LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Partecipatio Fraudis

17 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

È la 'partecipazione alla frode'. Indica la consapevolezza da parte del terzo acquirente (chi compra il bene) che l'atto di vendita sta danneggiando le ragioni del creditore. È richiesta negli atti a titolo oneroso, come la vendita.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Azione revocatoria ordinaria: inefficace la vendita di immobili
Una società creditrice e un condominio hanno promosso un'azione revocatoria ordinaria contro una debitrice e il terzo acquirente di diversi suoi immobili. I creditori intendevano rendere inefficaci i trasferimenti immobiliari poiché sottraevano garanzie patrimoniali. L'acquirente si è difeso sostenendo la propria totale inconsapevolezza dei debiti della venditrice al momento dei contratti preliminari. I giudici di merito hanno accertato la sussistenza di indizi gravi, precisi e concordanti sulla consapevolezza dell'acquirente circa il dissesto economico della venditrice. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'acquirente: la valutazione delle prove presuntive spetta unicamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità.
Continua »
Azione revocatoria ordinaria: nulla la vendita ai parenti
Un imprenditore vende diversi immobili al figlio e al genero prima del proprio fallimento. La curatela fallimentare promuove un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace la compravendita e recuperare il patrimonio a tutela dei creditori. I parenti acquirenti contestano la richiesta, sostenendo la piena validità del trasferimento e l'anteriorità della vendita rispetto ai debiti. I giudici di merito dichiarano inefficace l'atto di vendita, rilevando la stretta parentela e l'assenza di prova dell'effettivo pagamento del prezzo pattuito. I familiari propongono quindi ricorso in Cassazione. I Supremi Giudici rigettano l'impugnazione, confermando la piena validità dell'azione promossa dal fallimento e condannando i ricorrenti al pagamento delle spese legali.
Continua »
Azione revocatoria: la finta separazione non salva i beni
Un ex amministratore di un istituto di credito in dissesto e sua moglie concordano una separazione consensuale, trasferendo l'intero patrimonio immobiliare di lui alla donna e istituendo un vincolo di destinazione per i figli. Le banche creditrici promuovono un'azione revocatoria per rendere inefficaci questi trasferimenti. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dei coniugi, confermando l'inefficacia degli atti. I giudici rilevano la dolosa preordinazione del marito e la complicità della moglie, desunte da indizi precisi: il ruolo di lui nella banca, il clamore mediatico del commissariamento e la tempistica sospetta della separazione, avviata solo un mese dopo il crollo dell'istituto. L'accordo separativo non scherma la frode ai creditori.
Continua »
Azione revocatoria: vende casa alla moglie ma la banca vince
Un ex direttore generale, sospettato di mala gestio, vende alla moglie la sua quota di alcuni immobili. La Banca, che vanta nei suoi confronti un ingente credito per risarcimento danni, agisce con un'azione revocatoria per rendere inefficace la vendita. La Corte di Cassazione dà ragione alla Banca, stabilendo un principio fondamentale: per esercitare l'azione revocatoria non serve un credito già accertato da un giudice. È sufficiente una semplice 'aspettativa di credito', purché non sia palesemente infondata. La vendita viene quindi 'revocata' nei confronti della Banca, che potrà pignorare gli immobili come se fossero ancora del suo debitore.
Continua »
Azione Revocatoria: Vendita tra fratelli non ferma il creditore
Un fornitore avvia un'azione revocatoria contro un suo debitore che aveva venduto al proprio fratello gli unici immobili di sua proprietà. La difesa sosteneva che la vendita servisse a pagare altri creditori. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando inefficace la vendita nei confronti del fornitore. Il principio stabilito è che il rapporto di parentela fa presumere la consapevolezza del danno arrecato al creditore. L'azione revocatoria ha successo perché l'atto di vendita ha di fatto diminuito la garanzia patrimoniale, rendendo più difficile il recupero del credito.
Continua »
Azione revocatoria: prova del danno e rapporti familiari
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di atti di donazione e vendita compiuti da un ex amministratore di un istituto bancario in favore del figlio. Attraverso l'azione revocatoria, è stato stabilito che il vincolo di parentela e la notorietà delle vicende giudiziarie del padre costituiscono presunzioni gravi e precise della consapevolezza del pregiudizio arrecato ai creditori. La Corte ha chiarito che per i crediti risarcitori derivanti da illecito, il debito sorge al momento del fatto dannoso, rendendo revocabili gli atti dispositivi successivi anche se compiuti prima di una sentenza definitiva di condanna.
Continua »
Azione revocatoria: quando la vendita non è frode
Una società di costruzioni ha agito in giudizio per ottenere la dichiarazione di inefficacia, tramite azione revocatoria, di diversi atti di compravendita immobiliare compiuti da una ditta debitrice a favore dei propri soci e familiari. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, stabilendo che la semplice esistenza di vincoli parentali non è sufficiente a provare la frode se gli atti risultano coerenti con un progetto imprenditoriale documentato e se non viene fornita la prova certa dell'eventus damni. La decisione sottolinea l'importanza del riparto dell'onere probatorio, che grava sul creditore per quanto riguarda la consapevolezza del pregiudizio da parte dei terzi acquirenti.
Continua »
Azione Revocatoria: dolo specifico o generico?
