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Oneri Riflessi

13 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Costi che il datore di lavoro sostiene in aggiunta alla retribuzione lorda del dipendente, come i contributi previdenziali e assistenziali a suo carico. La Corte ha specificato che l'IRAP non rientra tra questi.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Compensi avvocati dipendenti pubblici: cause vinte senza premio
Alcuni legali assunti con contratto di lavoro subordinato chiedono il pagamento dei compensi avvocati dipendenti pubblici per le cause vinte nell'interesse dell'ente locale. Gli avvocati sostengono che il contratto collettivo nazionale attribuisca direttamente il diritto alle somme. L'Ente Pubblico rifiuta il pagamento perché manca un regolamento interno che ne disciplini l'effettiva erogazione. La Corte di Cassazione rigetta la domanda degli avvocati. I giudici spiegano che la norma del contratto collettivo ha natura meramente programmatica. Pertanto, la clausola non produce un diritto immediato in busta paga senza un successivo atto amministrativo dell'ente. La Suprema Corte dichiara inammissibile anche la richiesta di risarcimento del danno presentata in secondo momento, poiché costituisce una domanda nuova vietata nel rito del lavoro. L'Ente Pubblico vince la causa e non deve pagare le somme pretese.
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Calcolo TFS avvocati enti pubblici: no agli onorari di causa
Un avvocato dipendente di un ente previdenziale ha contestato la riliquidazione al ribasso del proprio trattamento di fine servizio. L'ente pubblico aveva inizialmente determinato l'importo includendo la quota di onorari legali e l'indennità di albo, per poi ricalcolare la somma ed escludere tali voci accessorie. Il lavoratore ha richiesto in giudizio il ripristino delle somme escluse o la restituzione dei contributi accantonati dall'amministrazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Riguardo al calcolo TFS avvocati enti pubblici, la giurisprudenza esclude gli onorari legali dalla nozione di stipendio tabellare utile alla liquidazione. Inoltre, gli accantonamenti contestati costituiscono oneri previdenziali a carico del datore di lavoro e non trattenute retributive. L'ex dipendente perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Accordo transattivo: l’importo lordo e i contributi
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un accordo transattivo, la dicitura "somma lorda" si riferisce ai soli oneri a carico del lavoratore (fiscali e previdenziali), escludendo i contributi a carico del datore di lavoro, a meno che non sia diversamente specificato. Il caso riguardava una lavoratrice che, dopo una conciliazione, si era vista detrarre anche la quota contributiva datoriale. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi, confermando che l'interpretazione del contratto spetta al giudice di merito e che la somma lorda pattuita non poteva essere decurtata di oneri non a carico della lavoratrice.
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IRAP avvocati enti pubblici: l’imposta è a carico?
Un ente pubblico previdenziale ha trattenuto illegittimamente una parte dei compensi professionali di un suo avvocato dipendente per coprire l'IRAP. L'avvocato ha contestato la trattenuta. La Corte di Cassazione ha dato ragione al professionista, stabilendo che nel caso di IRAP avvocati enti pubblici, l'onere fiscale ricade esclusivamente sul datore di lavoro. La Corte ha affermato che l'imposta non può essere trasferita sul dipendente, né tramite trattenute dirette né riducendo i fondi destinati ai compensi. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova decisione conforme a questo principio.
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IRAP onorari avvocati: non grava sul dipendente
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ente pubblico non può trattenere l'importo dell'IRAP dai compensi professionali dei propri avvocati dipendenti. Con questa ordinanza, si afferma che l'IRAP onorari avvocati è un'imposta a carico esclusivo del datore di lavoro e non può essere traslata sui lavoratori, né direttamente né indirettamente, salvo il superamento di specifici tetti di spesa che l'ente ha l'onere di dimostrare. La sentenza della Corte d'Appello è stata quindi cassata con rinvio.
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IRAP avvocati pubblici: chi paga il conto finale?
Un avvocato dipendente di un ente comunale ha contestato la trattenuta a titolo di IRAP operata dal Comune sui suoi compensi professionali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4681/2024, ha stabilito che l'onere relativo all'IRAP avvocati pubblici grava esclusivamente sull'ente datore di lavoro. Di conseguenza, la trattenuta diretta dalla retribuzione del legale è illegittima. L'ente deve, invece, accantonare preventivamente le somme necessarie a coprire l'imposta dal fondo destinato ai compensi, sulla base di un regolamento o di un accordo collettivo.
