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Pericolosità Sociale Attuale

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37 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Pericolosità Sociale Attuale: il Carcere da solo non basta
Un soggetto, ritenuto affiliato a un clan camorristico e già in detenzione da anni, si è visto applicare la misura della sorveglianza speciale. Ha fatto ricorso sostenendo che il lungo periodo di carcerazione avesse fatto venir meno la sua pericolosità sociale attuale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la detenzione, di per sé, non è sufficiente a dimostrare la cessazione dei legami con l'ambiente criminale. In assenza di prove concrete di un percorso di risocializzazione o di una rottura con il passato, la pericolosità si presume persistente e la misura di prevenzione è legittima. L'uomo ha perso il ricorso e la sorveglianza speciale è stata confermata.
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Mafia: Detenzione non basta a escludere la pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha confermato una misura di sorveglianza speciale a un individuo ritenuto capo di un clan mafioso, nonostante fosse detenuto da anni. I giudici hanno stabilito che lo stato di detenzione e la buona condotta carceraria non sono sufficienti a escludere la pericolosità sociale attuale. Per i reati di mafia, il vincolo con l'associazione criminale si presume persistente. Manca infatti qualsiasi prova di un reale distacco o dissociazione dal clan. La Corte ha quindi ritenuto che la pericolosità del soggetto fosse ancora concreta e ha respinto il ricorso, confermando la misura di prevenzione.
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Pericolosità Sociale Attuale: Buona Condotta Non Basta, Dice la Cassazione
Un uomo, condannato per gravi reati come associazione mafiosa, si vede applicare la libertà vigilata al termine della pena. L'uomo si oppone, sostenendo che la sua buona condotta e un'attività lavorativa dimostrino la fine della sua pericolosità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave sulla **pericolosità sociale attuale**: non basta l'assenza di nuovi reati per cancellarla. Il giudice deve valutare il quadro completo, inclusi i legami con ambienti criminali, la gravità dei reati passati e la reale volontà di reinserimento. La pericolosità si presume esistente finché non ci sono prove concrete e definitive di un cambiamento radicale di vita.
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Carcere e lavoro non cancellano la pericolosità sociale attuale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per associazione mafiosa, confermando la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per tre anni. Il ricorrente sosteneva il venir meno della sua pericolosità sociale attuale, adducendo la buona condotta in carcere e il reperimento di un lavoro dopo la scarcerazione. I giudici hanno stabilito che tali elementi non sono sufficienti a dimostrare l'irreversibile allontanamento dalle logiche criminali, soprattutto in assenza di prove sulla recisione dei legami con il clan ancora operativo. La valutazione della pericolosità sociale attuale si fonda sul ruolo attivo precedentemente svolto nell'organizzazione, rendendo legittima la presunzione di stabilità del vincolo mafioso.
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Pericolosità sociale attuale: la valutazione del giudice
La Cassazione ha annullato una misura di sorveglianza speciale, ritenendo la motivazione della Corte d'appello apparente. La valutazione sulla pericolosità sociale attuale non aveva considerato elementi decisivi come la datazione dei fatti, la detenzione subita e la condotta successiva del soggetto.
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Pericolosità sociale attuale: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato una misura di prevenzione, sottolineando che la pericolosità sociale attuale non può basarsi solo su una vecchia condanna per mafia. Il giudice deve valutare elementi nuovi, come assoluzioni e il comportamento post-detenzione, per giustificare la misura.
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Pericolosità sociale attuale: la confisca è legittima
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca di beni nei confronti di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. La sentenza sottolinea che, per giustificare le misure di prevenzione, è fondamentale dimostrare la pericolosità sociale attuale del soggetto, la quale non viene meno solo per un periodo di detenzione o per l'avvio di un lavoro lecito se non vi è una chiara dissociazione dal contesto criminale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile anche perché le contestazioni sulla sproporzione tra redditi e patrimonio erano generiche e non specifiche.
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Pericolosità sociale attuale: il ricorso in Cassazione
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro la sorveglianza speciale. La Corte ha ritenuto che la valutazione della pericolosità sociale attuale fosse adeguatamente motivata dalla corte d'appello, basandosi non solo su condanne passate ma anche su condotte recenti, precludendo un riesame nel merito.