Un creditore ha agito con un'azione revocatoria contro la vendita di un immobile, avvenuta prima che il suo credito sorgesse. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ritenendo sufficiente il 'dolo generico', ovvero la semplice previsione del danno. La Corte di Cassazione, rilevando un forte contrasto giurisprudenziale sulla necessità di un 'dolo specifico' (preordinazione fraudolenta) o 'generico', ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rimettendo la questione alla Prima Presidente per una possibile assegnazione alle Sezioni Unite al fine di dirimere il conflitto.
Continua »
Fatture soggettivamente inesistenti: onere della prova
Una società alberghiera si vedeva contestare la detrazione IVA per fatture soggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10136/2024, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova: l'Amministrazione Finanziaria deve dimostrare che il contribuente sapeva o avrebbe dovuto sapere della frode, non necessariamente che vi abbia partecipato attivamente. La Corte ha cassato la decisione precedente, che aveva ignorato importanti elementi indiziari, rinviando il caso per un nuovo esame basato su questo principio.
Continua »
Fatture soggettivamente inesistenti: chi prova?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10066/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di fatture soggettivamente inesistenti. In un caso riguardante una società alberghiera che aveva detratto l'IVA per lavori di costruzione, l'Agenzia Fiscale contestava l'operazione sostenendo che il fornitore fosse una mera "cartiera". La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando che spetta all'Amministrazione Finanziaria provare non solo la natura fittizia del fornitore, ma anche la consapevolezza (o la colpevole ignoranza) della frode da parte del cliente. In assenza di tale prova, il diritto alla detrazione dell'IVA resta valido se l'operazione è stata effettivamente eseguita.
Continua »
Inammissibilità ricorso Cassazione: no a critiche sui fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso avverso una sentenza che aveva accolto un'azione revocatoria. La Corte ha stabilito che i motivi di ricorso, sebbene formalmente presentati come violazioni di legge, in realtà celavano una richiesta di riesame dei fatti e delle prove, attività preclusa in sede di legittimità. La decisione conferma il principio secondo cui l'inammissibilità del ricorso in Cassazione scatta quando si tenta di ottenere una nuova valutazione del merito della causa.
Continua »
Partecipatio fraudis: prova e vincoli di parentela
La Corte di Cassazione conferma la revoca di una vendita immobiliare tra un debitore e una società amministrata da un suo parente. Si stabilisce che la prova della 'partecipatio fraudis', cioè la consapevolezza dell'acquirente di danneggiare i creditori, può essere raggiunta attraverso un insieme di indizi gravi, precisi e concordanti, tra cui il legame di parentela. La Corte chiarisce anche che il nuovo creditore, a seguito di una cessione, acquisisce automaticamente il diritto di proseguire l'azione revocatoria iniziata dal cedente. L'ordinanza rigetta sia il ricorso principale dell'acquirente che quello incidentale del debitore.
Continua »
Azione revocatoria: vendita tra familiari inefficace
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due fratelli e della loro madre contro una sentenza che aveva accolto l'azione revocatoria di una società creditrice. La vendita di immobili dai figli-fideiussori alla madre era stata giudicata pregiudizievole per le ragioni del creditore, poiché i debitori si erano spogliati dei loro beni. La Corte ha confermato che, in caso di atti dispositivi tra familiari, la consapevolezza del pregiudizio si presume, rendendo l'atto inefficace nei confronti del creditore.
Continua »
Domande nuove nel processo: i limiti alla modifica
Un socio fiduciante ha citato in giudizio l'amministratore e altri due soci per inadempimento e condotte illecite. Durante la causa, ha introdotto ulteriori "domande nuove" per nullità di una delibera e mala gestio. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità di tali domande, in quanto non erano una semplice modifica di quelle originarie né una reazione alle difese avversarie, ma azioni aggiuntive e tardive.
Continua »
Azione revocatoria: quando la vendita è inefficace
La Corte di Cassazione conferma che una vendita immobiliare, anche a prezzo congruo, può essere soggetta ad azione revocatoria. La trasformazione di un bene immobile in denaro, più facilmente occultabile, costituisce un pregiudizio per il creditore. La Corte ribadisce che per dimostrare la consapevolezza dell'acquirente (scientia damni) sono sufficienti presunzioni basate su dati pubblici, come bilanci e ipoteche, senza necessità di provare un'intenzione fraudolenta. Il ricorso dell'acquirente è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Compensazione spese legali: quando è illegittima?
Una società creditrice intenta un'azione revocatoria contro una debitrice per annullare la vendita di un immobile. Il tribunale e la Corte d'Appello rigettano la domanda per mancanza di prova della frode dell'acquirente. Tuttavia, la Corte d'Appello dispone la compensazione spese legali, ritenendo la venditrice parzialmente soccombente in quanto debitrice. La Cassazione cassa questa decisione, affermando che il rigetto della domanda nel merito costituisce una vittoria piena, che dà diritto al rimborso integrale delle spese legali secondo il principio della soccombenza.
Continua »
Azione pauliana: quando è valida la notifica all’erede
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di azione pauliana intentata da una compagnia assicuratrice per revocare una compravendita immobiliare. Il provvedimento analizza la validità della notifica agli eredi di una parte deceduta durante il processo, stabilendo che l'integrazione spontanea del contraddittorio sana il vizio. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili i motivi di ricorso che miravano a una rivalutazione nel merito dei presupposti dell'azione pauliana, confermando la decisione dei giudici di secondo grado.
Continua »