinzione del giudizio.
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Permuta cosa futura: nullità o inadempimento?
Un caso di permuta di un terreno per ville da costruire finisce in Cassazione dopo il fallimento della società costruttrice. La Corte chiarisce che quando il costruttore si assume l'obbligo di edificare, la mancata realizzazione dell'opera costituisce inadempimento contrattuale, non nullità del contratto. Di conseguenza, il contratto viene risolto e i proprietari del terreno hanno diritto al risarcimento del danno tramite ammissione al passivo fallimentare, non alla restituzione automatica del bene se non espressamente richiesta.
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Corrispondenza chiesto-pronunciato: limiti del giudice
Un costruttore viene citato in giudizio per non aver completato degli appartamenti promessi in permuta di un terreno. I proprietari chiedono al giudice di fissare un termine per il completamento. Il tribunale, invece, ordina il trasferimento coattivo della proprietà. La Cassazione conferma la decisione d'appello che annullava la prima sentenza: il giudice non può concedere un rimedio diverso da quello richiesto, nel rispetto del principio di corrispondenza chiesto-pronunciato. È inoltre ribadito che non si possono introdurre nuove domande nelle memorie conclusive.
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Permuta di cosa futura: risarcimento pieno, no sconti
La Corte di Cassazione ha stabilito che in un contratto di permuta di cosa futura, se il bene promesso (es. un immobile) non viene mai ad esistenza, il risarcimento del danno dovuto alla parte adempiente deve essere integrale. Il valore di eventuali manufatti diversi realizzati dal costruttore non può essere detratto, poiché la proprietà di un bene non conforme a quello pattuito non si trasferisce mai all'acquirente.
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Permuta cosa futura: quando si paga l’IMU?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18929/2025, chiarisce un punto fondamentale in materia di IMU per gli immobili oggetto di permuta cosa futura. Il caso riguardava dei contribuenti che avevano permutato un terreno con unità immobiliari da costruire. La Corte ha stabilito che l'obbligo di pagare l'IMU sorge nel momento in cui l'immobile viene ad esistenza, ovvero con la conclusione delle sue componenti strutturali essenziali. Non sono rilevanti, ai fini della nascita del presupposto impositivo, né il rilascio del certificato di abitabilità, né la consegna materiale del bene, né l'intestazione catastale.
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