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Obbligazione In Solido

39 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Si verifica quando più debitori sono tutti obbligati a eseguire l'intera prestazione. Il creditore può chiedere il pagamento totale a uno qualsiasi dei debitori, liberando anche gli altri.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Imposta unica sulle scommesse: legittima e diversa dall’IVA
Un allibratore estero ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'imposta unica sulle scommesse contestando una presunta duplicazione vietata dell'IVA ai sensi della normativa europea. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno confermato la piena legittimità del tributo poiché esso colpisce la singola giocata senza basarsi sul valore aggiunto né consentire detrazioni fiscali. La società è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Validità della procura speciale: tra rigore formale e difesa
La curatela fallimentare agisce contro un amministratore per mala gestio e omessa vigilanza, ottenendo una condanna risarcitoria. Il co-amministratore, ritenuto corresponsabile al 50% nei rapporti interni, impugna la decisione sfavorevole davanti alla Corte di Cassazione. Il fallimento eccepisce l'inammissibilità del ricorso per difetto di specificità del mandato difensivo. I giudici rilevano un contrasto giurisprudenziale sui requisiti dell'atto: per tale ragione sospendono la causa in attesa che le Sezioni Unite chiariscano i criteri per la validità della procura speciale.
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Ripetizione dell’indebito: il rimborso spetta solo a chi paga
Un istituto di credito ottiene un decreto ingiuntivo contro una società e i suoi garanti. Nel corso della causa di primo grado, una sola garante versa una somma superiore al debito effettivo mediante disinvestimento di propri titoli. La Corte d'Appello dichiara estinto il debito per tutti i coobbligati e ordina alla banca di restituire l'eccedenza alla società e a un altro garante. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della banca e ribalta la decisione. La Suprema Corte stabilisce che la **ripetizione dell'indebito** spetta esclusivamente al soggetto che ha eseguito il pagamento non dovuto. Gli altri coobbligati beneficiano della liberazione dal debito, ma non possono pretendere il rimborso di denaro versato da terzi.
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Fideiussione per canoni di locazione: garante condannato
La proprietaria di un terreno concede l'immobile in locazione a una società commerciale. Il pagamento delle rate pattuite viene garantito da un terzo soggetto. La società conduttrice abbandona il terreno anzitempo e interrompe il versamento dei canoni. La locatrice cita in giudizio la società e il garante per ottenere la risoluzione del contratto e il saldo dei canoni arretrati. I giudici di merito condannano entrambi i debitori in solido. Il garante ricorre in Cassazione contestando la validità della fideiussione per canoni di locazione e invocando la decadenza semestrale dell'azione. La Suprema Corte dichiara il ricorso improcedibile per mancato deposito della prova di notifica della sentenza e infondato nel merito, confermando la piena validità della garanzia sottoscritta.
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Maxi pretesa fiscale annullata: vale la definizione agevolata
L'Agenzia delle Entrate contestava a due aziende il valore dichiarato per la vendita di un ramo aziendale, rideterminando una maggiore imposta di registro per milioni di euro. Le parti avviavano un lungo contenzioso giudiziario fino alla Corte di Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, le società hanno aderito alla definizione agevolata del debito tributario. Una delle aziende coobbligate ha versato integralmente le somme ridotte liquidate dall'agente della riscossione e ha rinunciato agli atti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del procedimento per cessazione della materia del contendere. I giudici hanno escluso il pagamento del doppio contributo unificato e hanno compensato interamente le spese di lite.
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Spese accertamento tecnico preventivo a carico dell’istante
Un cittadino ha avviato una procedura di istruzione preventiva contro due controparti per verificare determinati vizi tecnici. Al termine delle operazioni peritali, il tribunale ha inizialmente posto il compenso del perito a carico di tutte le parti in solido. Le controparti hanno presentato opposizione, contestando la ripartizione del debito. Il giudice ha accolto il reclamo, stabilendo che le spese dell'esperto ricadono per intero sul soggetto richiedente. Il promotore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione sostenendo l'inammissibilità dell'opposizione. I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso e confermato la regola fondamentale: le spese accertamento tecnico preventivo gravano esclusivamente su chi richiede la procedura, poiché la fase preliminare non decide vincitori né vinti. L'addebito definitivo tra le parti avverrà solo nel successivo giudizio di merito in base all'esito finale della controversia.
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Coobbligato paga: no alla compensazione spese di lite automatica
Il Contribuente ha impugnato una cartella di pagamento per imposta di registro. Durante il processo, un coobbligato ha pagato l'intero debito, determinando la cessata materia del contendere. Il giudice d'appello ha confermato la compensazione spese di lite a carico del Contribuente, applicando erroneamente la regola automatica prevista per le sanatorie fiscali di legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente, chiarendo che il pagamento del coobbligato estingue sì il debito, ma la regolamentazione delle spese processuali non può essere automatica. Il giudice deve valutare complessivamente il comportamento delle parti e non può imporre la compensazione senza una motivazione specifica sul merito della lite.
