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Patto Commissorio

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118 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Risoluzione del contratto preliminare: no al finto patto usurario
I promissari acquirenti hanno chiesto la risoluzione del contratto preliminare di compravendita di due immobili per grave inadempimento della promittente venditrice, che aveva venduto i beni a terzi. L'erede della venditrice si è difesa sostenendo che i preliminari mascherassero un patto commissorio legato a un prestito usuraio. La Corte d'Appello ha confermato la risoluzione dei contratti e la condanna dell'erede al risarcimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'erede, confermando che l'assoluzione penale degli acquirenti dall'accusa di usura esclude l'esistenza di un patto illecito e che la risoluzione del contratto preliminare è legittima, poiché la venditrice ha incassato le caparre pur sapendo di non poter trasferire gli immobili.
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Patto commissorio: nullo il preliminare che maschera un prestito
Il Promissario Acquirente ha citato in giudizio il Promittente Venditore per ottenere il trasferimento di una quota immobiliare tramite sentenza, a seguito del rifiuto di stipulare il contratto definitivo. Il Promittente Venditore si è difeso sostenendo che il contratto preliminare mascherasse in realtà un mutuo con patto commissorio, vietato dalla legge. I giudici di merito hanno rigettato la domanda dell'acquirente, ravvisando indizi precisi della frode alla legge. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che il divieto di patto commissorio si applica a qualsiasi schema contrattuale, incluso il preliminare di compravendita, utilizzato per garantire la restituzione di un debito attraverso il trasferimento forzoso della proprietà. L'appello del compratore è stato quindi rigettato.
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Sale and lease back: tra finanziamento lecito e patto vietato
Una società vendeva un capannone industriale a una banca, la quale contestualmente lo concedeva in locazione finanziaria a una società collegata, con garanzia dei soci. A causa del mancato pagamento dei canoni, la banca otteneva un decreto ingiuntivo. La società utilizzatrice e i garanti si opponevano, sostenendo che l'operazione di sale and lease back nascondesse un patto commissorio vietato, volto a trasferire la proprietà del bene in garanzia di un debito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità dell'operazione. La Corte ha chiarito che il sale and lease back è lecito se mancano indizi di frode, quali un debito preesistente, la grave sproporzione di valore del bene o l'approfittamento dello stato di bisogno del debitore. Vince la banca, che ha diritto al pagamento dei canoni insoluti.
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Concorso esterno in associazione mafiosa: profitto contro clan
La Corte di Cassazione ha affrontato un complesso caso di associazione mafiosa, estorsione e corruzione, ridefinendo i confini del concorso esterno in associazione mafiosa. La vicenda ruota attorno alle attività di un clan e ai suoi rapporti con imprenditori collusi e pubblici ufficiali infedeli che fornivano informazioni riservate. La Suprema Corte ha chiarito che l'aggravante dell'agevolazione mafiosa può coesistere con il fine di lucro personale e che l'aggravante delle armi non si estende automaticamente al concorrente esterno senza prova della sua effettiva conoscenza. Ha inoltre stabilito che l'estorsione aggravata da "più persone riunite" richiede la simultanea presenza fisica di almeno due soggetti al momento della minaccia. Di conseguenza, la Corte ha assolto senza rinvio il figlio di un imprenditore, ha annullato parzialmente con rinvio le posizioni di altri imputati per ricalcolare le pene o rivalutare specifiche aggravanti, e ha rigettato i ricorsi restanti.
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Azione revocatoria ordinaria: stop alle vendite ai parenti
Una debitrice ha trasferito l'intero patrimonio immobiliare al fratello e alla cognata per estinguere un presunto debito, tramite un accordo preventivo nullo per violazione del divieto di patto commissorio. I creditori hanno promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace la vendita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della debitrice, confermando la revoca del trasferimento. La Corte ha chiarito che la vendita dell'intero patrimonio configura la consapevolezza del danno in re ipsa (implicita). Inoltre, lo stretto vincolo di parentela fa presumere la complicità dei terzi acquirenti, escludendo l'esenzione per l'adempimento di debiti scaduti, poiché la cessione dei beni non era l'unico mezzo per pagare.
