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Pericolo Di Recidivanza

51 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il rischio concreto e attuale che l'indagato o l'imputato, se lasciato in libertà, possa commettere altri gravi delitti. È una delle esigenze cautelari che giustificano l'applicazione di misure come la custodia in carcere.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Custodia cautelare per spaccio: il carcere non ferma l’associazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Indagato contro la conferma della sua **custodia cautelare per spaccio** di droga e associazione a delinquere. L'Indagato, già in carcere per altri reati, contestava la mancanza di prove concrete sul suo coinvolgimento e l'illogicità della motivazione. Il Tribunale del Riesame aveva confermato la misura, basandosi su intercettazioni e accertamenti che dimostravano il suo ruolo nell'organizzazione criminale, anche durante la detenzione. La Cassazione ha ritenuto inammissibile e infondato il ricorso. Ha confermato che gli indizi erano sufficienti e che la presunzione di pericolosità sociale, tipica dei reati di droga, non era stata superata. La detenzione non esclude il pericolo di recidivanza. Il ricorso è stato rigettato, mantenendo la custodia cautelare.
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Presunzione di Pericolosità Sociale: Carcere o Domiciliari per Reati Associativi
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva concesso gli arresti domiciliari a una persona condannata per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (Art. 74 Dpr 309/90). Il Tribunale aveva erroneamente sottovalutato la **presunzione di pericolosità sociale** legata a tale reato. La Suprema Corte ha ribadito che per i reati associativi di droga, la legge presume l'esistenza di esigenze cautelari e l'adeguatezza della custodia in carcere, salvo prova contraria. Il semplice decorso del tempo o il buon comportamento sotto obbligo di dimora non bastano a superare tale presunzione senza elementi concreti di distacco dal sodalizio criminale. La sentenza rinvia il caso per un nuovo esame, sottolineando l'importanza di una valutazione rigorosa della pericolosità.
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Inammissibilità Ricorso: Custodia Cautelare Confermato per Indagato
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Indagato contro l'ordinanza che ripristinava la custodia cautelare in carcere per presunta associazione di tipo mafioso (art. 416 bis c.p.). L'Indagato contestava la decisione del Tribunale del Riesame, sostenendo violazioni di legge e vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso, ritenendo i motivi presentati manifestamente infondati e generici. Di conseguenza, la misura cautelare è stata confermata e l'Indagato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Uomo viola domiciliari: confermata la Custodia cautelare in carcere
Un uomo, già condannato in primo grado per traffico di stupefacenti e detenzione di armi, era stato posto agli arresti domiciliari. Il Tribunale di Roma ha poi ripristinato la custodia cautelare in carcere dopo una violazione delle prescrizioni e una valutazione del suo elevato pericolo di recidiva, considerando anche le sue precedenti condanne. L'uomo ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo l'adeguatezza degli arresti domiciliari e l'assenza di un reale pericolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione del Tribunale. Ha ritenuto la valutazione del Tribunale logica e basata sulla gravità dei fatti e sulla personalità dell'imputato, rendendola insindacabile.
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Misure cautelari: traffico illecito rifiuti e rischio di recidiva
Un individuo ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Reggio Calabria che aveva confermato l'applicazione di misure cautelari (obbligo di dimora e presentazione alla polizia giudiziaria) per traffico illecito di rifiuti. L'Indagato contestava la persistenza delle esigenze cautelari e la proporzionalità della misura, sostenendo l'assenza di indizi di responsabilità attuali e l'illogicità della motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato. Ha ritenuto che il Tribunale avesse correttamente valutato la presenza di gravi indizi di colpevolezza e il concreto pericolo di recidivanza, basato sulla reiterazione delle condotte illecite e sui precedenti penali dell'Indagato.
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Misure cautelari personali: il rischio di recidiva prevale sulla resipiscenza
Un Indagato, ritenuto capo di un'associazione a delinquere dedita a frodi fiscali e riciclaggio, ha chiesto la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. Il Tribunale ha rigettato la richiesta. L'Indagato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che le sue dichiarazioni auto ed etero-accusatorie dimostravano un cambiamento e riducevano il bisogno di misure cautelari personali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che le dichiarazioni non introducevano elementi nuovi e che il persistente pericolo di recidivanza giustificava il mantenimento della misura più severa.
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Violazione Arresti Domiciliari: Dalla Casa al Carcere, la Revoca è Legittima
Un Lavoratore, condannato per reati legati agli stupefacenti, si trovava agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Ha violato le prescrizioni allontanandosi da casa, il che ha portato alla revoca degli arresti domiciliari e al suo ritorno in carcere. Il Lavoratore ha impugnato questa decisione, sostenendo l'assenza di un valido motivo per la sua "inaffidabilità" e l'efficacia del braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la violazione delle misure cautelari giustifica il ripristino della detenzione in carcere, specialmente in presenza di un persistente pericolo di reiterazione del reato, rendendo la doglianza manifestamente infondata.
