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Perizia Grafologica

27 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un'indagine tecnica disposta dal giudice per accertare la paternità di una scrittura o di una firma. In questo caso, la Corte ha stabilito che non costituisce una prova decisiva la cui mancata ammissione vizi la sentenza.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Falso testamento olografo: Cassazione conferma condanna e validità perizia
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'imputata per aver formato un falso testamento olografo. L'imputata, unica beneficiaria, aveva falsificato il testamento della defunta. La Corte ha ritenuto inammissibile il suo ricorso, che contestava l'attendibilità della perizia grafologica e il calcolo della prescrizione del reato. I giudici hanno ribadito che la perizia può basarsi su copie e che i periodi di sospensione del processo prolungano i termini di prescrizione. L'imputata dovrà risarcire la parte civile e pagare le spese processuali.
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Ricorso inammissibile per calunnia: la Cassazione conferma la condanna
Un Cittadino ha presentato un ricorso contro una condanna per calunnia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi addotti dal Cittadino, riguardanti sia i fatti che l'applicazione della legge, sono stati ritenuti infondati o non pertinenti al giudizio di legittimità. In particolare, le critiche sulla responsabilità penale e sulla perizia grafologica non hanno superato il vaglio della Corte. Di conseguenza, il Cittadino dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Falsa Testimonianza: Quando la parola non vale e il ricorso è inammissibile
Una Testimone è stata condannata per falsa testimonianza. Aveva dichiarato di aver assistito alla firma di una ricognizione di debito da parte di un Debitore a favore di un Avvocato. La Corte d'Appello aveva confermato la sua responsabilità. La Testimone ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'inutilizzabilità della sua testimonianza e l'errata valutazione delle perizie grafologiche sul documento. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che le norme sugli avvisi ai testimoni indiziati non si applicano quando la testimonianza stessa costituisce il reato di falsa testimonianza. Ha inoltre confermato che i giudici possono disattendere le perizie se motivano adeguatamente, basandosi su altre prove. La Testimone deve pagare le spese processuali.
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Falso testamento olografo: condanna confermata per l’erede
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale e civile a carico di una donna per la creazione di un falso testamento olografo. L'imputata figurava come unica erede all'interno della scheda testamentaria fraudolenta. I giudici hanno ritenuto decisive la perizia grafologica, che ha accertato la contraffazione grafica, e le testimonianze di tre persone relative a una confessione stragiudiziale dell'imputata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile, ribadendo la correttezza della qualificazione del reato di falso documentale. La ricorrente deve pagare le spese del procedimento e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reddito di cittadinanza: nega la firma ma subisce la condanna
Un cittadino è stato condannato per aver reso false dichiarazioni finalizzate ad ottenere indebitamente il beneficio economico del Reddito di cittadinanza. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo di non aver mai compilato o firmato la richiesta e lamentando la mancata effettuazione di una perizia grafologica. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le argomentazioni difensive erano generiche e ripetitive. Inoltre, la Suprema Corte ha ritenuto del tutto priva di logica l'ipotesi che un soggetto terzo abbia compilato e presentato la domanda all'insaputa del beneficiario diretto della somma. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Esercizio abusivo della professione: no alla nuova perizia
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sette mesi di reclusione nei confronti di un soggetto accusato di falso materiale in atto pubblico ed esercizio abusivo della professione. La difesa contestava il mancato svolgimento di un ulteriore saggio per la perizia grafologica, lamentando la mancata assunzione di una prova decisiva. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando che i giudici di merito hanno ampiamente motivato la decisione su basi istruttorie complete. Il perito aveva già a disposizione scritture di comparazione sufficienti e il quadro probatorio complessivo supportava pienamente l'affermazione di responsabilità penale. Il ricorrente deve versare le spese di giudizio e la sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Sentenze irrevocabili nel processo penale: tecnici assolti
Un gruppo di cittadini ha accusato alcuni funzionari comunali di aver falsificato una planimetria edilizia inserendo la dicitura "annullato" per bloccare i lavori di completamento di un immobile. Dopo una condanna in primo grado, la Corte d'Appello ha assolto i funzionari per insussistenza del fatto. I cittadini e il Procuratore hanno fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che i giudici d'appello avessero ignorato una precedente decisione definitiva che escludeva l'abuso edilizio dei proprietari. La Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando l'assoluzione. La Corte ha chiarito che l'acquisizione di sentenze irrevocabili nel processo penale non vincola automaticamente il nuovo giudice, il quale conserva la piena libertà di valutare autonomamente le prove e ricostruire i fatti.
