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Pericolo Di Recidiva

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382 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Custodia cautelare in carcere: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di dieci furti aggravati. La decisione si basa sull'elevato e attuale pericolo di recidiva, evidenziato dalla pluralità dei reati, dalla professionalità criminale e dai precedenti specifici, inclusa una condanna per evasione che preclude l'accesso a misure meno afflittive come gli arresti domiciliari. La Corte ha ritenuto irrilevante un errore materiale sulla data di una condanna e ha giudicato la detenzione in carcere l'unica misura idonea a tutelare la collettività.
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Pena pecuniaria sostitutiva: no se manca fine rieducativo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per porto di coltello, che chiedeva la conversione della pena detentiva in una sanzione economica. La Corte ha stabilito che la pena pecuniaria sostitutiva può essere negata se non è ritenuta idonea a perseguire il fine rieducativo, specialmente in presenza di un concreto pericolo di recidiva e di precarie condizioni economiche che ne renderebbero improbabile il pagamento.
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Corruzione in atti giudiziari: la competenza territoriale
La Corte di Cassazione conferma la misura cautelare in carcere per un'indagata accusata di corruzione in atti giudiziari. La sentenza chiarisce i criteri per determinare la competenza territoriale quando il pagamento avviene tramite bonifico e valuta la concretezza del pericolo di recidiva, giustificando la misura più afflittiva.
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Misure alternative alla detenzione: la revisione critica
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato per usura ed estorsione. La richiesta di affidamento in prova è stata negata per la mancanza di una seria revisione critica della propria condotta, elemento essenziale per escludere il pericolo di recidiva e concedere misure alternative alla detenzione più ampie come l'affidamento in prova.
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Pericolo di recidiva: come valutarlo concretamente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di arresti domiciliari. La Corte ha confermato che la valutazione del pericolo di recidiva deve basarsi su un'analisi complessiva che include non solo i precedenti penali, ma anche le modalità organizzate del reato, la sua commissione durante un'altra misura e la mancanza di redditi leciti, delineando un quadro completo della pericolosità sociale.
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Misure alternative alla detenzione e rischio recidiva
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato a cui erano state negate le misure alternative alla detenzione (affidamento in prova e detenzione domiciliare). La decisione si fonda sulla persistente pericolosità sociale del soggetto, desunta dai numerosi precedenti penali e da reati commessi anche dopo la condanna in esecuzione. La Suprema Corte ha confermato che, per la concessione di tali benefici, non è sufficiente l'assenza di elementi negativi, ma sono necessari elementi positivi che dimostrino un reale percorso di risocializzazione e prevengano il pericolo di recidiva.
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Affidamento in prova: la valutazione del condannato
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava l'affidamento in prova a un detenuto. La decisione era basata unicamente sulla gravità del reato commesso e su un procedimento in corso, ignorando gli elementi positivi emersi durante la detenzione, come la buona condotta e la partecipazione a programmi di volontariato. La Cassazione ha ribadito che, ai fini della concessione dell'affidamento in prova, il giudice deve compiere una valutazione completa e attuale della personalità del condannato, non potendo limitarsi a considerare solo il passato criminale. È sufficiente che sia iniziato un processo di revisione critica, non che sia già completato.
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Misure cautelari: il tempo da solo non basta a revocarle
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona soggetta all'obbligo di dimora per reati di droga, che chiedeva la revoca della misura cautelare basandosi sul tempo trascorso e su un percorso riabilitativo. La Corte ha stabilito che il mero decorso del tempo è irrilevante di per sé e che la difesa non ha fornito prove concrete sull'esito positivo del percorso terapeutico, unico elemento che avrebbe potuto dimostrare un'effettiva riduzione del pericolo di recidiva.
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Pericolo di recidiva: la Cassazione conferma il carcere
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro la custodia in carcere per furto. La decisione si fonda su un concreto pericolo di recidiva, dimostrato non solo da precedenti penali ma soprattutto da due evasioni dagli arresti domiciliari, che rendono ogni misura meno afflittiva inadeguata.
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Braccialetto elettronico: quando il giudice può negarlo?
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia in carcere per spaccio. Il ricorso contestava la sufficienza degli indizi, l'attualità del pericolo di recidiva e la mancata motivazione sulla non applicabilità del braccialetto elettronico. La Corte ha ritenuto che la valutazione sulla pericolosità dell'indagato, basata su gravi precedenti, giustifica la scelta del carcere come unica misura idonea, rendendo implicita e superflua una motivazione specifica sulla inidoneità del braccialetto.
