La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due persone per il reato di coltivazione di stupefacenti. I due gestivano una vera e propria azienda agricola illegale, con due serre, 158 piante di cannabis, attrezzature professionali per l'essiccazione e il confezionamento sottovuoto. La Corte ha stabilito un principio chiaro: una coltivazione di queste dimensioni e con tali modalità non può mai essere considerata per 'uso personale'. L'attività era chiaramente destinata allo spaccio. La sentenza ribadisce che solo le coltivazioni domestiche di minime dimensioni, con tecniche rudimentali e un prodotto esiguo, possono non costituire reato. In questo caso, la professionalità dell'impianto ha reso evidente l'intento criminale, rendendo la condanna per coltivazione di stupefacenti inevitabile.
Continua »