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Ordinanza Ex Art. 348-Bis C.P.C.

13 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Provvedimento con cui il giudice d'appello dichiara inammissibile l'impugnazione perché non ha una ragionevole probabilità di essere accolta.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Clausola compromissoria: esclusione socio valida, ricorso inammissibile
Un socio è stato escluso da una società e ha impugnato la delibera. Il Tribunale ha dichiarato la domanda improponibile a causa di una clausola compromissoria nello statuto, che prevedeva l'arbitrato per le controversie sociali. La Corte d'Appello ha confermato. Il Socio Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione, contestando l'applicazione della clausola compromissoria e l'esclusione socio. La Cassazione ha chiarito che la delibera di esclusione rientra nell'attività sociale e non è automaticamente devoluta agli arbitri, ma ha comunque dichiarato inammissibile il ricorso del socio per vizi procedurali, rigettando le sue pretese e condannandolo alle spese.
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Liberazione del fideiussore: la Cassazione conferma il debito
Un istituto di credito ha chiesto a dei garanti il pagamento del debito di una società loro garantita. I garanti si sono opposti chiedendo la liberazione del fideiussore ex art. 1956 c.c., sostenendo che la banca avesse concesso ulteriore credito pur conoscendo il dissesto della debitrice. A seguito di verdetto sfavorevole, i garanti hanno impugnato sia la sentenza di primo grado sia l'ordinanza d'appello, senza però separare i motivi di ricorso relativi ai due diversi provvedimenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso: i garanti non hanno dimostrato che la banca conoscesse il peggioramento economico della società al momento dei finanziamenti, né che avesse concesso nuovo credito dopo il rilascio delle garanzie. Inoltre, i garanti avevano il dovere e la possibilità di informarsi autonomamente sulla società. I garanti perdono la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese di lite.
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Inammissibilità dell’appello: l’inquilino perde la causa
Un inquilino di un alloggio pubblico contesta i conteggi delle quote condominiali e dei canoni di locazione richiesti dall'ente gestore. Il Tribunale rigetta la domanda per mancanza di prove. La Corte d'Appello dichiara inammissibile il gravame per mancanza di ragionevoli probabilità di accoglimento. L'inquilino ricorre in Cassazione impugnando direttamente questa ordinanza. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità dell'appello e del successivo ricorso: l'ordinanza di filtro in appello non è impugnabile per motivi di merito, ma solo per vizi procedurali propri. Per contestare il merito della decisione, l'inquilino avrebbe dovuto impugnare la sentenza di primo grado. Il ricorso viene quindi dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese di giudizio.
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Ordinanza di inammissibilità dell’appello: l’errore fatale
Un correntista ha citato in giudizio un istituto bancario chiedendo la restituzione di somme per anatocismo e tassi usurari. Il Tribunale ha rigettato la domanda e la Corte d'appello ha dichiarato inammissibile l'impugnazione con ordinanza per mancanza di ragionevoli probabilità di accoglimento. Il correntista ha proposto ricorso in Cassazione impugnando esclusivamente l'ordinanza d'appello e non la sentenza di primo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, a fronte di un'ordinanza di inammissibilità dell'appello, la parte deve impugnare direttamente la sentenza di primo grado, a meno che l'ordinanza stessa non presenti vizi procedurali propri. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Usura Bancaria: Causa Persa per un Errore nell’Impugnazione
Una cliente intenta causa a una banca per usura su un mutuo, ma il tribunale le dà torto. La Corte d'Appello dichiara il suo gravame inammissibile. La cliente commette un errore fatale appellando quest'ultima decisione alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso a sua volta inammissibile, stabilendo un principio chiaro: in caso di inammissibilità dell'appello, si deve impugnare la sentenza di primo grado, non l'ordinanza del secondo. La scorretta impugnazione ordinanza inammissibilità appello costa la causa alla cliente, che viene condannata a pagare le spese.
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Impugnazione ordinanza 348-bis: guida Cassazione
Una società e alcuni eredi hanno presentato ricorso in Cassazione contro un'ordinanza di inammissibilità della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che in caso di inammissibilità ai sensi dell'art. 348-bis c.p.c., il rimedio corretto non è l'impugnazione dell'ordinanza stessa, ma il ricorso contro la sentenza di primo grado, da presentare entro il termine che decorre dalla comunicazione dell'ordinanza di inammissibilità.
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Ricorso ex art. 348-bis: quando è inammissibile
Una società ha impugnato in Cassazione un'ordinanza di inammissibilità emessa dalla Corte d'Appello ai sensi dell'art. 348-bis c.p.c. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il **ricorso ex art. 348-bis** può essere proposto solo per vizi procedurali propri dell'ordinanza stessa e non per contestare il merito della decisione di primo grado. Inoltre, l'impugnazione avrebbe dovuto essere rivolta contro la sentenza di primo grado, non contro l'ordinanza d'appello.
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Inammissibilità appello: i termini per il ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso una sentenza di primo grado, poiché proposto oltre il termine breve di 60 giorni. Tale termine, in caso di inammissibilità dell'appello, decorre dalla comunicazione dell'ordinanza della Corte d'Appello che ha filtrato il gravame. La decisione ribadisce la natura non impugnabile dell'ordinanza di inammissibilità e la perentorietà dei termini processuali.
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Impugnazione ordinanza 348 bis: limiti e inammissibilità
Un debitore, a seguito di un'azione revocatoria su una donazione, ha contestato la valutazione del suo patrimonio. La Corte d'Appello ha respinto il gravame con un'ordinanza di inammissibilità ex art. 348 bis c.p.c. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: l'ordinanza che conferma la sentenza di primo grado non è autonomamente impugnabile per motivi di merito, anche se la motivazione è parzialmente diversa. L'unico atto impugnabile resta la sentenza del tribunale.
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Termine ricorso cassazione: 60 giorni dalla PEC
Una compagnia aerea è stata condannata a risarcire un passeggero per la consegna ritardata del bagaglio. Dopo che il suo appello è stato dichiarato inammissibile, la compagnia ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha però dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, stabilendo che il termine ricorso cassazione di 60 giorni decorre dalla data della comunicazione via PEC dell'ordinanza di inammissibilità dell'appello, un termine che la compagnia non aveva rispettato.
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Violazione del contraddittorio: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte d'Appello per violazione del contraddittorio. La decisione era stata deliberata prima della scadenza del termine concesso a una parte per depositare le proprie note di replica, vanificando di fatto il suo diritto di difesa. Il caso trae origine da una controversia sulla responsabilità professionale di un avvocato. La Suprema Corte ha ribadito che il rispetto dei termini processuali è essenziale per garantire un giusto processo.
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Responsabilità amministratore: onere della prova
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un ex amministratore per la gestione illecita di fondi societari, rigettando il suo ricorso. L'ordinanza chiarisce i limiti della prova in appello e i criteri sulla responsabilità amministratore, sottolineando che allegazioni generiche e prassi non documentate non sono sufficienti a superare le contestazioni specifiche su spese personali, rimborsi carburante e compensi anticipati.
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Tardività del ricorso: appello inammissibile
Una dottoressa impugna un'ordinanza di inammissibilità. La Cassazione dichiara il suo ricorso inammissibile per tardività del ricorso, essendo stato notificato oltre il termine di 60 giorni dalla comunicazione del provvedimento. La Corte chiarisce anche che la trattazione scritta soddisfa l'obbligo di sentire le parti.
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