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Divieto di patto commissorio: quando la vendita nasconde un debito
Gli eredi del Venditore hanno impugnato i contratti di compravendita con patto di riscatto stipulati dal loro dante causa con i Compratori, sostenendo che tali atti nascondessero in realtà un mutuo con garanzia reale. Il Tribunale e, successivamente, la Corte d'Appello in sede di rinvio hanno dichiarato la nullità dei contratti per violazione del divieto di patto commissorio. I Compratori hanno proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che anche la vendita con patto di riscatto costituisce un mezzo illecito per aggirare il divieto di patto commissorio quando il trasferimento della proprietà non rappresenta il vero corrispettivo di una vendita, ma serve solo come garanzia provvisoria per la restituzione di un prestito. Di conseguenza, i Compratori perdono la causa e devono pagare le spese legali.
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Contratto di comodato: finta vendita e usura non salvano l’abusivo
Un proprietario concede un immobile in uso gratuito tramite un contratto di comodato. Il beneficiario esegue lavori non autorizzati e affitta il bene a terzi. Di fronte alla richiesta di restituzione, il beneficiario sostiene che l'immobile sia suo e che la vendita originaria fosse solo una simulazione a garanzia di un prestito usurario. I giudici di merito ordinano il rilascio del bene per grave inadempimento. La Corte di Cassazione rigetta definitivamente il ricorso del beneficiario: le accuse di usura e simulazione sono rimaste prive di prove concrete e prive di una controdichiarazione scritta. Il proprietario ottiene la restituzione dell'immobile e il risarcimento del danno.
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Cessione del credito: pagare meno il debito non riduce il dovuto
Un gruppo di debitori, per risolvere una grave crisi finanziaria e chiudere le procedure di fallimento, ottiene l'aiuto di alcuni finanziatori. Questi ultimi acquistano i crediti delle banche a prezzo scontato, subentrando nei diritti dei creditori. Successivamente, gli eredi dei debitori chiedono la restituzione delle somme incassate dai finanziatori tramite le procedure concorsuali, sostenendo che l'importo recuperato superasse quanto effettivamente sborsato per l'acquisto dei crediti. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo un principio fondamentale in tema di cessione del credito: chi acquista un credito a prezzo scontato ha il diritto di pretendere dal debitore l'intero valore nominale del debito, e non solo la cifra ridotta pagata per l'acquisto. Di conseguenza, i finanziatori non devono restituire alcuna somma eccedente.
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Clausola penale nel leasing: la Cassazione frena i garanti
Un garante si oppone al decreto ingiuntivo emesso a favore di una società di locazione finanziaria per canoni scaduti e danni da risoluzione contrattuale. Il ricorrente contesta la validità della clausola penale nel leasing, ritenendola contraria al divieto di arricchimento ingiustificato. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che la clausola penale nel leasing, la quale prevede la richiesta dei canoni futuri ma impone di sottrarre quanto ricavato dalla vendita del bene recuperato, è pienamente valida e compatibile con l'articolo 1526 del codice civile. Questa struttura contrattuale evita un indebito arricchimento del concedente, garantendo un corretto equilibrio tra le parti. Il garante perde la causa e deve pagare le somme dovute.
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Rinuncia agli atti del giudizio: transazione incompleta e spese
Il Promissario Acquirente ha agito in giudizio per ottenere l'adempimento di un contratto preliminare di compravendita immobiliare stipulato con la Promittente Venditrice. I giudici di merito hanno dichiarato nullo il contratto per violazione del divieto del patto commissorio. Davanti alla Corte di Cassazione, il ricorrente ha chiesto la cessazione della materia del contendere, allegando un accordo di transazione. Tuttavia, la Corte ha rilevato che l'accordo subordinava l'abbandono della causa all'effettivo pagamento di una somma e che l'istanza era firmata solo dal difensore. Per questo motivo, i giudici hanno qualificato la richiesta come rinuncia agli atti del giudizio, dichiarando l'estinzione del processo e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali, non essendoci stata l'adesione della controparte.
