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Ordine Di Allontanamento Del Questore

13 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'atto con cui il Questore dà esecuzione al decreto di espulsione del Prefetto, intimando concretamente allo straniero di lasciare il territorio nazionale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ordine di allontanamento del Questore: ricorso inammissibile
Un cittadino straniero subisce una condanna a una multa di 15.000 euro per essere rimasto in Italia violando il provvedimento prefettizio e il relativo ordine di allontanamento del Questore senza giustificato motivo. La difesa propone ricorso per Cassazione, lamentando la mancata acquisizione di documenti sanitari attestanti un presunto stato di salute ostativo alla partenza e contestando il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile: il motivo sulle prove sanitarie risulta del tutto generico e privo di dettagli, mentre il diniego delle attenuanti appare correttamente motivato dall'esistenza di precedenti penali. L'imputato deve pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ordine di allontanamento del Questore: violazione immediata
Un cittadino straniero ha ricevuto un ordine di allontanamento del Questore con l'obbligo di lasciare il territorio nazionale entro un termine prefissato. L'imputato non ha rispettato la prescrizione e il Giudice di Pace lo ha condannato per il reato previsto dalla disciplina sull'immigrazione. La difesa ha sostenuto che l'autorità giudiziaria dovesse verificare l'effettiva presenza dell'uomo in Italia al momento della citazione a giudizio. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi e ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici supremi hanno chiarito che il reato ha natura istantanea e si perfeziona alla scadenza del termine concesso. La presenza successiva al momento della notifica dell'atto processuale risulta giuridicamente irrilevante. Il ricorrente deve quindi pagare le spese processuali e versare una somma alla Cassa delle ammende.
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Ordine di allontanamento del Questore: no a moduli prestampati
Un cittadino straniero riceveva una condanna pecuniaria per essersi trattenuto in Italia violando l'ordine di allontanamento del Questore emesso dopo un decreto di espulsione. Il Giudice di Pace aveva respinto l'acquisizione di documenti sull'effettivo allontanamento e aveva inflitto la pena attraverso un modulo prestampato, omettendo di motivare il rigetto delle attenuanti generiche e della particolare tenuità del fatto. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando vizi procedurali e totale assenza di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il motivo sulle prove tardive ma ha accolto le doglianze sulla motivazione stereotipata. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno annullato la sentenza limitatamente alle attenuanti e alla tenuità del fatto, ordinando un nuovo giudizio davanti a un diverso magistrato di merito.
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Ordine di allontanamento del Questore: ricorso tardivo inammissibile
Un cittadino straniero ha ricevuto la condanna a una multa di diecimila euro per essere rimasto in Italia senza giustificato motivo, violando l'ordine di allontanamento del Questore. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo di essere inespellibile a causa della gravidanza della compagna e della successiva nascita del figlio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché la difesa non ha presentato prove né eccezioni durante il processo di primo grado, introducendo circostanze di fatto per la prima volta nel giudizio di legittimità. Inoltre, la nascita del figlio è avvenuta mesi dopo la violazione e non giustifica la condotta pregressa. Il ricorrente deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ordine di allontanamento del Questore: notifica e condanna penale
Un cittadino straniero subisce una condanna a una multa di diecimila euro per non aver rispettato l'ordine di allontanamento del Questore dal territorio nazionale. L'imputato presenta ricorso per cassazione lamentando l'assenza di prova dell'avvenuta notifica dei provvedimenti questorili e la mancata applicazione d'ufficio della continuazione rispetto a precedenti condanne per lo stesso reato. La Corte di Cassazione respinge l'impugnazione. I giudici rilevano negli atti processuali un verbale della questura che attesta la regolare consegna a mani dell'atto. Inoltre, la Corte chiarisce che il riconoscimento d'ufficio della continuazione costituisce una mera facoltà discrezionale del giudice di merito se la difesa non ne fa espressa richiesta.
