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Obbligazione Pecuniaria

15 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'obbligazione pecuniaria è l'obbligazione che ha per oggetto la dazione di una somma di denaro. Il codice civile italiano disciplina tale specie di obbligazione agli art. 1277 e seguenti in ossequio all'importanza che assume l'obbligazione pecuniaria nella vita commerciale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Decadenza dall’aggiudicazione: il mutuo negato non salva l’acquisto
Una società acquirente si aggiudica dei beni all'asta fallimentare ma non versa il saldo del prezzo nei termini stabiliti, adducendo la mancata erogazione del mutuo da parte della banca. Il Tribunale conferma la decadenza dall'aggiudicazione e la condanna al pagamento della differenza di prezzo con la successiva vendita. La società propone ricorso in Cassazione ma successivamente vi rinuncia. La Suprema Corte dichiara quindi l'estinzione del giudizio. La vicenda conferma che il mancato ottenimento di un finanziamento non giustifica il ritardo nei pagamenti delle vendite giudiziarie, dove il rispetto delle scadenze è tassativo.
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Clausola penale e bonifico in ritardo: quando scatta la sanzione
Il Creditore e i Debitori stipulano una transazione che prevede il pagamento di 700.000 dollari. L'accordo contiene una clausola penale di 350.000 dollari per il ritardo anche di un solo giorno. I Debitori dispongono il bonifico dell'ultima rata prima della scadenza, ma la somma viene accreditata sul conto del Creditore con cinque giorni di ritardo. La Corte di Cassazione stabilisce che il pagamento di un'obbligazione pecuniaria si perfeziona solo quando il creditore ottiene la concreta disponibilità del denaro, rendendo il pagamento tardivo. Tuttavia, la Suprema Corte accoglie anche il ricorso dei Debitori sulla riduzione della clausola penale, rinviando alla Corte d'Appello per valutare se l'importo della sanzione sia manifestamente eccessivo rispetto all'effettivo interesse del creditore e al ritardo di pochi giorni.
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Sospensione condizionale della pena: risarcire subito o revoca
Il Tribunale di Vercelli aveva rigettato la richiesta del Pubblico Ministero di revocare la sospensione condizionale della pena a un condannato che non aveva risarcito il danno alla vittima. Secondo il giudice di merito, in mancanza di un termine fissato in sentenza, il condannato aveva cinque anni di tempo per pagare. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Procuratore. I giudici di legittimità hanno stabilito che, se la sentenza non fissa un termine, l'obbligo di risarcimento per ottenere la sospensione condizionale della pena scatta immediatamente al momento del passaggio in giudicato della condanna, trattandosi di un debito di denaro subito esigibile.
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Incompetenza territoriale: vince il debitore sulle fatture contestate
Un'azienda estera ha ottenuto dal Tribunale di Roma un decreto ingiuntivo contro un'azienda italiana per il pagamento di fatture relative a manutenzioni navali. L'azienda italiana ha proposto opposizione eccependo l'incompetenza territoriale del giudice di Roma. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda estera, confermando l'incompetenza territoriale del Tribunale di Roma. La Corte ha chiarito che l'eccezione è stata sollevata correttamente, avendo l'opponente contestato tutti i fori alternativi. Inoltre, poiché il credito si fondava su fatture contestate e non su un accordo scritto sul prezzo, l'adempimento doveva avvenire al domicilio del debitore. La competenza spetta quindi al Tribunale di Ravenna o di Siracusa.
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Competenza territoriale: il creditore vince sul debitore
Un fornitore ha ottenuto un decreto ingiuntivo per il pagamento di forniture editoriali. Il debitore ha proposto opposizione eccependo l'incompetenza del giudice adito in favore del proprio domicilio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del debitore, confermando la competenza territoriale del Tribunale del domicilio del creditore. La Corte ha chiarito che, in caso di inadempimento contrattuale e successiva azione giudiziale per il recupero del credito, si applica il criterio del domicilio del venditore per il pagamento del prezzo, rendendo quel foro pienamente competente.
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Legittimazione passiva: paga l’ASL firmataria e non la Regione
Una struttura sanitaria privata accreditata ha chiesto il pagamento di prestazioni specialistiche direttamente all'Azienda Sanitaria con cui aveva firmato un accordo contrattuale. L'Azienda Sanitaria ha contestato la propria legittimazione passiva, sostenendo che il debito spettasse alla Regione o a un altro ente tesoriere. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda Sanitaria, stabilendo che, in mancanza di una specifica norma regionale contraria, l'ente che firma il contratto è l'unico obbligato a pagare le prestazioni erogate.
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Agevolazione contributiva: paga in Franchi ma perde lo sconto INPS
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un'azienda operante a Campione d'Italia che, pur pagando di fatto i dipendenti in franchi svizzeri, non aveva formalizzato tale valuta nel contratto di lavoro. L'azienda richiedeva l'accesso a una specifica agevolazione contributiva prevista per le retribuzioni in valuta svizzera. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: per ottenere l'agevolazione contributiva Campione d'Italia non è sufficiente il mero pagamento in franchi, ma è indispensabile che l'obbligazione di pagare in tale moneta sia espressamente prevista nel contratto. Di conseguenza, la richiesta dell'azienda è stata respinta, dando ragione all'Ente Previdenziale.