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Patto commissorio: nullo il finto compromesso sulla casa
Un finto contratto preliminare di compravendita immobiliare nascondeva in realtà un prestito di denaro garantito dal trasferimento della casa in caso di mancata restituzione. I finti acquirenti hanno chiesto il trasferimento dell'immobile, ma i proprietari hanno eccepito la nullità dell'accordo. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il contratto per violazione del divieto di patto commissorio, condannando i creditori al risarcimento dei danni per aver bloccato la vendita della casa a terzi. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, respingendo il ricorso dei creditori. La Suprema Corte ha ribadito che anche un compromesso immobiliare è nullo se viene utilizzato in modo illecito per aggirare il divieto di patto commissorio e costringere il debitore a cedere il proprio bene.
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Pegno irregolare: la banca vince contro il fallimento sui titoli
Una banca ha escusso un pegno irregolare su titoli azionari compensando il ricavato con il proprio credito dopo l'apertura di un concordato preventivo da parte di una società poi fallita. Il Fallimento ha contestato l'operazione ritenendola contraria al divieto di azioni esecutive individuali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fallimento, confermando che l'operazione rientrava nella figura del pegno irregolare. In questo tipo di garanzia, la banca acquisisce la proprietà dei titoli e, in caso di inadempimento, deve restituire solo l'eccedenza rispetto al credito garantito. Di conseguenza, non si applica il divieto di patto commissorio né il blocco delle azioni esecutive tipico delle procedure concorsuali.
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Nullità del contratto per usura: immobili ceduti per debiti
I Debitori hanno trasferito alcuni immobili ai Creditori per estinguere debiti derivanti da prestiti a tassi usurari. I Debitori hanno chiesto la nullità dei contratti di compravendita, ma la Corte d'Appello ha rigettato la domanda qualificando i trasferimenti come lecite prestazioni in luogo di adempimento, omettendo di pronunciarsi sull'illiceità della causa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei Debitori, stabilendo che il trasferimento di un immobile per estinguere un debito usurario comporta la nullità del contratto per usura ai sensi dell'art. 1418 c.c., per contrasto con le norme penali imperative. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Sale and lease back: tra garanzia lecita e patto vietato
Due fideiussori si opponevano a un decreto ingiuntivo ottenuto da una banca per canoni di leasing non pagati da una società poi fallita. I garanti sostenevano che l'operazione di sale and lease back nascondesse un patto commissorio vietato, poiché la banca aveva acquistato un immobile da una società per poi concederlo in leasing a un'altra società con la stessa compagine sociale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei fideiussori, confermando la validità del contratto. La Corte ha chiarito che il sale and lease back è lecito e diventa nullo per frode alla legge solo se coesistono tre indici: un debito preesistente tra le parti, difficoltà economiche del venditore e una sproporzione tra il valore del bene e il prezzo pagato. Mancando tali elementi, l'operazione è pienamente legittima.
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Finto compromesso per coprire l’usura: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due soggetti responsabili di concorso nel reato di usura. Gli imputati avevano mascherato un prestito a tassi usurari dietro un finto contratto preliminare di compravendita immobiliare. La vittima, bisognosa di liquidità per acquistare un immobile all'asta, aveva ricevuto il denaro simulando il pagamento anticipato del prezzo, mentre gli interessi usurari erano stati camuffati da caparra penitenziale. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibili i ricorsi degli imputati, ribadendo che il finto contratto serviva solo a coprire il finanziamento illecito e a aggirare il divieto di patto commissorio. Di conseguenza, la richiesta di prescrizione del reato è stata respinta poiché l'inammissibilità del ricorso impedisce il maturare della prescrizione dopo la sentenza d'appello.