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Pericolosità sociale attuale: non basta la detenzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale. La Corte ha ribadito che un periodo di detenzione non è sufficiente a escludere la pericolosità sociale attuale, la quale deve essere valutata in concreto, considerando elementi come il ruolo apicale in associazioni criminali, i legami con la mafia e la gravità dei reati commessi. Il ricorso è stato respinto perché criticava la valutazione dei fatti, non una violazione di legge.
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Pericolosità sociale attuale: obbligo di valutazione
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto che negava la revoca di una misura di prevenzione, sottolineando che la valutazione della pericolosità sociale attuale di un individuo non può basarsi su fatti datati o su elementi presuntivi. La Corte ha ritenuto la motivazione del giudice di merito meramente apparente, in quanto non aveva condotto una verifica concreta e puntuale della persistenza della pericolosità, specialmente dopo un lungo lasso di tempo dai reati contestati.
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Pericolosità sociale attuale: la detenzione non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale per la sua partecipazione a un'associazione finalizzata al narcotraffico. La difesa sosteneva che la lunga carcerazione preventiva e la buona condotta avessero fatto venir meno la pericolosità sociale attuale. La Suprema Corte ha invece stabilito che né la detenzione, né la concessione di benefici come la liberazione anticipata, sono di per sé sufficienti a escludere un giudizio di pericolosità, specialmente a fronte di un ruolo di rilievo nel contesto criminale. È onere dell'interessato fornire prove concrete del proprio percorso di risocializzazione.
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Pericolosità sociale attuale: quando si applica la misura
La Corte di Cassazione conferma una misura di sorveglianza speciale nei confronti di un soggetto indiziato di appartenere a un'associazione mafiosa. La Corte rigetta il ricorso, specificando che la valutazione della pericolosità sociale attuale deve essere autonoma e basata su elementi concreti. Il semplice trascorrere del tempo non è sufficiente a escluderla, soprattutto in assenza di prove di dissociazione dal sodalizio criminale.
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Pericolosità sociale attuale: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale nei confronti di un imprenditore, ritenendo insufficiente la motivazione sulla sua pericolosità sociale attuale. La Corte ha sottolineato che, a distanza di anni dai fatti contestati e in caso di condanna per concorso esterno (e non partecipazione), la prova della persistente pericolosità deve essere particolarmente rigorosa. È stata invece confermata la confisca di un'impresa, ritenuta strumento delle attività illecite.
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Pericolosità sociale attuale: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale per la sua ritenuta appartenenza alla 'ndrangheta. La Corte ha confermato che la pericolosità sociale attuale può persistere nonostante un lungo periodo di detenzione, soprattutto quando l'individuo è un 'partecipe' attivo dell'associazione criminale e non un mero 'appartenente'. La detenzione e il buon comportamento carcerario non sono, da soli, sufficienti a dimostrare un'effettiva risocializzazione e l'abbandono delle logiche criminali.
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Pericolosità sociale attuale: la condotta è decisiva
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Procuratore Generale, confermando la revoca di una misura di prevenzione nei confronti di un soggetto condannato per associazione mafiosa. La Corte ha sottolineato che per applicare tali misure è indispensabile verificare la pericolosità sociale attuale, la quale può essere esclusa da una condotta irreprensibile e da un inserimento lavorativo stabile per un periodo di tempo significativo, anche in assenza di un formale recesso dal sodalizio criminale.
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Pericolosità sociale attuale: onere motivazionale
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto che applicava la sorveglianza speciale, sottolineando che la valutazione sulla pericolosità sociale attuale non può basarsi solo su una passata condanna per mafia. La Corte ha stabilito che il giudice d'appello, nel riformare una decisione favorevole all'interessato, ha un onere motivazionale rafforzato e deve considerare tutti gli elementi recenti che indicano un eventuale distacco dal contesto criminale.
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Pericolosità sociale attuale: Cassazione annulla misura
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che il Tribunale del Riesame non ha valutato correttamente gli elementi che indicavano la cessazione della pericolosità sociale attuale dell'indagato, come la sua assoluzione da un reato collegato e le dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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