LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Periculum Libertatis

Pagina 4 di 12

226 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Revoca delle misure cautelari: meno reati ma l’arresto resta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato che chiedeva la revoca delle misure cautelari (nello specifico, gli arresti domiciliari). L'imputato sosteneva che, a seguito della riforma Cartabia, alcuni reati erano diventati improcedibili per difetto di querela, riducendo la pena residua. La Suprema Corte ha chiarito che la revoca delle misure cautelari non può basarsi su un mero calcolo matematico della pena residua. Anche i reati non più procedibili restano indicativi della pericolosità sociale del soggetto. Inoltre, la semplice intenzione di seguire un percorso di recupero parrocchiale e il decorso del tempo non bastano ad attenuare le esigenze cautelari. Di conseguenza, la misura degli arresti domiciliari è stata confermata per i restanti reati gravi di ricettazione ed estorsione.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: quando scatta per rapina
Un uomo, indagato per il reato di rapina, ha impugnato l'ordinanza con cui il Tribunale del Riesame ha disposto nei suoi confronti la custodia cautelare in carcere. La difesa ha contestato la sussistenza del pericolo di reiterazione del reato e ha richiesto l'applicazione di misure meno severe, come gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la legittimità della custodia cautelare in carcere, evidenziando che il pericolo di recidiva era concreto e attuale, basato sui precedenti di polizia dell'indagato e sulla gravità del fatto. Inoltre, la difesa non ha fornito prove idonee circa la disponibilità di un domicilio idoneo per gli arresti domiciliari. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Misure cautelari personali: carcere per chi è irreperibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un indagato contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame, che aveva disposto la custodia in carcere per il reato di ricettazione. La difesa contestava la sussistenza delle esigenze legate alle misure cautelari personali, in particolare il pericolo di fuga e di recidiva. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso è aspecifico perché non contesta in modo puntuale le motivazioni del giudice di merito. Quest'ultimo aveva correttamente evidenziato la gravità del caso, desunta dall'ingente valore della refurtiva, dai precedenti penali recenti dell'indagato e dal suo stato di irreperibilità, elementi che giustificano pienamente la custodia cautelare in carcere. Di conseguenza, l'indagato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Misure cautelari personali: arresti validi anche senza droga
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione delle misure cautelari personali, nello specifico gli arresti domiciliari, nei confronti di un soggetto accusato di far parte di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. L'indagato aveva contestato la gravità degli indizi e l'attualità del pericolo di reiterazione del reato. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'interpretazione dei messaggi criptici spetta al giudice di merito e che il pericolo di recidiva è concreto e attuale quando esiste una reale e vicina opportunità di commettere nuovi reati, desumibile dal ruolo attivo dell'indagato nel gruppo criminale. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: il tempo non cancella il pericolo
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di far parte di un'associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. L'indagato, considerato figura di vertice del gruppo, contestava la sussistenza del pericolo di reiterazione del reato, evidenziando il tempo trascorso dall'ultimo fatto contestato e l'arresto del capo dell'organizzazione. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo il principio della doppia presunzione relativa. Per questa tipologia di reati gravi, la legge presume la necessità della misura carceraria; spetta alla difesa dimostrare elementi concreti capaci di superare tale presunzione, non essendo sufficiente il mero decorso del tempo in assenza di nuove condotte criminose.
Continua »
Doppia presunzione cautelare: il carcere resiste al tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due indagati contro la custodia cautelare in carcere confermata dal Tribunale del Riesame. I soggetti sono accusati di associazione mafiosa, usura e detenzione di armi. La Suprema Corte ha ribadito che per il reato di associazione mafiosa opera la doppia presunzione cautelare di pericolosità e adeguatezza del carcere. Spetta alla difesa dimostrare il venir meno delle esigenze cautelari, non essendo sufficiente il solo decorso del tempo o il decesso di un complice. Inoltre, è stata confermata l'usura in concreto per la sproporzione tra il prestito e gli interessi applicati a un imprenditore in difficoltà. I ricorrenti restano in carcere e dovranno pagare le spese processuali.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: il tempo non cancella il pericolo
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della custodia cautelare in carcere e di altre misure restrittive nei confronti di cinque soggetti accusati di far parte di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Gli indagati contestavano la sussistenza delle esigenze cautelari, evidenziando il tempo trascorso dai fatti e la presunta mancanza di una struttura organizzata complessa. I giudici hanno chiarito che per il reato associativo opera una presunzione di pericolosità che il mero decorso del tempo non è sufficiente a superare. Inoltre, l'esistenza del sodalizio criminoso non richiede un'organizzazione complessa, essendo sufficiente la stabile disponibilità di mezzi, come veicoli modificati o locali adibiti a deposito. Di conseguenza, tutti i ricorsi sono stati rigettati.
