Un imprenditore, in qualità di legale rappresentante aziendale, subisce una condanna per il reato di omesso versamento ritenute previdenziali per un importo superiore a 21.000 euro relativo all'anno 2016. La Corte di Appello conferma la pena di sei mesi di reclusione e 200 euro di multa, ritenendo la recidiva specifica. L'imputato propone ricorso in Cassazione lamentando la modifica della data dell'imputazione, l'inutilizzabilità della testimonianza dell'ispettore INPS, la mancata prova del pagamento dei salari e la maturata prescrizione. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. La rettifica della sola data non lesiona il diritto di difesa. Le dichiarazioni del teste e i modelli forniti dall'azienda provano il versamento degli stipendi. La recidiva e il superamento del doppio della soglia punibile negano ogni beneficio ed escludono la particolare tenuità del fatto. L'imprenditore perde il ricorso e deve versare 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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