La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni e dieci mesi di reclusione per un uomo accusato di detenzione e cessione di cocaina. La difesa invocava l'applicazione dello spaccio di lieve entità, evidenziando il modesto quantitativo di droga sequestrato al complice. I giudici hanno rigettato il ricorso, rilevando che l'attività di spaccio era sistematica e professionale. Tale circostanza è emersa dai numerosi contatti tra i soggetti, dal possesso di 1600 euro in contanti e dai messaggi telefonici che provavano l'esistenza di una vasta clientela. La Suprema Corte ha ritenuto legittima anche l'applicazione della recidiva, visti i precedenti specifici dell'imputato, e la confisca del denaro, strettamente collegato all'attività illecita. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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