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Mora Credendi

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51 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Cessione ramo d’azienda illegittima: paga la cedente
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione di ramo d'azienda illegittima, la società cedente è tenuta a pagare le differenze retributive ai lavoratori. Questo obbligo sussiste dal momento in cui i dipendenti mettono a disposizione le proprie energie lavorative, anche se di fatto hanno continuato a lavorare per la società cessionaria. La sentenza chiarisce che il pagamento ricevuto dalla cessionaria non estingue l'obbligazione retributiva della cedente, confermando un principio di duplicità dei rapporti di lavoro: uno di diritto con la cedente e uno di fatto con la cessionaria.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della collocazione di un lavoratore in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a causa della genericità dei criteri di scelta adottati dall'azienda. Secondo l'ordinanza, il semplice richiamo a esigenze tecnico-organizzative, senza specificare parametri oggettivi e predeterminati, rende la selezione discrezionale e arbitraria. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, ribadendo che l'azione di risarcimento del danno si prescrive in dieci anni e che la mancata contestazione immediata da parte del lavoratore non equivale a una rinuncia al proprio diritto.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda, confermando l'illegittimità della sospensione di alcuni dipendenti. La decisione si fonda sulla genericità dei criteri di scelta CIGS adottati, ritenuti discrezionali e arbitrari. Di conseguenza, è stato riconosciuto il diritto dei lavoratori al risarcimento del danno, pari alla differenza tra la retribuzione piena e l'indennità percepita, con prescrizione decennale.
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Criteri scelta CIGS: illegittimi se sono generici
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di un lavoratore, stabilendo che i criteri scelta CIGS non possono essere generici. Un semplice richiamo ai criteri legali (anzianità, carichi familiari, esigenze aziendali) non è sufficiente se l'azienda non predetermina e comunica le concrete modalità di applicazione, come punteggi e ponderazioni. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, condannandola al risarcimento del danno per aver applicato i criteri in modo discrezionale e non trasparente.
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Criteri CIGS generici: sospensione illegittima
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di alcuni lavoratori posti in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a zero ore. Il motivo risiede nell'utilizzo da parte dell'azienda di criteri di scelta generici e non predeterminati, che hanno reso la selezione dei dipendenti discrezionale e arbitraria. La Suprema Corte ha stabilito che la semplice inerzia del lavoratore non costituisce una rinuncia al diritto di contestare la sospensione e ha condannato l'azienda al risarcimento del danno, pari alla differenza tra la retribuzione spettante e l'indennità di integrazione salariale percepita.
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Criteri CIGS: illegittimi se generici, dice Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di un lavoratore in Cassa Integrazione (CIGS) perché i criteri di scelta adottati dall'azienda erano eccessivamente generici e discrezionali. Secondo la Corte, i criteri CIGS devono essere specifici e oggettivi per evitare decisioni arbitrarie. Di conseguenza, l'azienda è stata condannata al risarcimento del danno, pari alle retribuzioni perse dal dipendente.
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Bando di concorso: modifica regole e assunzione
La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, stabilendo l'illegittimità di una prova aggiuntiva introdotta da un'azienda dopo la conclusione di una selezione basata su un bando di concorso. Il candidato, risultato idoneo secondo le regole originali ma escluso a seguito del test extra, ha diritto all'assunzione. La Corte ha chiarito che il bando di concorso costituisce un'offerta al pubblico vincolante, le cui regole non possono essere modificate unilateralmente in violazione del principio di buona fede.
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Onere della prova in appalto: la decisione della Corte
Una società edile si opponeva a un decreto ingiuntivo per il pagamento di servizi di ponteggiatura, contestando gli importi e avanzando una domanda riconvenzionale per il mancato smontaggio. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, chiarendo che in assenza di un accordo scritto sul prezzo, questo può essere determinato tramite perizia tecnica basata sulle tariffe correnti. La sentenza sottolinea il rigoroso onere della prova a carico di chi contesta un credito e di chi avanza una domanda riconvenzionale.
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Obbligo di restituzione leasing e fallimento: la Cassazione
Una società di leasing, dopo la risoluzione di un contratto per inadempimento e il successivo fallimento dell'utilizzatore, non ritirava il bene (uno stampo industriale). Il fallimento chiedeva un'indennità per l'occupazione e i costi di custodia. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha ritenuto la questione sull'obbligo di restituzione leasing e la sua efficacia nella procedura fallimentare meritevole di trattazione in pubblica udienza, rinviando la decisione finale.
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Cessione ramo d’azienda nulla: stipendio integrale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31185/2025, ha rigettato il ricorso di una società IT, confermando la sua condanna al pagamento integrale delle retribuzioni a favore di alcuni lavoratori. Il caso riguarda una cessione di ramo d'azienda dichiarata nulla. I giudici hanno ribadito che, in tale ipotesi, il rapporto di lavoro con il cedente non si interrompe mai. Di conseguenza, il datore di lavoro che non riammette in servizio il dipendente che offre la propria prestazione è tenuto a versare l'intera retribuzione, senza poter detrarre quanto percepito dal lavoratore presso l'azienda cessionaria. Questa decisione consolida un orientamento giurisprudenziale consolidato in materia di cessione ramo d'azienda nulla.