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Sospensione condizionale della pena: no a risarcimenti al buio
Una donna, dopo aver ricevuto una caparra per la vendita di un appartamento poi sfumata, ha denunciato falsamente lo smarrimento di un assegno da lei stessa consegnato ai promittenti acquirenti per restituire la somma. La Corte d'Appello l'ha condannata per calunnia, subordinando la sospensione condizionale della pena al risarcimento del danno di diecimila euro complessivi. La Cassazione ha confermato la colpevolezza della donna, ma ha accolto il ricorso sul tema della sospensione condizionale della pena. I giudici di legittimità hanno stabilito che il giudice non può subordinare tale beneficio al risarcimento senza prima valutare le reali condizioni economiche dell'imputata, specialmente se emergono indizi di difficoltà finanziaria. La sentenza è stata annullata con rinvio limitatamente a questo specifico aspetto.
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Verifica della scrittura privata: cambiali assenti e debito reale
La Società Creditrice ha notificato un precetto a La Firmataria per il pagamento di una cambiale. La Firmataria ha proposto opposizione sostenendo che la firma sul titolo fosse falsa. La Società Creditrice ha quindi chiesto la verifica della scrittura privata per cinquantotto cambiali, i cui originali erano sotto sequestro penale. Il giudice ha accertato l'autenticità delle firme basandosi sulla perizia grafologica svolta dal pubblico ministero nel processo penale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Firmataria, confermando che la verifica della scrittura privata non richiede necessariamente la produzione dell'originale se questo è indisponibile, e che il giudice civile può utilizzare come prova la perizia svolta in sede penale.
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Diffamazione contro un magistrato: scritte nei bagni e condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di diffamazione contro un magistrato. Aveva scritto frasi ingiuriose nei bagni del Tribunale e distribuito volantini diffamatori fuori dall'aula d'udienza, spinto dal risentimento per una causa civile persa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato. I giudici hanno ritenuto decisive la perizia grafologica sulle scritte nei bagni e le testimonianze degli avvocati. L'inammissibilità del ricorso ha bloccato anche il calcolo della prescrizione del reato. Di conseguenza, L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese legali e una sanzione pecuniaria.
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Mancanza di motivazione: nullo il modulo prestampato in appello
L'Imputata, accusata del reato di calunnia, si è vista dichiarare la prescrizione del reato sia in primo grado che in appello. Tuttavia, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di motivazione della sentenza d'appello, redatta tramite un modulo prestampato compilato in modo errato, e la mancata ammissione di prove decisive per la sua piena assoluzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che l'uso di un modulo prestampato con riferimenti incongrui e l'assenza di una reale motivazione violano le norme processuali. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata, disponendo la trasmissione degli atti a un'altra sezione della Corte d'appello per un nuovo giudizio.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione per motivi ripetitivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un cittadino condannato per il reato di ricettazione. L'imputato contestava la propria identificazione come autore del reato, lamentando vizi di legge e di motivazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso riproducevano fedelmente le stesse contestazioni già sollevate e respinte in appello, senza apportare elementi nuovi o critiche specifiche alla sentenza di secondo grado. I giudici d'appello avevano infatti già chiarito la solidità delle prove, tra cui le dichiarazioni di un testimone e l'assenza di richieste tempestive di perizia grafologica. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Falso ideologico in testamento pubblico: condannato il notaio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Notaio per il reato di falso ideologico in testamento pubblico. L'imputato aveva falsamente attestato la presenza di una testimone durante la redazione dell'atto. La difesa ha contestato l'utilizzabilità delle testimonianze raccolte, sostenendo che derivassero da dichiarazioni difensive inizialmente viziate. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il principio della nullità derivata non si applica all'inutilizzabilità delle prove. Di conseguenza, le testimonianze rese regolarmente davanti al giudice restano pienamente valide e utilizzabili per la decisione, confermando la responsabilità penale del professionista.
