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Ordinanza De Plano

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57 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento, chiarendo che, dopo la riforma del 2017, l'impugnazione è possibile solo per motivi tassativi. L'omessa motivazione del giudice sulle cause di proscioglimento (art. 129 c.p.p.) non rientra tra questi, rendendo il ricorso inaccoglibile e comportando la condanna dell'imputato al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Pene accessorie patteggiamento: l’ordinanza Cassazione
La Corte di Cassazione, con ordinanza, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di patteggiamento per reati di bancarotta. L'analisi si concentra sulla tempistica della richiesta relativa alle pene accessorie patteggiamento e sui criteri di determinazione della loro durata, confermando che la richiesta va fatta contestualmente al patteggiamento e che la durata è decisa dal giudice secondo l'art. 133 c.p., non in base alla pena principale.
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Inammissibilità ricorso patteggiamento: il limite
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso contro una sentenza di patteggiamento per bancarotta fraudolenta. Il motivo dell'impugnazione non rientrava tra quelli tassativamente previsti dall'art. 448, co. 2-bis c.p.p., introdotto dalla riforma Orlando. Di conseguenza, si conferma la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria, evidenziando la stretta interpretazione delle norme sull'inammissibilità ricorso patteggiamento.
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Ricorso Patteggiamento: i limiti dopo la Riforma Orlando
Un'imputata per reati di bancarotta ha presentato ricorso contro la sentenza di patteggiamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso patteggiamento inammissibile, chiarendo che, dopo la riforma del 2017, i motivi di impugnazione sono tassativi e non includono la mancata valutazione delle condizioni per il proscioglimento. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento inammissibile: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per reati di introduzione di prodotti con marchi falsi e ricettazione. Il motivo del ricorso si basava sulla presunta mancata valutazione da parte del giudice delle cause di proscioglimento. La Suprema Corte ha confermato che, ai sensi dell'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., un ricorso patteggiamento inammissibile è la conseguenza inevitabile quando l'appello si fonda su tale specifica doglianza, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
Un'imputata ha proposto ricorso contro una sentenza di patteggiamento per reati di rapina e furto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso patteggiamento inammissibile, in quanto i motivi presentati erano del tutto generici e non criticavano adeguatamente la decisione del giudice. La Corte ha sottolineato che, secondo la normativa vigente, l'appello contro una sentenza di patteggiamento ha limiti molto stringenti. Di conseguenza, l'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: accordo in appello e limiti
Un imprenditore, condannato per bancarotta fraudolenta, dopo aver ottenuto una riduzione di pena tramite un accordo in appello, ha presentato ricorso in Cassazione cercando l'assoluzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che l'accordo preclude ulteriori contestazioni sulla colpevolezza e condannando il ricorrente al pagamento di spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: l’inammissibilità ex art. 448
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento per tentata rapina. Il ricorso era basato sulla mancata valutazione, da parte del giudice, delle condizioni per un proscioglimento immediato. La Corte ribadisce che, ai sensi dell'art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen., tale motivo di ricorso patteggiamento è espressamente precluso, confermando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Prove nuove revisione: quando sono inammissibili?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per la revisione di una condanna per calunnia. La richiesta si basava su dichiarazioni di una coimputata non rese nel processo originario. La Corte stabilisce che le prove che potevano essere acquisite nel primo giudizio non costituiscono "prove nuove" ai sensi dell'art. 630 c.p.p., ribadendo che la revisione è un rimedio straordinario e non un'impugnazione tardiva per correggere strategie processuali passate. Le prove nuove per la revisione devono avere una capacità dimostrativa tale da scardinare il giudicato.
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Appello penale detenuto: no elezione domicilio se in carcere
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'appello penale del detenuto, anche se per una causa diversa da quella per cui si procede, non può essere dichiarato inammissibile per la mancata elezione di domicilio. Secondo i giudici, tale adempimento è un formalismo eccessivo e sproporzionato, poiché la notifica degli atti può essere effettuata direttamente in carcere, garantendo così il diritto di accesso alla giustizia sancito anche dalla CEDU.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20335/2025, ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati contro una sentenza di patteggiamento per furto pluriaggravato. I ricorrenti lamentavano vizio di motivazione e la mancata valutazione di cause di proscioglimento. La Corte ha ribadito che il ricorso patteggiamento è consentito solo per i motivi tassativamente elencati dall'art. 448, comma 2-bis c.p.p., tra cui non rientrano le censure sollevate. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: i motivi in Cassazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso contro una sentenza di patteggiamento. Un imputato, condannato per minaccia aggravata, ha impugnato la sentenza lamentando la mancata valutazione delle cause di proscioglimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso patteggiamento inammissibile, ribadendo che, a seguito della riforma del 2017 (art. 448, comma 2-bis c.p.p.), tale impugnazione è possibile solo per specifici motivi tassativamente elencati, tra cui non rientra quello sollevato dal ricorrente. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Ricorso patteggiamento: i motivi non consentiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento presentato da un imputato. Il motivo del ricorso, ovvero la presunta mancata valutazione da parte del giudice di una possibile causa di assoluzione (ex art. 129 c.p.p.), non rientra tra le ragioni tassativamente previste dalla legge per impugnare una sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti. La Corte ha ribadito che, a seguito della riforma del 2017, i motivi di ricorso sono limitati a vizi della volontà, errore di qualificazione giuridica o illegalità della pena. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso cassazione patteggiamento: i motivi ammessi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso proposto contro una sentenza di patteggiamento (applicazione della pena su richiesta). La Corte ha stabilito che i motivi dell'appello, relativi alla motivazione sul trattamento sanzionatorio, non rientrano tra quelli tassativamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. Di conseguenza, il ricorso cassazione patteggiamento è stato respinto con condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso patteggiamento: i motivi di inammissibilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento poiché i motivi proposti non rientravano tra quelli tassativamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. L'impugnazione contestava l'omessa motivazione sul trattamento sanzionatorio, un motivo non consentito per questo tipo di sentenze. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per reati fallimentari. La decisione chiarisce che il ricorso patteggiamento è consentito solo per i motivi tassativamente previsti dalla legge, escludendo contestazioni generiche sulla prova. L'imputato, che lamentava la mancata prova del dolo, è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Impugnazione spese sequestro: la via corretta
Una società, dopo la revoca di un sequestro preventivo, ha chiesto il rimborso delle spese anticipate per un collaboratore dell'amministratore giudiziario. Il Tribunale ha respinto l'istanza. La società ha proposto ricorso diretto in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile in quella sede, chiarendo che la corretta procedura per l'impugnazione delle spese di sequestro è l'incidente di esecuzione. Ha quindi riqualificato il ricorso come opposizione e rinviato gli atti al Tribunale competente.
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