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Compenso professionale dell’avvocato: ammesso ma non prededucibile
Un avvocato chiede l'ammissione al passivo del fallimento di una società per ottenere il proprio compenso professionale dell'avvocato. Le richieste riguardano l'assistenza per un concordato preventivo, dichiarato inammissibile, e altre attività difensive. Il Tribunale riconosce solo parzialmente le somme, negando la prededuzione per l'assistenza concordataria a causa del tempo trascorso e della mancanza di un nesso funzionale con il fallimento. La Corte di Cassazione respinge sia il ricorso del Fallimento sia quello del professionista. I giudici chiariscono che il compenso professionale dell'avvocato per il concordato non è prededucibile se la procedura non viene aperta e che la prededuzione non include implicitamente il privilegio, richiedendo quest'ultimo una domanda specifica. Ciascun avvocato incaricato mantiene il diritto al compenso verso ogni condebitore solidale.
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Conto corrente cointestato: paghi i debiti anche senza operare
Una banca ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro due soggetti per uno scoperto su un conto corrente cointestato. Una delle cointestatarie ha proposto opposizione, sostenendo di non aver mai operato sul conto e contestando gli interessi applicati. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto l'opposizione, confermando la sua responsabilità solidale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della donna. I giudici hanno chiarito che la qualità di cointestataria del conto corrente comporta automaticamente la responsabilità per i debiti accumulati, a prescindere dall'effettivo compimento di operazioni. Inoltre, la contestazione sulla mancata produzione degli estratti conto è stata ritenuta tardiva, poiché non sollevata tempestivamente nel primo grado di giudizio. Vince la banca, con condanna della ricorrente alle spese.
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Decadenza della riscossione tributaria: il Fisco perde contro l’erede
L'Agenzia delle Entrate ha notificato una cartella di pagamento a un'erede per debiti IVA e IRAP del familiare defunto. L'Amministrazione sosteneva la tempestività della notifica, ritenendo che il termine biennale decorresse dal passaggio in giudicato delle sentenze emesse contro gli altri coeredi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando la decadenza della riscossione tributaria. Poiché gli avvisi di accertamento originari erano stati notificati solo ad alcuni coeredi dopo la morte del contribuente, e mai all'erede in questione, il giudicato favorevole all'erario non poteva estendersi a quest'ultima. Si applica infatti la regola della solidarietà per cui la sentenza contro un coobbligato non produce effetti contro gli altri rimasti estranei al giudizio.
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Valore in dogana: le royalties non dichiarate si pagano
L'Agenzia delle Dogane ha sanzionato un rappresentante doganale indiretto per non aver incluso nel valore in dogana delle merci importate le royalties corrisposte dalla societa' licenziataria alla casa madre estera. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che i diritti di licenza devono essere sommati al valore di transazione se il titolare del marchio esercita un controllo di fatto sulla produzione, rendendo il pagamento una condizione di vendita. Inoltre, lo spedizioniere risponde in solido con l'importatore per l'esattezza dei dati dichiarati, a meno che non provi la propria buona fede. La sentenza impugnata e' stata cassata con rinvio.
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Collocamento obbligatorio: sanzione valida anche con esuberi altrove
Una società è stata sanzionata dall'Amministrazione Pubblica per non aver rispettato le quote di assunzione previste dal collocamento obbligatorio per i lavoratori disabili negli anni dal 2006 al 2008. La società ha impugnato la sanzione sostenendo di poter compensare le scoperture con le eccedenze di altre sedi e che il diritto alla riscossione fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la compensazione automatica è stata introdotta solo nel 2011 e non si applica retroattivamente. Inoltre, la notifica del verbale di accertamento interrompe la prescrizione quinquennale, agendo come formale costituzione in mora. Di conseguenza, la società perde la causa e deve pagare la sanzione e le spese legali.
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Compensazione nel fallimento: l’utilizzatore batte il curatore
Una società utilizzatrice ha pagato direttamente gli stipendi ai lavoratori somministrati a causa dell'inadempimento della società somministrante, poi fallita. L'utilizzatore si è così surrogato nei diritti dei lavoratori. Quando il Fallimento ha richiesto il pagamento delle fatture di somministrazione, l'utilizzatore ha opposto la compensazione nel fallimento con il credito derivante dai pagamenti effettuati. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'eccezione di compensazione è pienamente ammissibile nel giudizio ordinario promosso dal curatore, senza necessità di una preventiva insinuazione al passivo. Inoltre, la surrogazione legale opera anche per pagamenti parziali, a differenza del regresso. Vince la società utilizzatrice.