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Rescissione del Giudicato: Firma Sconosciuta ma Notifica Valida
Un uomo, condannato in via definitiva per truffa, chiede la rescissione del giudicato sostenendo di non aver mai saputo del processo perché la firma sulla ricevuta di notifica non era la sua. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, stabilendo un principio fondamentale: se l'ufficio postale consegna un atto e non invia la successiva comunicazione di avvenuta notifica, si presume che la consegna sia avvenuta direttamente nelle mani del destinatario. L'imputato non ha fornito prove sufficienti per superare questa presunzione, come una perizia sulla firma. Di conseguenza, la sua ignoranza del processo è stata considerata colpevole e la condanna è rimasta valida.
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Ricettazione di assegno: condannato chi non giustifica il possesso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per ricettazione di assegno nei confronti di un soggetto trovato in possesso di un titolo di provenienza illecita. Il punto centrale della decisione è che la mancata o inattendibile spiegazione sull'origine del possesso dell'assegno costituisce una prova grave, precisa e concordante della colpevolezza. Secondo i giudici, non si tratta di un'inversione dell'onere della prova, ma di un 'onere di allegazione': chi possiede un bene rubato deve fornire una giustificazione plausibile. In assenza di ciò, la sua responsabilità per il reato di ricettazione è correttamente affermata. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Sostituzione di persona: foto sul documento batte perizia mancata
Un uomo viene condannato per il reato di sostituzione di persona per aver attivato una scheda telefonica usando un documento con la propria foto ma intestato a un altro. L'imputato presenta ricorso in Cassazione, lamentando la mancata esecuzione di una perizia sulla firma e il diniego delle attenuanti. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici stabiliscono che la presenza della foto dell'imputato sul documento è una prova sufficiente a giustificare la condanna, rendendo irrilevante la perizia. Anche il motivo sulle attenuanti viene respinto, confermando la decisione del giudice di merito. La condanna diventa così definitiva.
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Inammissibilità Ricorso: Condanna per Truffa Confermata in Cassazione
Un soggetto, condannato per sostituzione di persona e altri reati, presenta ricorso alla Corte di Cassazione. I giudici, tuttavia, lo respingono dichiarando l'inammissibilità del ricorso in Cassazione. Le motivazioni dell'imputato sono state ritenute troppo generiche, ripetitive di questioni già decise o non focalizzate su reali violazioni di legge. Ad esempio, la richiesta di una perizia grafica è stata giudicata non essenziale e le critiche alle prove testimoniali non specifiche. L'esito finale è la conferma della condanna e l'obbligo per il ricorrente di pagare le spese processuali e una multa.
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Inammissibilità ricorso cassazione: guida pratica
La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità ricorso cassazione presentato da due soggetti condannati in appello. La decisione evidenzia come la genericità dei motivi e la richiesta di prove non decisive, quali la perizia grafologica, impediscano l'accoglimento del ricorso. I giudici hanno ribadito la correttezza della sentenza impugnata, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle
Un imputato, condannato per falso e truffa, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche e il diniego di una perizia grafologica. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sostenendo che la valutazione del giudice di merito sul diniego delle attenuanti era adeguatamente motivata dalla sola incensuratezza e dalla mancanza di collaborazione processuale, e che la richiesta di perizia costituiva un'inammissibile rivalutazione dei fatti.
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Rescissione del giudicato: la Cassazione decide
Un imputato, condannato in assenza, ha richiesto la rescissione del giudicato sostenendo di non aver mai avuto conoscenza del processo. Nonostante un errore di valutazione della corte territoriale, la Cassazione ha respinto il ricorso. La decisione si fonda sulla palese inattendibilità e contraddittorietà delle dichiarazioni fornite dal ricorrente riguardo ai suoi contatti con il difensore, elemento che ha minato la credibilità della sua intera pretesa.
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