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Sospensione condizionale: i termini del risarcimento
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza che revocava la sospensione condizionale della pena a un condannato per mancato risarcimento del danno. Il Tribunale aveva ritenuto che, in assenza di un termine fissato in sentenza, il pagamento dovesse avvenire al momento del passaggio in giudicato. La Suprema Corte, applicando i principi delle Sezioni Unite, ha invece stabilito che il termine per l'adempimento coincide con la scadenza del periodo di prova di cinque anni previsto dall'art. 163 c.p., rendendo la revoca prematura e illegittima.
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Eccezione di incompetenza territoriale: l’errore che costa caro
Un'azienda si opponeva a un decreto ingiuntivo per una fornitura, sollevando un'eccezione di incompetenza territoriale a favore del tribunale della propria sede. Il fornitore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che l'eccezione era inammissibile perché incompleta: l'azienda non aveva contestato tutti i possibili fori alternativi previsti dalla legge, come quello del luogo di conclusione del contratto. Un'eccezione di incompetenza territoriale formulata in modo incompleto si considera come mai proposta ('tamquam non esset'). Di conseguenza, la competenza del primo tribunale è stata confermata e la causa dovrà proseguire lì.
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Inadempimento contrattuale: quando non basta l’ordine
La Corte di Cassazione ha stabilito che una pubblica amministrazione non può giustificare il proprio inadempimento contrattuale, come il mancato pagamento di un'indennità ai dipendenti, semplicemente invocando una direttiva di un'autorità superiore. Per essere esonerata da responsabilità, l'amministrazione deve dimostrare che tale direttiva ha creato un'impossibilità oggettiva e assoluta di adempiere, e non una mera difficoltà, e di aver agito con la massima diligenza per superare l'ostacolo.
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Domanda per interessi legali: quando è ultrapetizione?
Un professionista ha citato in giudizio un ente pubblico per ottenere il pagamento di interessi e maggior danno su una somma capitale già versata a seguito di un lodo arbitrale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che i giudici di merito erano incorsi nel vizio di ultrapetizione. Pur avendo il professionista richiesto solo il maggior danno, era stato condannato al pagamento anche degli interessi. La Corte ha ribadito che la domanda per interessi legali, in caso di obbligazioni pecuniarie, deve essere esplicita e non può essere considerata implicita nella richiesta del capitale.
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Danno da svalutazione: risarcimento per ritardi IVA
Una società automobilistica, dopo aver ricevuto in ritardo un rimborso IVA, ha chiesto all'Amministrazione Finanziaria il risarcimento del danno da svalutazione monetaria. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, rigettando il ricorso dell'Agenzia. Ha stabilito che tale danno è riconoscibile in via presuntiva, calcolato come la differenza tra il rendimento dei titoli di Stato e il saggio degli interessi legali in materia tributaria, senza che il creditore debba fornire una prova specifica, salvo che richieda un danno superiore.
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Maggior danno: la prova spetta sempre al creditore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15232/2024, ha stabilito che in caso di obbligazioni pecuniarie, come quelle derivanti da un vecchio libretto di deposito, il creditore deve provare il cosiddetto 'maggior danno' derivante dalla svalutazione monetaria. La rivalutazione non è automatica. La Corte ha respinto il ricorso degli eredi di un correntista, i quali richiedevano la rivalutazione di un saldo fermo dal 1944, confermando che senza una prova specifica del danno subito, si applica il principio nominalistico.
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Competenza territoriale: quando il credito è liquido?
Una società facente parte di un Raggruppamento Temporaneo di Imprese (RTI) ha richiesto e ottenuto un decreto ingiuntivo nei confronti del consorzio capogruppo per il mancato pagamento di una fattura. Il consorzio si è opposto eccependo l'incompetenza territoriale del tribunale adito, sostenendo che il credito non fosse liquido. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione di merito, ha chiarito che ai fini della determinazione della competenza territoriale, un credito è considerato liquido quando il suo ammontare è determinato o facilmente determinabile in base al titolo, a prescindere dalle contestazioni del debitore. Di conseguenza, ha dichiarato la competenza del tribunale del domicilio della società creditrice.
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Competenza territoriale e debito liquido: la Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce la nozione di debito 'liquido' ai fini della competenza territoriale. In un caso di restituzione di somme pagate per una sentenza poi riformata, la Corte ha stabilito che il credito è liquido fin dall'origine. Di conseguenza, la competenza territoriale spetta al tribunale del luogo dove ha sede il creditore (forum destinatae solutionis), e non a quello del domicilio del debitore. La decisione ribalta la sentenza della Corte d'Appello, affermando un principio chiave per le azioni di recupero crediti.
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