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Contratto di sale and lease back: tra finanziamento e frode
Una banca chiedeva di essere ammessa al fallimento di una società per recuperare i canoni di un contratto di sale and lease back e riottenere un immobile. Il Tribunale aveva respinto la richiesta, ritenendo il contratto nullo per violazione del divieto di patto commissorio, a causa della presunta sproporzione del prezzo e delle difficoltà economiche della società. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della banca. I giudici hanno chiarito che il contratto di sale and lease back è generalmente valido. Per dichiararlo nullo, il giudice deve accertare contemporaneamente tre indici: un debito preesistente tra le parti, la crisi dell'impresa e la sproporzione del prezzo. Poiché il Tribunale ha commesso errori di calcolo e non ha verificato la reale identità dei soggetti coinvolti, la Cassazione ha annullato la decisione, disponendo un nuovo giudizio.
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Nullità del contratto: perché non puoi fare causa due volte
Un acquirente ha citato in giudizio i venditori per ottenere la consegna di un immobile. I venditori hanno eccepito la nullità del contratto, ma il Tribunale ha accertato l'autenticità della scrittura e respinto l'eccezione. In un secondo giudizio per il rilascio del bene, gli eredi dei venditori hanno nuovamente eccepito la nullità del contratto per violazione del divieto di patto commissorio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la decisione precedente sulla validità dell'accordo copre ogni possibile vizio. Quando si richiede la nullità del contratto, il giudice deve esaminare d'ufficio tutte le possibili cause di invalidità. Di conseguenza, la sentenza passata in giudicato preclude qualsiasi successiva azione basata su motivi diversi, garantendo la stabilità delle decisioni giudiziarie.
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Divieto di patto commissorio: nullo l’immobile in garanzia
Il Debitore, per estinguere un debito, vende la propria quota di un immobile al Creditore. Contestualmente, il Creditore firma un contratto preliminare per rivendere lo stesso bene al Figlio del Debitore, con pagamento rateale. I giudici di merito dichiarano la nullità di entrambi i contratti per violazione del divieto di patto commissorio, ravvisando un collegamento negoziale volto a costituire una garanzia illecita. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, rigettando il ricorso del Creditore. La Suprema Corte ribadisce che il divieto di patto commissorio si applica a qualsiasi operazione che, al di là delle formule usate, realizzi il risultato pratico di costringere il debitore a cedere un bene in garanzia. Di conseguenza, i contratti restano nulli e le parti devono restituire quanto ricevuto.
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Sale & Lease-back nullo: la Cassazione e il divieto del patto commissorio
Un'impresa familiare in difficoltà economica vende il proprio immobile a una società finanziaria e, contemporaneamente, lo riprende in leasing. Quando l'impresa non riesce a pagare i canoni, la finanziaria agisce in giudizio. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'intera operazione è nulla. I giudici hanno ritenuto che la vendita e il leasing fossero collegati per aggirare il divieto del patto commissorio. La vendita non era reale, ma serviva solo a garantire il finanziamento, un meccanismo illegale. Di conseguenza, l'impresa ha vinto la causa e i contratti sono stati annullati.
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Vendita a basso prezzo e riacquisto caro: nullo il patto commissorio
Una compravendita immobiliare viene dichiarata nulla perché maschera un prestito, violando il divieto di patto commissorio. Il caso riguarda la vendita di un immobile a un prezzo basso, seguita dalla promessa del padre della venditrice di riacquistarlo a un prezzo molto più alto. I giudici hanno riconosciuto in questa operazione non una vera vendita, ma una garanzia per un prestito concesso dall'acquirente. Questo meccanismo è illegale perché mira ad aggirare il divieto che impedisce al creditore di appropriarsi automaticamente del bene del debitore in caso di insolvenza. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso degli eredi dell'acquirente, rendendo definitiva la decisione di nullità del contratto originale.
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