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Incompatibilità con il regime carcerario e salute del detenuto
Un indagato per reati di associazione mafiosa ha chiesto la concessione degli arresti domiciliari per gravi patologie mediche. Il Tribunale del Riesame ha disposto il ritorno in carcere all'interno di un centro clinico penitenziario, ritenendo le condizioni di salute gestibili all'interno della rete carceraria attrezzata. Il ricorso alla Corte di Cassazione ha contestato la decisione. I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso, stabilendo che l'incompatibilità con il regime carcerario non sussiste se le strutture penitenziarie dispongono di presidi sanitari idonei a garantire le cure necessarie. L'elevata pericolosità sociale e il pericolo di reiterazione del reato giustificano il mantenimento della misura di massimo rigore in una struttura attrezzata.
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Sostituzione della custodia in carcere: presunzioni e limiti
Un indagato per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ha richiesto la sostituzione della custodia in carcere con una misura cautelare meno afflittiva. La difesa ha invocato il tempo trascorso dai fatti, la buona condotta tenuta nell'istituto penitenziario, il trasferimento lavorativo all'estero e la costituzione spontanea. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Per i delitti associativi di droga opera una presunzione di legge sulla sussistenza del pericolo di recidiva e sull'adeguatezza esclusiva del carcere. Il comportamento carcerario ordinario e il mero decorso del tempo non bastano a superare tale presunzione, soprattutto a fronte di gravi precedenti penali e dell'assenza di elementi nuovi sopravvenuti.
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Misure cautelari personali: il sequestro non cancella il rischio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per associazione a delinquere finalizzata a reati informatici, confermando il ripristino delle misure cautelari personali (arresti domiciliari). La difesa sosteneva che il sequestro dei beni aziendali e il decorso del tempo avessero azzerato il rischio di reiterazione del reato. La Suprema Corte ha invece chiarito che il sequestro patrimoniale non elimina automaticamente la pericolosità sociale del soggetto, soprattutto in presenza di persistenti contatti con ambienti criminali. Inoltre, il mero decorso del tempo ha un valore neutro se non accompagnato da elementi concreti di cambiamento. Di conseguenza, la Cassazione ha ritenuto legittimo il mantenimento della misura restrittiva.
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Associazione a delinquere: arresti anche senza cariche formali
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari per un soggetto accusato di far parte di un'associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari nel settore petrolifero. Il ricorrente sosteneva l'assenza di prove sulla sua partecipazione stabile e la mancanza di ruoli formali di amministrazione nelle società coinvolte. I giudici hanno chiarito che l'associazione a delinquere è un reato a condotta libera: basta l'inserimento di fatto nelle attività del gruppo con la consapevolezza di favorirne i fini illeciti. Inoltre, la dismissione formale dalle cariche societarie non esclude il pericolo di recidiva, specie se l'indagato possiede competenze tecniche specifiche usate per eludere i controlli. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato.
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Già in carcere ma pericoloso: la detenzione per altra causa
La Corte di Cassazione affronta il caso di un individuo che, già in carcere per scontare una pena, riceve una nuova ordinanza di custodia cautelare per reati di riciclaggio. L'indagato sosteneva che il suo stato di reclusione annullasse ogni pericolo di commettere nuovi crimini. La Corte ha respinto questa tesi, affermando un principio fondamentale: la detenzione per altra causa non esclude automaticamente le esigenze cautelari. I giudici devono valutare in modo autonomo il pericolo di recidiva per il nuovo procedimento, poiché ogni titolo detentivo ha una sua storia giuridica e non si può escludere in assoluto una futura, anche se temporanea, scarcerazione. La misura cautelare è stata quindi confermata.
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Idoneità Misura Cautelare: Carcere se gli Arresti Domiciliari falliscono
Un uomo arrestato per detenzione di 119 grammi di cocaina si è visto confermare la custodia in carcere. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, con cui chiedeva gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale sull'idoneità misura cautelare: se un indagato è ritenuto così pericoloso da rendere inadeguati gli arresti domiciliari, questa valutazione negativa assorbe e rende superflua una specifica motivazione sul perché anche il braccialetto elettronico sarebbe inefficace. La pericolosità sociale dell'individuo, i suoi precedenti e la gravità del reato hanno giustificato la misura più severa, escludendo in radice ogni alternativa meno afflittiva.