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Estensione del giudicato favorevole: no se manca la prova
Una venditrice impugna l'avviso di rettifica dell'imposta di registro, lamentando la mancata notifica dell'avviso di accesso all'immobile e chiedendo l'estensione del giudicato favorevole ottenuto dall'acquirente, che aveva visto ridurre il valore del bene. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso: l'accesso all'immobile non va notificato a chi non ne ha più la disponibilità, mentre l'estensione del giudicato favorevole ex art. 1306 c.c. richiede la prova rigorosa del passaggio in giudicato della sentenza del coobbligato, non fornita in giudizio.
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Imposta unica sulle scommesse: ko per il bookmaker estero
L'Agenzia delle Dogane ha contestato a un Bookmaker Estero, operante in Italia tramite un centro trasmissione dati senza concessione, il mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011. Il Bookmaker Estero ha impugnato l'atto, sostenendo di non essere soggetto al tributo in quanto privo di sede fisica in Italia e lamentando la mancata traduzione dell'atto in inglese. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'imposta si applica anche agli operatori esteri senza concessione che raccolgono scommesse sul territorio italiano. Inoltre, per l'anno 2011, non si applica l'esimente dell'incertezza normativa, poiché la legge di stabilità del 2010 aveva già chiarito l'obbligo fiscale. Il Bookmaker Estero deve quindi pagare il tributo.
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Imposta unica sulle scommesse: allibratore estero condannato
L'Agenzia delle Dogane ha notificato un avviso di accertamento a un allibratore estero per il mancato versamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011. L'allibratore operava in Italia tramite un centro trasmissione dati locale, senza concessione statale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società estera, confermando che l'imposta unica sulle scommesse è dovuta anche dagli operatori esteri privi di concessione che raccolgono giocate sul territorio italiano. La Corte ha chiarito che, a partire dal 2011, sia l'allibratore estero che l'intermediario nazionale sono responsabili in solido per il pagamento del tributo, potendo regolare contrattualmente la divisione del carico fiscale. Non rileva la mancata traduzione in inglese dell'atto impositivo, né sussiste un'incertezza normativa tale da escludere le sanzioni.
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Imposta unica sulle scommesse: il bookmaker estero deve pagare
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a un bookmaker estero un avviso di accertamento per il mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011. La raccolta delle giocate avveniva in Italia tramite un centro trasmissione dati locale operante per conto della società straniera. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del bookmaker, confermando che l'imposta unica sulle scommesse è dovuta anche dagli operatori esteri che agiscono al di fuori del sistema delle concessioni statali. Per le annualità dal 2011 in poi, sia la società estera che l'intermediario nazionale rispondono solidalmente del tributo, potendo regolare contrattualmente la ripartizione economica del carico fiscale.
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Imposta unica sulle scommesse: il bookmaker estero deve pagare
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a un Bookmaker Estero, privo di concessione statale, tre avvisi di accertamento per il recupero dell'imposta unica sulle scommesse relativa all'anno 2011. La raccolta avveniva in Italia tramite intermediari locali. Il Bookmaker Estero ha impugnato gli atti contestando la propria soggettività passiva e lamentando la mancata traduzione in inglese degli avvisi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'imposta unica sulle scommesse è dovuta anche dagli operatori esteri non concessionari che raccolgono giocate sul territorio italiano. Inoltre, la mancata traduzione dell'atto non ne comporta la nullità se il destinatario ha comunque esercitato pienamente il proprio diritto di difesa in giudizio.
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Imposta unica sulle scommesse: legittima per i bookmaker esteri
L'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha notificato a un bookmaker estero un avviso di accertamento per il mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011, ritenendolo responsabile in solido con il gestore del centro trasmissione dati operante in Italia. La società ha impugnato l'atto lamentando, tra l'altro, la mancata traduzione in lingua inglese e la violazione dei principi di non discriminazione dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'imposta si applica a tutti gli operatori che raccolgono scommesse in Italia, indipendentemente dalla loro sede. Inoltre, l'impugnazione dell'atto sana qualsiasi vizio di notifica o di lingua per raggiungimento dello scopo, e non sussiste alcuna discriminazione tra operatori nazionali ed esteri.
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Imposta di registro: condanna batte accordo successivo
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto a un professionista il pagamento dell'imposta di registro in misura proporzionale (3%) sulla sentenza della Corte d'Appello che lo condannava al risarcimento dei danni per responsabilità professionale, annullando un precedente decreto ingiuntivo per parcelle. Il contribuente ha impugnato l'atto, sostenendo che l'imposta dovesse applicarsi in misura fissa e lamentando la mancata integrazione del contraddittorio verso gli altri coobbligati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'obbligazione tributaria è solidale, escludendo il litisconsorzio necessario. Inoltre, poiché la sentenza contiene una condanna al risarcimento, si applica l'aliquota proporzionale del 3%, a nulla rilevando un successivo accordo transattivo tra le parti.
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