Continua »
Attualità del pericolo di reiterazione: carcere anche dopo anni
Un uomo, accusato di tentato omicidio per aver assoldato due sicari contro il compagno dell'ex moglie, ha chiesto la revoca della custodia in carcere. La difesa sosteneva che il lungo tempo trascorso dal fatto e la convivenza pacifica nella stessa zona escludessero il rischio di nuovi reati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il carcere. I giudici hanno chiarito che l'attualità del pericolo di reiterazione non richiede l'imminenza di un nuovo reato o una specifica occasione per delinquere. Al contrario, essa indica la continuità nel tempo della pericolosità del soggetto, desumibile dalla sua personalità e da elementi recenti, come alcune intercettazioni telefoniche cariche di rancore e minacce esplicite registrate pochi mesi prima.
Continua »
Utilizzabilità delle intercettazioni: prove esterne ma arresti validi
L'Indagata ha proposto ricorso in Cassazione contro la misura degli arresti domiciliari per reati di riciclaggio, autoriciclaggio e associazione a delinquere. La difesa contestava l'utilizzabilità delle intercettazioni provenienti da un altro procedimento penale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per i procedimenti iscritti dopo il 31 agosto 2020, l'utilizzabilità delle intercettazioni in un procedimento diverso non richiede più un legame di connessione tra le indagini. È sufficiente che i risultati siano rilevanti e indispensabili per accertare reati per cui è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza o per i quali le intercettazioni sono ordinariamente ammesse. L'Indagata perde la causa e viene condannata a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Pedinamento e tentata rapina aggravata: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia cautelare in carcere per il reato di tentata rapina aggravata in concorso. L'indagato sosteneva che il pedinamento della vittima costituisse solo una fase preparatoria non punibile e contestava la competenza del Tribunale di Bari. I giudici hanno invece stabilito che l'attività di monitoraggio e inseguimento, inserita in un piano criminoso unitario poi interrotto dalle forze dell'ordine, integra pienamente gli estremi del tentativo punibile. La competenza territoriale spetta al giudice del luogo in cui l'azione unitaria è stata interrotta, confermando così la legittimità della misura cautelare applicata.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: il braccialetto non basta
Il Tribunale di Napoli ha disposto la custodia cautelare in carcere per due soggetti indagati per spaccio di stupefacenti. La difesa ha proposto ricorso sostenendo che gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico fossero sufficienti a contenere il rischio di recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la custodia cautelare in carcere. I giudici hanno evidenziato che la misura domiciliare non impedisce l'attività di spaccio presso l'abitazione, data la fitta rete di contatti e la spiccata capacità organizzativa degli indagati. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Arresti dopo anni dal reato: manca l’attualità del pericolo
L'Indagato, accusato di rapina, ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che disponeva gli arresti domiciliari. La difesa ha contestato la mancanza di motivazione sull'attualità del pericolo di commettere nuovi reati, evidenziando che il fatto risaliva a circa un anno e mezzo prima e che i precedenti penali erano datati. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il decorso del tempo tra il reato e la misura richiede una motivazione rigorosa. Non basta la sola storia criminale passata per giustificare la misura cautelare, ma serve dimostrare l'attualità del pericolo. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: dimissioni inutili per il manager
Il Tribunale del Riesame applicava la custodia cautelare in carcere a un dirigente d'azienda, accusato di associazione per delinquere finalizzata a una complessa frode carosello sull'IVA. L'indagato ricorreva in Cassazione sostenendo l'assenza del pericolo di reiterazione del reato, avendo egli rassegnato le dimissioni dalla società e non avendo precedenti penali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la custodia cautelare in carcere è l'unica misura idonea, poiché l'indagato possiede una spiccata capacità criminale e ha continuato a gestire società fittizie tramite prestanome e canali telematici anche dopo l'avvio delle indagini. Di conseguenza, la misura restrittiva è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Pericolo di reiterazione del reato: nullo l’obbligo in pensione
Un ex Comandante di un ufficio marittimo locale, accusato di corruzione e rivelazione di segreti d'ufficio per fatti risalenti al 2018, ha impugnato l'applicazione della misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. La difesa ha evidenziato che l'indagato era ormai in pensione da due anni e che erano trascorsi quattro anni e mezzo dai fatti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando senza rinvio la misura. I giudici hanno chiarito che il pericolo di reiterazione del reato deve essere attuale e concreto, e non può basarsi su semplici congetture o sul vecchio ruolo ricoperto, specialmente se è passato molto tempo e il soggetto non esercita più funzioni pubbliche.
