Un automobilista, procedendo a 114 km/h su un tratto curvilineo, perdeva il controllo del veicolo, abbatteva le barriere metalliche e travolgeva un pedone sul marciapiede, causandone il decesso. Condannato in appello per il reato di omicidio colposo alla pena di un anno e otto mesi di reclusione e alla sospensione della patente per tre anni, l'imputato ricorreva in Cassazione. Il ricorrente lamentava la mancata valorizzazione della sua inesperienza come neo-patentato e l'eccessiva durata della sospensione della patente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'elevata velocità e l'invasione del marciapiede dimostrano un notevole grado di colpa, che giustifica ampiamente sia la pena inflitta, sia la durata della sanzione accessoria, a nulla rilevando la condizione di neo-patentato.
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