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Numerus Clausus (Numero Chiuso)

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Principio giuridico per cui i poteri o gli atti che un ente può compiere sono solo quelli espressamente e tassativamente elencati dalla legge, senza possibilità di estensione o analogia.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Videochiamate in regime di 41-bis: sì della Cassazione
Un detenuto sottoposto al regime di massima sicurezza chiedeva di poter svolgere colloqui con i propri familiari tramite videochiamata a causa delle restrizioni agli spostamenti imposte dalla pandemia da COVID-19. Il Tribunale di Sorveglianza accoglieva la richiesta, ma il Ministero della Giustizia proponeva ricorso in Cassazione, ritenendo che tale modalità non fosse un diritto e presentasse rischi per la sicurezza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero, confermando la legittimità delle videochiamate in regime di 41-bis. La Corte ha stabilito che, in caso di impossibilità di svolgere colloqui in presenza, la videochiamata garantisce il diritto costituzionale ai rapporti familiari. Le esigenze di sicurezza sono salvaguardate dall'uso di reti informatiche protette e dal controllo visivo e acustico della polizia penitenziaria.
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Videochiamate per detenuti al 41-bis: la Cassazione dice sì
Un detenuto sottoposto al regime di massima sicurezza ha richiesto di poter svolgere colloqui con i propri familiari tramite videochiamata a causa delle restrizioni agli spostamenti imposte durante l'emergenza sanitaria da COVID-19. Il Tribunale di sorveglianza ha accolto la richiesta, ma il Ministero della Giustizia ha proposto ricorso in Cassazione, ritenendo che tale modalità non fosse consentita per motivi di sicurezza. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del Ministero, confermando la legittimità delle videochiamate per detenuti al 41-bis qualora vi sia un'impossibilità oggettiva di effettuare colloqui in presenza. La Corte ha chiarito che l'uso della rete intranet sicura dell'amministrazione carceraria, unito al controllo visivo e acustico della polizia penitenziaria, garantisce pienamente le esigenze di sicurezza, evitando il rischio di comunicazioni illecite con l'esterno e tutelando al contempo il diritto fondamentale ai rapporti familiari.
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Concordato in Appello: Accetta lo Sconto, Perde il Ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena tramite un concordato in appello, ha tentato di contestarne il calcolo. La sentenza stabilisce un principio chiaro: l'adesione al concordato implica la rinuncia a sollevare questioni sulla determinazione della pena, come il calcolo della recidiva o la concessione di attenuanti. Il ricorso contro una sentenza di questo tipo è possibile solo per vizi specifici legati alla formazione della volontà di accordarsi, non per rimettere in discussione i termini della pena accettata. Di conseguenza, l'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Inammissibilità ricorso in Cassazione: condanna per spaccio è finale
Un uomo, condannato per spaccio di lieve entità sulla base delle dichiarazioni di un coimputato, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Sosteneva che la testimonianza fosse inattendibile e che non gli fossero state concesse le attenuanti generiche. La Corte ha stabilito l'inammissibilità del ricorso in Cassazione. I giudici hanno chiarito che la valutazione delle prove e dei fatti è compito esclusivo dei tribunali di merito e non può essere oggetto di un nuovo esame in Cassazione. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'uomo è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Contributo di solidarietà illegittimo: Cassa condannata, pensione salva
La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una Cassa di previdenza privata a un proprio pensionato. La Cassa aveva applicato una trattenuta su una pensione già liquidata, ma i giudici hanno dato ragione al professionista. Secondo la Corte, le Casse professionali non hanno il potere di ridurre unilateralmente le pensioni in essere. Questo tipo di prelievo, infatti, viola sia il principio del 'pro rata' (che tutela i diritti acquisiti) sia la riserva di legge costituzionale, secondo cui solo lo Stato può imporre prestazioni patrimoniali. L'autonomia della Cassa non può superare i limiti imposti dalla legge. Di conseguenza, il pensionato ha vinto la causa e ha ottenuto il diritto alla restituzione delle somme trattenute.
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Contributo solidarietà pensioni: Cassa condannata al rimborso
La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità del contributo di solidarietà pensioni imposto autonomamente da una Cassa di previdenza privata a un suo iscritto. La Cassa aveva applicato una trattenuta sulla pensione già liquidata per garantire l'equilibrio di bilancio. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che un prelievo di questo tipo è una prestazione patrimoniale imposta. Come tale, rientra nella 'riserva di legge' prevista dalla Costituzione. Solo lo Stato, con una legge formale, può introdurre un contributo di solidarietà. Le Casse private, pur autonome, non hanno questo potere. Di conseguenza, la Cassa è stata condannata a restituire al pensionato le somme illegittimamente trattenute.
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Ricorso contro patteggiamento per lesioni e fuga: la Cassazione lo boccia
Un automobilista, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per lesioni stradali e fuga, ha tentato di impugnare la decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo appello inammissibile. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: il ricorso contro patteggiamento è possibile solo per un numero limitato di motivi, come un errore nella definizione giuridica del reato o l'illegalità della pena. Poiché le lamentele dell'automobilista erano generiche e non rientravano in queste specifiche eccezioni, il ricorso è stato respinto, con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Ricorso contro patteggiamento per guida spericolata: la Cassazione lo blocca
Un automobilista, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per una manovra di guida spericolata, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. L'intento era contestare sia la ricostruzione dei fatti sia la sanzione accessoria della sospensione della patente. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La sentenza stabilisce un principio fondamentale sul **ricorso contro patteggiamento**: non è possibile rimettere in discussione i fatti del reato, poiché l'accordo sulla pena li presuppone come accettati. L'impugnazione è consentita solo per specifici vizi di legge, come un'errata qualificazione giuridica del reato o l'illegalità della pena, escludendo ogni nuova valutazione nel merito.
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Ricorso contro concordato in appello: l’accordo chiude la partita
Un imputato per un reato di lieve entità legato agli stupefacenti accetta un accordo sulla pena in appello (concordato). Successivamente, tenta di impugnare la decisione davanti alla Corte di Cassazione chiedendo il proscioglimento. La Corte dichiara l'impugnazione inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: il ricorso contro concordato in appello è consentito solo per vizi specifici e tassativi, come errori nella formazione della volontà o illegalità della pena. Non è possibile utilizzare questo strumento per rimettere in discussione la colpevolezza, poiché l'accordo sulla pena implica una rinuncia a tali contestazioni. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese.
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