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Operazioni Dolose

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102 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Bancarotta impropria erariale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un ex amministratore per bancarotta impropria erariale. La Corte ha stabilito che l'omissione sistematica del versamento di imposte e contributi per anni costituisce un'operazione dolosa, la cui conseguenza, il fallimento, era prevedibile. La responsabilità penale sussiste anche se il fallimento è stato dichiarato circa dodici anni dopo la cessazione dalla carica, poiché le cause del dissesto erano state create durante la sua gestione.
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Bancarotta impropria: condanna per debiti fiscali
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta impropria e documentale nei confronti di un amministratore di società. Il reato di bancarotta impropria è stato integrato dal sistematico e ingente mancato versamento dei tributi, considerato un'operazione dolosa che ha cagionato il dissesto e il successivo fallimento. La Corte ha chiarito che per tale reato è sufficiente il dolo generico, ossia la consapevolezza che la propria condotta possa portare al fallimento, respingendo il ricorso dell'imputato.
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Bancarotta fraudolenta: no al ne bis in idem per reati fiscali
La Corte di Cassazione ha stabilito che un amministratore, già condannato per reati fiscali come l'omesso versamento di imposte, può essere processato e condannato anche per bancarotta fraudolenta impropria. Secondo la Corte, non si viola il principio del 'ne bis in idem' (divieto di essere processati due volte per lo stesso fatto) perché i due reati, pur originando da una condotta simile, tutelano beni giuridici diversi e hanno eventi finali distinti: l'evasione fiscale da un lato e il dissesto della società dall'altro.
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Bancarotta documentale: la Cassazione fa il punto
Un amministratore di società, condannato per bancarotta documentale e impropria, ha presentato ricorso in Cassazione. Era accusato di aver distrutto le scritture contabili e di aver peggiorato il dissesto della società con operazioni dolose, come l'evasione fiscale sistematica. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la totale assenza di contabilità dimostra l'intento di danneggiare i creditori e che il mancato pagamento sistematico delle imposte costituisce un'operazione dolosa che aggrava il dissesto.
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Bancarotta fraudolenta impropria: dolo eventuale
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta impropria a carico di un amministratore di fatto. La sentenza chiarisce che il sistematico e protratto inadempimento delle obbligazioni fiscali e previdenziali integra le "operazioni dolose" previste dalla legge, essendo sufficiente il dolo eventuale, ovvero la consapevole accettazione del rischio che tali condotte causino il dissesto della società.
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Bancarotta fraudolenta e truffa: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di truffa e bancarotta fraudolenta, annullando con rinvio la sentenza d'appello per la posizione di un promotore finanziario in relazione alla truffa e per due amministratori riguardo la bancarotta documentale. La Corte ha chiarito i criteri per determinare la complicità del promotore che, pur consapevole dei rischi, ha taciuto ai clienti in cambio di ingenti provvigioni. Ha inoltre confermato che le operazioni dolose che aggravano il dissesto di una società, anche senza distrazione diretta di beni, integrano il reato di bancarotta fraudolenta.
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Bancarotta impropria: quando un’operazione è dolosa
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta impropria a carico dell'amministratrice di una S.r.l. fallita a seguito di un'operazione dolosa. Il caso riguardava l'acquisizione di un ramo d'azienda da un'altra società, gestita dalla stessa imputata, con l'accollo di passività insostenibili che hanno inevitabilmente condotto al dissesto. La sentenza chiarisce la distinzione tra rischio d'impresa e operazione dolosa, sottolineando come l'assenza di una reale prospettiva economica e la consapevolezza del danno per la società e i creditori configurino il reato.
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Bancarotta documentale: intenti e differenze
Una amministratrice, condannata in appello per bancarotta fraudolenta per operazioni dolose (mancato pagamento di imposte) e per bancarotta documentale (omessa tenuta delle scritture contabili), ha visto la sua condanna annullata dalla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha ritenuto che la sentenza d'appello fosse viziata da una motivazione carente. In particolare, non è stato provato il nesso di causalità tra l'omesso versamento delle imposte e il fallimento, né è stato adeguatamente accertato il 'dolo specifico' richiesto per la bancarotta documentale, ovvero l'intenzione di recare pregiudizio ai creditori.
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Pena sostitutiva: il giudice deve acquisire gli atti
La Corte di Cassazione ha parzialmente annullato una sentenza di condanna per bancarotta fraudolenta. Sebbene la condanna per il reato sia stata confermata, la Corte ha stabilito che il diniego della pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità era illegittimo. I giudici di merito avevano rigettato la richiesta per mancanza del programma di lavoro e del consenso dell'ente, ma la Cassazione ha chiarito che spetta al giudice acquisire d'ufficio tale documentazione, non potendosi limitare a una mera constatazione della sua assenza.
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Bancarotta fraudolenta operazioni dolose: la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta operazioni dolose nei confronti di un professionista, ritenuto amministratore di fatto e ideatore di un'operazione finanziaria complessa. L'operazione consisteva nella creazione di una società 'contenitore', priva di reali attività, destinata ad assorbire, tramite fusione, due altre società già decotte e gravate da ingenti passività. Sebbene il perito che aveva redatto la stima degli asset fosse stato assolto, la Corte ha ritenuto provata la piena consapevolezza dell'imputato, che aveva scientemente destinato la nuova società al fallimento sin dalla sua costituzione. La sentenza chiarisce che tali manovre, volte a isolare le passività in un'entità destinata a fallire, integrano pienamente il reato contestato.