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Ordine di allontanamento del Questore: sanzioni e limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale a carico di un cittadino straniero per non aver rispettato l'ordine di allontanamento del Questore dal territorio nazionale. La difesa lamentava l'illegittimità dell'intimazione rispetto a provvedimenti più gravosi e invocava la particolare tenuità del fatto. I giudici supremi hanno chiarito che l'ordine di lasciare il Paese entro una data scadenza costituisce una misura di maggior favore rispetto all'accompagnamento coattivo alla frontiera o al trattenimento in un centro di permanenza. Di conseguenza, il destinatario non ha alcun interesse giuridico a contestare la scelta della misura meno restrittiva. Inoltre, la prolungata permanenza abusiva in Italia impedisce il riconoscimento della tenuità dell'offesa, rendendo il ricorso inammissibile con condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Ordine di allontanamento del questore: prescrizione negata
Il Cittadino Straniero ha impugnato la condanna per il reato di ingiustificata inottemperanza all'ordine di allontanamento del questore dal territorio nazionale. Il ricorrente ha sostenuto la mancanza dell'elemento soggettivo e l'avvenuta prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'inottemperanza all'ordine di allontanamento del questore costituisce un reato permanente. Di conseguenza, la prescrizione non inizia a decorrere dal momento dell'ordine, ma solo quando cessa la condotta illecita, ossia con l'effettivo allontanamento dello straniero dall'Italia o, in mancanza, con la pronuncia della sentenza di primo grado. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ordine di allontanamento del Questore: la povertà non scusa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per non aver rispettato l'ordine di allontanamento del Questore. L'imputato si era giustificato lamentando la mancanza di denaro e di documenti per il viaggio. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che l'uomo non ha dimostrato alcun impegno concreto per procurarsi i documenti necessari. Inoltre, la sua situazione personale smentiva lo stato di povertà assoluta, in quanto l'uomo conviveva con la madre e il patrigno in Italia e svolgeva lavori saltuari. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, respingendo le scuse generiche e condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ordine di allontanamento del Questore: nullo senza notifica
Lo Straniero era stato condannato per non aver rispettato l'ordine di allontanamento del Questore di lasciare il territorio italiano. La difesa ha impugnato la decisione, evidenziando che tale provvedimento non era mai stato regolarmente notificato né tradotto in una lingua a lui nota. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che la prova della notifica dell'ordine di allontanamento del Questore è un elemento essenziale per la configurabilità del reato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza di condanna, rinviando il caso al Giudice di Pace per verificare l'effettiva notifica e la corretta traduzione dell'atto.
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Ordine di allontanamento del Questore violato: no alla tenuità
Lo Straniero, destinatario di un decreto di espulsione, non ha rispettato l'ordine di allontanamento del Questore che gli imponeva di lasciare l'Italia entro sette giorni. Quasi un anno dopo la scadenza del termine, si è presentato in questura chiedendo il rimpatrio. Accusato del reato di inottemperanza, la sua difesa ha richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che una permanenza illegittima di quasi un anno non può considerarsi un danno esiguo per il controllo dei flussi migratori. Di conseguenza, Lo Straniero è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ordine di Allontanamento Assente: Condanna Annullata dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per inosservanza dell'Ordine di allontanamento del Questore perché il documento non era mai stato acquisito agli atti del processo. Il giudice di merito lo aveva dato per esistente basandosi su una semplice presunzione. La Suprema Corte ha ribadito un principio fondamentale: l'ordine del Questore è un presupposto essenziale del reato. Pertanto, il giudice ha il dovere di verificarne materialmente l'esistenza, la validità e la corretta motivazione. Senza questa prova, la condanna è illegittima. Il caso dovrà essere giudicato di nuovo.
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Ordine di allontanamento: la domanda di asilo non cancella il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di uno straniero per non aver rispettato un ordine di allontanamento del Questore. La difesa sosteneva che la successiva manifestazione di volontà di chiedere protezione internazionale, comunicata via PEC, dovesse annullare il reato. I giudici hanno stabilito che il reato si perfeziona nel momento esatto in cui scade il termine per lasciare l'Italia. Una domanda di asilo presentata dopo tale scadenza non ha alcun effetto retroattivo e non può cancellare una responsabilità penale già sorta. La condanna a 10.000 euro di multa è quindi diventata definitiva.
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Impugnazione ordine questore: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione sull'impugnazione dell'ordine del questore emesso nei confronti di un cittadino straniero. Il giudice di primo grado aveva dichiarato il ricorso inammissibile perché non era stato impugnato il decreto di espulsione del Prefetto. La Suprema Corte ha ritenuto necessario acquisire il fascicolo d'ufficio per verificare la presunta violazione procedurale della mancata fissazione dell'udienza, prima di pronunciarsi nel merito.
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