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IRAP compensi avvocati: no alla traslazione al dipendente
Un gruppo di avvocati dipendenti di un ente pubblico previdenziale ha contestato la condotta del proprio datore di lavoro, il quale riduceva i loro compensi professionali per coprire il costo dell'IRAP. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha accolto il ricorso dei legali. I giudici hanno stabilito che l'IRAP è un'imposta a carico esclusivo dell'ente pubblico in qualità di datore di lavoro. Di conseguenza, non è ammissibile alcuna forma di 'traslazione', né diretta né indiretta, di tale onere sul lavoratore. La Corte ha chiarito che il diritto alla retribuzione degli avvocati si fonda su legge e contrattazione, e le norme di contabilità pubblica non possono essere usate per giustificare una riduzione dei compensi dovuti. La sentenza della corte d'appello è stata quindi annullata con rinvio.
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Compenso avvocati pubblici: no alla trattenuta IRAP
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ente pubblico non può ridurre il compenso degli avvocati pubblici dipendenti per coprire i costi dell'IRAP. Questa imposta è un onere esclusivo del datore di lavoro e non può essere trasferita, neanche indirettamente, sul lavoratore. La decisione sottolinea la netta separazione tra le norme sulla contabilità pubblica, che riguardano la gestione del bilancio dell'ente, e il diritto del dipendente a ricevere la retribuzione pattuita, che si fonda sulla legge e sulla contrattazione collettiva.
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IRAP avvocati pubblici: illegittima la trattenuta
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che l'IRAP sui compensi professionali degli avvocati dipendenti di enti pubblici grava esclusivamente sull'ente datore di lavoro. È stata dichiarata illegittima qualsiasi forma di trattenuta o riduzione del compenso finalizzata a coprire tale imposta, in quanto configurerebbe un'indebita traslazione del carico fiscale. La decisione chiarisce che le norme sulla contabilità pubblica e i vincoli di bilancio non possono prevalere sul diritto retributivo del lavoratore, che trova fondamento nella legge e nella contrattazione collettiva. Pertanto, in tema di IRAP avvocati pubblici, la Corte ha annullato la decisione d'appello e ha affermato il diritto dei legali a ricevere i compensi in misura integrale.
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IRAP avvocati enti pubblici: chi paga il conto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'IRAP sui compensi professionali degli avvocati dipendenti di enti pubblici è a carico esclusivo dell'ente datore di lavoro. L'ordinanza chiarisce che la Pubblica Amministrazione non può traslare l'onere fiscale sul lavoratore, né direttamente né indirettamente riducendo le somme destinate ai compensi. La decisione sottolinea la natura retributiva di tali compensi e distingue l'obbligazione contrattuale verso il dipendente dalle norme di contabilità pubblica, accogliendo il ricorso dell'avvocato.
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IRAP compensi avvocati pubblici: chi paga il conto?
Un importante ente previdenziale ha trattenuto l'IRAP dai compensi professionali dei propri legali interni. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14614/2025, ha stabilito che tale pratica è illegittima. La Corte ha chiarito che l'IRAP sui compensi degli avvocati pubblici è un'imposta a carico esclusivo del datore di lavoro e non può essere in alcun modo, né direttamente né indirettamente, trasferita sui dipendenti. La decisione sottolinea la natura retributiva di tali compensi e distingue nettamente la gestione contabile dell'ente dal diritto del lavoratore alla piena retribuzione.
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IRAP avvocati pubblici: la Cassazione vieta la rivalsa
Un avvocato di un ente pubblico ha contestato le trattenute effettuate dal suo datore di lavoro sui compensi professionali a titolo di IRAP. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la questione dell'IRAP per gli avvocati pubblici è chiara: l'imposta è a carico esclusivo dell'ente e non può essere in alcun modo trasferita sul dipendente attraverso decurtazioni. La necessità di copertura della spesa pubblica, secondo la Corte, non può giustificare la violazione del diritto del lavoratore alla piena retribuzione.
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Oneri riflessi: non dovuti alla PA per avvocati interni
Una società si è opposta a diverse cartelle di pagamento con cui un ente pubblico richiedeva il versamento di costi legali aggiuntivi, definiti "oneri riflessi", per l'attività dei propri avvocati dipendenti. Il Tribunale di Firenze ha accolto l'opposizione, stabilendo che gli oneri riflessi costituiscono un costo interno per la Pubblica Amministrazione e non possono essere addebitati alla parte soccombente in un giudizio. Di conseguenza, le richieste di pagamento sono state annullate.
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