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Onere Probatorio

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1431 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Improcedibilità del ricorso: l’onere del deposito
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso di un ex amministratore societario a causa del mancato deposito della copia della sentenza impugnata munita della relata di notifica. La Corte ribadisce che tale adempimento è un onere imprescindibile per il ricorrente, necessario a dimostrare la tempestività dell'impugnazione, e la sua omissione non è sanabile, determinando la chiusura del processo senza esame del merito.
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Travisamento della prova: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un cittadino contro l'INPS in una causa per un assegno sociale. La Corte chiarisce che il motivo del travisamento della prova non può essere utilizzato per ottenere un riesame dei fatti, attività preclusa nel giudizio di legittimità. La decisione si fonda sulla distinzione tra una nuova valutazione del merito e un errore percettivo del giudice, ribadendo i rigidi limiti del ricorso per cassazione.
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Danno sindacale: prova e onere della prova in Cassazione
Un sindacato ha citato in giudizio un'agenzia pubblica per condotta antisindacale, chiedendo il risarcimento per danno all'immagine e perdita di chance. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha rigettato il ricorso. La sentenza sottolinea che il danno sindacale non è mai presunto (in re ipsa), ma deve essere concretamente provato dalla parte che lo lamenta. Nel caso specifico, il sindacato non solo non ha dimostrato un calo di iscritti, ma i dati indicavano un loro aumento, contraddicendo la tesi del danno subito.
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Circostanze eccezionali: Volo cancellato per Covid?
Due passeggeri si sono visti cancellare il volo a causa della pandemia Covid-19 e hanno richiesto la compensazione pecuniaria alla compagnia aerea. Mentre il giudice di primo grado ha accolto la domanda, il tribunale d'appello l'ha respinta, qualificando la pandemia come una delle 'circostanze eccezionali' previste dalla normativa europea che esonera il vettore dal pagamento. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha ritenuto la questione di fondamentale importanza e ha rinviato il caso a una pubblica udienza per una decisione definitiva, senza ancora stabilire se la pandemia rientri o meno in tali circostanze.
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Qualifica di artigiano: prevalenza del lavoro sul capitale
Un imprenditore individuale, titolare di un'impresa di installazione impianti, ha contestato la richiesta di contributi da parte dell'ente previdenziale. La Corte di Cassazione ha chiarito che per la qualifica di artigiano, il criterio decisivo è la prevalenza del lavoro personale sul capitale investito nell'impresa, non la prevalenza dell'attività artigiana su altre professioni svolte dal titolare. La sentenza della Corte d'Appello è stata annullata e il caso rinviato per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Rimborso credito IVA: i termini di decadenza biennale
Una società aveva inizialmente optato per la compensazione del proprio credito IVA, ma in seguito ne ha chiesto il rimborso. L'Agenzia delle Entrate ha respinto la richiesta a causa della scadenza del termine di decadenza biennale. La Corte di Cassazione ha confermato che la scelta della compensazione non sospende né interrompe il termine di due anni per richiedere il rimborso credito IVA, che decorre in modo autonomo. La Corte ha quindi respinto il ricorso del contribuente, chiarendo che solo in casi eccezionali e provati di cessazione definitiva dell'attività la richiesta può essere 'trasformata', ma il rimborso deve comunque essere richiesto tempestivamente entro i termini di legge.
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Collaborazione parasubordinata post-amministratore
La Corte di Cassazione conferma che la cessazione della carica di amministratore non impedisce la configurazione di una successiva collaborazione parasubordinata con la stessa società. L'ordinanza chiarisce che il nuovo rapporto va valutato autonomamente, sulla base delle concrete modalità di svolgimento della prestazione lavorativa, distinguendolo nettamente dal precedente incarico societario.
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Lavoro convivente more uxorio: quando è subordinato?
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che riconosce l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato tra una donna e il suo convivente, titolare di uno studio legale. Nonostante la presunzione di gratuità legata al rapporto affettivo, la Corte ha ritenuto provata la subordinazione grazie a elementi come compensi costanti, documenti che attestavano diritti tipici del lavoratore (ferie, TFR) e testimonianze. Questo caso chiarisce come il lavoro del convivente more uxorio possa essere tutelato quando sussistono prove concrete di un vincolo professionale.
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Opposizione stato passivo: onere della prova creditore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ente previdenziale contro l'esclusione di due crediti dallo stato passivo di una società in amministrazione straordinaria. La decisione conferma che, nell'ambito di un'opposizione stato passivo, il creditore ha l'onere non solo di produrre le prove, ma di indicarle specificamente nell'atto di opposizione. Il giudice non è tenuto ad acquisire d'ufficio documenti non richiamati, anche se già presenti nel fascicolo della procedura. La mancata contestazione da parte del curatore non è sufficiente a provare il credito, poiché il giudice ha il dovere di verificare d'ufficio la sussistenza dei fatti costitutivi del diritto.