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Misura cautelare: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza che applicava la misura cautelare della custodia in carcere per rapina aggravata. Il ricorso è stato respinto perché i motivi erano generici, non affrontavano adeguatamente le ragioni del pericolo di recidiva, e introducevano per la prima volta in Cassazione la questione dei gravi indizi di colpevolezza, tema ormai precluso.
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Affidamento in prova: requisiti e valutazione del giudice
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29244/2024, ha rigettato il ricorso di un detenuto che chiedeva l'affidamento in prova al servizio sociale. La Corte ha stabilito che per la concessione di una misura alternativa non basta l'assenza di elementi negativi, ma occorrono elementi positivi che dimostrino un percorso di risocializzazione avviato. Nel caso specifico, nonostante la buona condotta, il breve periodo di osservazione e i forti legami del soggetto con un contesto criminale hanno giustificato il diniego, ritenendo prematura la richiesta di affidamento in prova.
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Affidamento in prova: la gravità del reato conta
Un soggetto condannato per tentato omicidio si è visto negare l'affidamento in prova in favore della semilibertà. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che, nonostante la buona condotta successiva, la gravità del reato e il pericolo di recidiva giustificano l'applicazione del principio di gradualità, preferendo una misura più controllata come primo passo verso il reinserimento sociale.
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Misure cautelari: inammissibile ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato, coinvolto in attività di gioco illecito per conto di un'associazione mafiosa, contro l'applicazione di misure cautelari come gli arresti domiciliari. Il ricorso è stato ritenuto generico perché non ha contestato specificamente le motivazioni del tribunale riguardo l'elevato pericolo di reiterazione del reato, basato su consolidati rapporti criminali e una spiccata propensione a delinquere.
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Custodia cautelare in carcere: la decisione del Giudice
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di detenzione a fini di spaccio di un ingente quantitativo di cocaina. La Corte ha ritenuto che gli arresti domiciliari non fossero una misura adeguata a fronteggiare l'elevato pericolo di recidiva, desunto dalla natura strutturata dell'attività criminale e dall'inserimento dell'indagato in una più ampia rete di complicità.
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Esigenze cautelari: quando la custodia è necessaria?
La Corte di Cassazione conferma la custodia in carcere per un imputato di autoriciclaggio e reimpiego per conto di un clan camorristico. La sentenza chiarisce che le esigenze cautelari, basate su un concreto pericolo di recidiva, prevalgono su elementi come il tempo trascorso in detenzione, la scelta del rito abbreviato o un'attività lavorativa pregressa, quando il contesto criminale è strutturato e il ruolo dell'indagato è significativo.
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Revisione critica: no misure alternative senza pentimento
Un uomo condannato per violenza domestica si è visto negare l'affidamento in prova e la detenzione domiciliare. Il Tribunale ha basato la decisione sulla mancanza di una reale "revisione critica" dei suoi crimini, ritenendoli "normali contrasti". La Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento, sottolineando che senza una sincera riflessione sulla gravità dei fatti, il rischio di recidiva rimane alto, precludendo così l'accesso a qualsiasi misura alternativa alla detenzione in carcere.
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Pericolo di recidiva: la valutazione di attualità
Un imprenditore, indagato per gravi reati contro la Pubblica Amministrazione, si oppone al mantenimento di una misura interdittiva sostenendo la cessazione del pericolo di recidiva a seguito di mutamenti negli organigrammi pubblici. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, affermando che la valutazione del rischio deve basarsi non solo su circostanze esterne, ma soprattutto sulla personalità dell'indagato, sulla sua capacità economica e sulla sua propensione a delinquere, elementi che possono mantenere il pericolo concreto e attuale.
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Pericolo di recidiva: la Cassazione e la custodia
La Cassazione conferma la custodia in carcere per un individuo accusato di spaccio, ritenendo insufficienti la sua collaborazione e il cambio di residenza a diminuire il concreto pericolo di recidiva. La decisione sottolinea che la valutazione del rischio si basa sulla gravità dei fatti, la personalità dell'indagato e la stabilità dei suoi contatti criminali, non solo su elementi sopravvenuti.
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Visto di conformità: la responsabilità del professionista
La Cassazione conferma la misura degli arresti domiciliari per un professionista accusato di concorso in frode aggravata. Il rilascio di un visto di conformità su documentazione palesemente falsa per bonus edilizi è stato ritenuto un grave indizio di colpevolezza, giustificando la misura cautelare per il concreto pericolo di recidiva.
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