Continua »
Amministratore di fatto: il carcere cancella lo schermo societario
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale. L'indagato contestava la qualifica di amministratore di fatto di diverse società cartiere utilizzate in una frode a carosello. La Suprema Corte ha chiarito che, per le società fittizie prive di reale operatività, la figura di amministratore di fatto coincide con quella di ideatore e organizzatore del sistema fraudolento, rendendo inapplicabili i normali criteri civilistici. È stato inoltre confermato il pericolo attuale di recidiva, poiché l'indagato aveva ripreso l'attività illecita costituendo nuove società anche dopo i controlli fiscali. Di conseguenza, la misura del carcere è stata ritenuta l'unica proporzionata ed efficace.
Continua »
Arresti domiciliari per truffa: la Cassazione nega la libertà
La Corte di Cassazione ha confermato la misura degli arresti domiciliari per truffa a carico di un indagato. La difesa contestava l'attualità e la concretezza del pericolo di reiterazione del reato, ritenendo eccessiva la misura cautelare e valorizzando il tempo trascorso dai precedenti penali del 2021. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la spiccata capacità di pianificazione del soggetto, la sua mobilità sul territorio e l'inefficacia delle precedenti misure dimostrano la persistenza del pericolo. Di conseguenza, gli arresti domiciliari per truffa rimangono la misura idonea a neutralizzare il rischio di nuove condotte illecite, condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Pericolo di reiterazione del reato: in cella col cellulare
Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di coltivazione illecita di stupefacenti. L'indagato ha proposto ricorso lamentando l'assenza del pericolo di reiterazione del reato e contestando la valutazione della sua condotta in carcere, dove era stato trovato in possesso di un telefono cellulare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che il pericolo di reiterazione del reato non richiede l'imminenza di un nuovo reato, ma la continuità temporale del rischio. Il possesso del telefono in cella dimostra la volontà di mantenere contatti con la criminalità organizzata e rende inadeguati gli arresti domiciliari. Il ricorrente resta in carcere.
Continua »
Droga parlata: confermata la custodia cautelare in carcere
Il Tribunale di Roma ha applicato la custodia cautelare in carcere nei confronti di un indagato per traffico di stupefacenti. L'indagato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la violazione del principio del ne bis in idem, la mancanza di gravi indizi di colpevolezza (trattandosi di "droga parlata") e l'insussistenza delle esigenze cautelari, ritenendo l'associazione ormai smantellata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ne bis in idem non si applica se i procedimenti riguardano soggetti e periodi diversi. Inoltre, la gravità indiziaria è supportata da intercettazioni esplicite, sequestri e dichiarazioni degli acquirenti. Infine, per i reati associativi legati alla droga opera una presunzione di pericolosità sociale non superata nel caso specifico. Di conseguenza, la custodia cautelare in carcere è stata confermata e il ricorrente condannato al pagamento delle spese.
Continua »
Associazione per delinquere: il carcere prevale sul tempo passato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia cautelare in carcere per i reati di furto, ricettazione e associazione per delinquere. La difesa contestava la mancanza di prove sul vincolo associativo e l'assenza di attualità del pericolo a distanza di un anno dai fatti. La Suprema Corte ha chiarito che l'esistenza del sodalizio può essere dedotta dalle modalità esecutive dei singoli reati-fine. Inoltre, la gravità e la continuità delle condotte, che hanno generato un forte allarme sociale sul territorio, giustificano l'attualità delle esigenze cautelari. Infine, i giudici hanno confermato l'inadeguatezza di misure alternative come gli arresti domiciliari, data l'elevata pericolosità del soggetto e la sua appartenenza a una fitta rete criminale. L'indagato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Concorso esterno in associazione mafiosa: annullati i domiciliari
L'Imprenditore, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa per aver messo le proprie aziende a disposizione di un clan criminale per riciclare denaro, impugna l'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari. La difesa evidenzia che l'indagato è detenuto dal 2013 e le sue società sono inattive dal 2014, escludendo l'attualità del pericolo di recidiva. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che la presunzione di esigenze cautelari può essere superata valutando il tempo trascorso e la condotta recente. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla l'ordinanza e rinvia al Tribunale del Riesame per una nuova valutazione.
Continua »