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Rescissione del giudicato: onere della prova rigoroso
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per rescissione del giudicato. Il condannato non ha fornito prove concrete e datate del momento in cui ha saputo della sentenza, un onere probatorio rigoroso a suo carico.
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Fatture inesistenti: no alla deduzione dei costi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'impresa edile, confermando la non deducibilità dei costi derivanti da fatture inesistenti. L'Agenzia delle Entrate aveva fornito prove presuntive decisive, come la totale evasione e l'assenza di struttura del fornitore, che il contribuente non è riuscito a contrastare efficacemente. La Corte ha inoltre ribadito che, per il periodo d'imposta in esame, i costi per il carburante erano deducibili solo con le apposite 'schede carburanti', non essendo sufficiente il pagamento tracciabile.
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Detrazione IVA: quando l’onere della prova è a tuo carico
A un'azienda è stata negata la detrazione IVA su acquisti da un fornitore coinvolto in una frode fiscale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che l'acquirente avrebbe dovuto essere a conoscenza della frode a causa di numerosi campanelli d'allarme, come anomalie nel trasporto e la mancanza di una struttura adeguata del fornitore. La sentenza chiarisce che l'archiviazione di un procedimento penale non è sufficiente a dimostrare la buona fede nel processo tributario, sottolineando l'importanza della diligenza per garantire il diritto alla detrazione IVA.
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Contratto di agenzia: quando è escluso dalla Cassazione
Un ente previdenziale richiedeva contributi a una società alimentare, sostenendo che i suoi fornitori di servizi fossero in realtà agenti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le sentenze precedenti. Ha stabilito che il rapporto era un appalto di servizi e non un contratto di agenzia, poiché mancava l'elemento essenziale della promozione stabile e continuativa per la conclusione di contratti per conto del preponente. Le attività svolte erano di mera assistenza logistica e di allestimento nei punti vendita, senza alcuna attività negoziale o di ricerca di nuovi clienti.
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Rimborso IVA in liquidazione: diritto alla detrazione
Una società in procedura di liquidazione coatta amministrativa si è vista negare il rimborso di un credito IVA, sostenendo l'Agenzia delle Entrate la mancanza di un'attività economica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che la fase di liquidazione è a tutti gli effetti parte dell'attività d'impresa. Pertanto, i costi sostenuti per la liquidazione, se inerenti a tale scopo, danno diritto alla detrazione e al conseguente rimborso IVA in liquidazione, anche in assenza di operazioni attive.
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Non contestazione: dire ‘non so’ è ammissione?
Un correntista contesta prelievi non autorizzati. La banca eccepisce altri movimenti, e il cliente risponde 'di non sapere nulla'. La Cassazione chiarisce che tale risposta non è automatica ammissione (principio di non contestazione) e va valutata nel contesto, specie in casi di frode accertata. La sentenza d'appello viene cassata.
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Onere probatorio lavoro subordinato: prova in appello
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di una lavoratrice che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte chiarisce i limiti alla produzione di nuove prove in appello nel rito del lavoro e ribadisce che spetta al lavoratore soddisfare l'onere probatorio sin dal primo grado. La sentenza impugnata non presentava un vizio di motivazione tale da giustificarne la cassazione.
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Peculato e rimborso spese: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la condanna per peculato di un consigliere regionale per rimborsi di spese non istituzionali. La Corte ha distinto tra spese rimborsate, per cui va provato il dolo di concorso con il capogruppo, e spese dirette, per cui la sola mancanza di giustificativi non basta a provare il reato di peculato.
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Risarcimento danno reputazionale: la prova spetta a chi agisce
Una società immobiliare e i suoi garanti hanno citato in giudizio un istituto di credito per un'illegittima e prolungata segnalazione in Centrale Rischi, chiedendo il risarcimento dei danni patrimoniali e reputazionali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10481/2024, ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha stabilito che per ottenere il risarcimento del danno reputazionale non è sufficiente la mera segnalazione, ma è necessario fornire una prova concreta del pregiudizio subito e del nesso causale tra la condotta della banca e il danno lamentato, onere che i ricorrenti non hanno soddisfatto.
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Assegno sociale: 10 anni di soggiorno continuativo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10450/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cittadina straniera contro il diniego dell'assegno sociale. La decisione si fonda sulla mancata prova del requisito del soggiorno continuativo in Italia per almeno dieci anni, un onere che grava interamente sul richiedente e non può essere superato da brevi assenze non debitamente contestualizzate nei gradi di merito.
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Prelazione agraria: l’onere della prova del retrattante
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10334/2024, ha rigettato il ricorso di una coltivatrice diretta che esercitava l'azione di riscatto su un fondo confinante. La decisione si fonda sul mancato assolvimento dell'onere probatorio in capo alla ricorrente, la quale non ha dimostrato di possedere tutti i requisiti per la prelazione agraria, in particolare la mancata vendita di fondi rustici nel biennio precedente. La Corte ha ribadito che la prova di un fatto negativo incombe su chi agisce e può essere fornita tramite la prova del fatto positivo contrario, e che nel giudizio di rinvio non è ammessa la produzione di nuove prove.
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