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Operazioni dolose: evasione fiscale e bancarotta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un amministratore condannato per bancarotta fraudolenta. La Corte ha stabilito che la sistematica evasione delle imposte e dei contributi previdenziali costituisce 'operazioni dolose' ai sensi della legge fallimentare, anche se il fallimento della società si verifica dopo la cessazione dalla carica dell'amministratore. Secondo la Corte, non è necessaria la volontà di causare il dissesto, ma è sufficiente la consapevolezza di compiere operazioni che aumentano l'esposizione debitoria della società.
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Bancarotta fraudolenta: l’omissione di debiti fiscali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'amministratrice condannata per bancarotta fraudolenta. La sentenza conferma che l'omissione sistematica e protratta del pagamento di debiti fiscali e previdenziali, che ha causato il dissesto della società, costituisce un'operazione dolosa penalmente rilevante. Anche la mancata tenuta delle scritture contabili è stata ritenuta funzionale all'illecito, escludendo qualsiasi attenuante.
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Bancarotta impropria: quando è reato e conseguenze
La Corte di Cassazione conferma la condanna di due amministratori per bancarotta impropria, causata dal sistematico omesso versamento di imposte per oltre 20 milioni di euro. La società era usata come 'cartiera' in una complessa frode fiscale. La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ribadendo che la responsabilità penale sussiste anche per l'amministratore con un ruolo apparentemente formale e che l'omissione fiscale sistematica costituisce un'operazione dolosa che porta al fallimento, richiedendo solo un dolo generico.
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Bancarotta per debiti fiscali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta impropria a carico degli amministratori di una società fallita a causa del sistematico omesso versamento dei tributi. Secondo la Corte, tale condotta costituisce un'operazione dolosa che rende prevedibile il dissesto, integrando il reato anche in assenza di uno specifico intento di far fallire l'impresa. Il caso in esame chiarisce che la crisi di mercato o le azioni volte a salvare l'azienda non escludono la responsabilità penale quando la bancarotta per debiti fiscali è la conseguenza prevedibile di scelte gestionali consapevoli.
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Operazioni dolose: guida alla bancarotta impropria
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un amministratore per bancarotta impropria, chiarendo che il sistematico inadempimento degli obblighi fiscali costituisce una delle 'operazioni dolose' previste dalla legge fallimentare. La Corte ha stabilito che per configurare il reato non è necessario l'intento diretto di causare il fallimento, ma è sufficiente l'accettazione del rischio che la propria condotta gestionale porti la società al collasso. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza dei motivi.
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Bancarotta fraudolenta: la guida alla condanna
Amministratori di una società in liquidazione sono stati condannati per bancarotta fraudolenta. La Cassazione ha confermato la condanna, ritenendo che una serie di operazioni dolose, compiute a vantaggio di un'altra società collegata, avessero aggravato il dissesto finanziario della prima, portandola al fallimento. La Corte ha chiarito che per la condanna è sufficiente la consapevolezza di compiere atti pericolosi per la salute economica dell'impresa.
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Bancarotta impropria: dolo generico è sufficiente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11402/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore condannato per bancarotta impropria. La Corte ha ribadito che, per configurare il reato, è sufficiente il dolo generico, ovvero la consapevolezza di compiere operazioni pericolose per la salute finanziaria della società, senza che sia necessario l'intento specifico di causarne il fallimento. Anche le condotte omissive possono integrare il reato.
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Bancarotta impropria: non pagare le tasse è reato?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11740/2025, ha annullato l'assoluzione di un amministratore accusato di bancarotta impropria. La Corte ha stabilito che l'omissione sistematica e protratta del versamento delle imposte costituisce un'operazione dolosa che, se causa il fallimento, integra il reato. La richiesta di rateizzazione del debito, in un contesto di dissesto già conclamato, non è sufficiente a escludere il dolo, potendo essere considerata un mero espediente per ritardare la dichiarazione di fallimento.
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Bancarotta fraudolenta operazioni dolose: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta per operazioni dolose a carico del presidente di una cooperativa che ha sistematicamente omesso il versamento dei contributi, mascherando il lavoro subordinato sotto la forma di cooperativa artigiana. Il dissesto, derivante dal debito accumulato, è stato ritenuto conseguenza prevedibile di una condotta fraudolenta. La Corte ha invece annullato con rinvio la condanna per bancarotta documentale, ritenendo necessaria una più approfondita valutazione del dolo specifico di recare pregiudizio ai creditori.
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Operazioni dolose: il mancato pagamento di tasse
Un amministratore è stato condannato per aver causato il fallimento della propria società attraverso operazioni dolose, consistenti nel sistematico mancato pagamento di imposte e contributi. La Corte di Cassazione ha confermato questa condanna, specificando che tale condotta, rendendo prevedibile il dissesto, integra il reato. Tuttavia, la Corte ha annullato la condanna per bancarotta documentale, rinviando a un nuovo giudizio per un errore nella valutazione dell'elemento psicologico (dolo) richiesto dalla norma.
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