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Custodia cautelare spaccio: bilancino e droga escludono il fatto lieve
Un soggetto viene fermato e trovato in possesso di cocaina, un bilancino di precisione e le chiavi di un appartamento dove viene rinvenuto altro stupefacente. I giudici dispongono la sua detenzione in carcere. L'indagato si oppone, sostenendo che il fatto sia di lieve entità. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo che la professionalità dimostrata (possesso di strumenti per pesare e confezionare, ingenti quantità) giustifica la **custodia cautelare per spaccio di stupefacenti**. La Corte chiarisce che la presenza di tali elementi esclude la possibilità di qualificare il reato come 'fatto di lieve entità' e conferma il concreto pericolo che l'indagato possa commettere altri reati.
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Arma illegale e Pericolo di recidivanza: Cassazione conferma misura
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo sottoposto a misura cautelare per detenzione e porto illegale di un'arma da sparo. L'indagato contestava sia la solidità degli indizi a suo carico sia la valutazione del suo **pericolo di recidivanza**. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio importante: il rischio che l'indagato commetta nuovi reati può essere desunto dalle modalità del fatto, dalla sua personalità e dal contesto criminale in cui è inserito. Non è necessario che esista un'opportunità immediata di delinquere. La decisione del tribunale, basata su una valutazione logica di questi elementi, è stata quindi confermata, rendendo definitiva la misura cautelare.
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Presunzione di pericolosità: arresti domiciliari anche dopo anni
Un imputato per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, già condannato e agli arresti domiciliari, chiede la revoca della misura. Sostiene che il lungo tempo trascorso in detenzione abbia eliminato la sua pericolosità sociale. La Corte di Cassazione respinge la richiesta, affermando un principio fondamentale: per reati di tale gravità opera una forte presunzione di pericolosità. Il solo decorso del tempo non è sufficiente a superarla. È necessario dimostrare un'effettiva e inequivocabile rottura con l'ambiente criminale. La Corte ha quindi confermato la validità degli arresti domiciliari, ritenendoli una misura ancora necessaria e proporzionata al rischio.
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Pericolo di recidivanza: carcere per reati finanziari diversi
Un imprenditore finanziario, indagato per complesse operazioni societarie, si vede applicare la custodia cautelare in carcere per pericolo di recidivanza. La Corte di Cassazione respinge il suo ricorso, stabilendo un principio fondamentale: il pericolo di recidivanza non si valuta solo sul reato specifico contestato, ma su tutti i 'reati della stessa specie'. Questa categoria include anche illeciti diversi ma con modalità esecutive simili (es. uso di schermi societari) e che ledono beni giuridici omogenei (patrimonio, mercato, fisco). La Corte ha ritenuto che la spregiudicatezza operativa dell'imprenditore e il suo coinvolgimento in altre vicende simili giustificassero la misura, confermando la decisione del Tribunale del riesame.
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Ricettazione e porto d’armi: il trasloco non ferma gli arresti
Un uomo riceve una pistola rubata dal proprietario di un bar per ripararla. L'uomo porta l'arma a casa, la ripara e la restituisce. Viene accusato di ricettazione e porto d'armi. La difesa sostiene che l'arma fosse rotta e che l'indagato non sapesse della provenienza illecita. Inoltre, l'uomo si era trasferito in un'altra città, chiedendo la revoca degli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione respinge il ricorso. Chi riceve un'arma da un soggetto con precedenti penali accetta il rischio della sua provenienza illecita. Inoltre, trasportare l'arma dal bar a casa configura il reato separato di porto d'armi. Infine, trasferirsi in un'altra città non cancella il rischio di commettere nuovi reati. L'indagato perde la causa, resta agli arresti domiciliari e deve pagare le spese processuali e una multa di 3.000 euro.
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Detenzione domiciliare madre: quando si revoca?
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca della detenzione domiciliare a una madre, ritenendo il pericolo di recidiva prevalente sull'interesse del figlio minore. La decisione si basa sulla condotta della donna, che aveva coinvolto il figlio in un contesto criminale, interrompendo il beneficio della misura alternativa. L'inammissibilità del ricorso sottolinea come la misura della detenzione domiciliare madre non sia un diritto assoluto, ma subordinato all'assenza di pericolosità sociale.
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Pericolo di recidivanza: valutazione e misure cautelari
Un indagato, passato dall'obbligo di dimora agli arresti domiciliari per reati di droga, ricorre in Cassazione. Sostiene che il pericolo di recidivanza sia insussistente, data la fine delle intercettazioni. La Corte rigetta il ricorso, ritenendo che l'assenza di nuove prove non escluda il rischio di reiterazione del reato, ma possa dipendere dall'interruzione stessa delle indagini, confermando la misura degli arresti domiciliari.
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