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Indennità sostitutiva ferie: onere della prova del datore
Un'azienda sanitaria è stata condannata a pagare l'indennità sostitutiva per le ferie non godute a un suo dirigente medico al momento della pensione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che spetta al datore di lavoro dimostrare di aver messo il dipendente nelle condizioni di fruire delle ferie, anche in caso di personale dirigente.
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Recesso anticipato: l’onere della prova del danno
Un dirigente della pubblica amministrazione, il cui contratto era stato interrotto prima della scadenza a causa di una clausola di 'spoil system', ha fatto ricorso. La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola è nulla. In caso di recesso anticipato illegittimo, l'onere di provare l'esatto ammontare dei guadagni percepiti dal lavoratore altrove (aliunde percipiendum), al fine di ridurre il risarcimento, spetta al datore di lavoro e non al dipendente. Inoltre, il giudice ha il dovere di utilizzare i propri poteri istruttori per quantificare il danno qualora esista un principio di prova.
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Contratto autonomo di garanzia: no mediazione obbligatoria
Una compagnia assicurativa ha contestato una richiesta di pagamento basata su una polizza fideiussoria, sostenendo la necessità di una mediazione obbligatoria. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il contratto autonomo di garanzia non rientra tra le materie soggette a mediazione obbligatoria, poiché non è un contratto bancario o finanziario tipico. La Corte ha inoltre confermato la corretta qualificazione del contratto da parte dei giudici di merito.
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Interessi su rimborso IVA: la garanzia è decisiva
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli interessi su rimborso IVA, sospeso dall'Amministrazione Finanziaria a causa di altri contenziosi pendenti, non maturano nel periodo in cui il contribuente non presta l'idonea garanzia richiesta. La successiva definizione agevolata dei contenziosi conferma la legittimità della sospensione iniziale, rendendo la data di presentazione della garanzia il momento dal quale far decorrere gli interessi.
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Assunzione senza concorso: quando è valida?
Una società di trasporti pubblici dichiarava nullo il contratto di un dirigente per assunzione senza concorso. La Cassazione ha confermato la validità del contratto, poiché la legge che impone le procedure selettive è entrata in vigore dopo la data di assunzione, condannando l'azienda al pagamento di tutte le retribuzioni maturate.
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Doppia retribuzione: sì al doppio stipendio
In un caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata inefficace, la Corte di Cassazione ha stabilito il diritto del lavoratore a una doppia retribuzione. Il lavoratore, pur avendo prestato servizio per la società acquirente, ha diritto a ricevere lo stipendio anche dalla società cedente, la quale aveva illegittimamente rifiutato la sua prestazione lavorativa. La Corte ha chiarito che si configurano due distinti rapporti di lavoro, uno di diritto con il cedente e uno di fatto con il cessionario, giustificando così il doppio compenso senza possibilità di detrazione.
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Costituzione in mora: non serve un nuovo atto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14051/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di interposizione illecita di manodopera. Nel caso esaminato, una lavoratrice, dopo aver ottenuto una sentenza che accertava il suo rapporto di lavoro con l'azienda utilizzatrice, si era vista negare le retribuzioni successive alla sentenza perché, secondo la Corte d'Appello, non aveva inviato un nuovo atto di costituzione in mora. La Cassazione ha ribaltato tale decisione, affermando che il ricorso introduttivo con cui si chiede l'accertamento del rapporto e la riammissione in servizio è già di per sé un atto idoneo a costituire in mora il datore di lavoro (mora credendi), facendo sorgere l'obbligo retributivo dal momento della sentenza senza necessità di ulteriori atti.
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Indennità ferie non godute: a chi spetta la prova?
Un dipendente comunale ha citato in giudizio l'ente per ottenere l'indennità per ferie non godute accumulate in oltre un decennio. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, sostenendo che il lavoratore non avesse provato di aver richiesto le ferie e che gli fossero state negate. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando un principio fondamentale: l'onere della prova grava sul datore di lavoro. Spetta a quest'ultimo dimostrare di aver messo il dipendente in condizione di fruire delle ferie, invitandolo formalmente e avvisandolo del rischio di perderle. In assenza di tale prova, l'indennità ferie non godute è dovuta.
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Offerta non formale: quando è valida per il debitore?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8763/2024, chiarisce i requisiti dell'offerta non formale. Un committente, dopo aver ricevuto una richiesta di pagamento per lavori edili, inviava un telefax offrendo una somma inferiore. La Corte ha stabilito che tale comunicazione non costituisce un'offerta non formale valida ai sensi dell'art. 1220 c.c., poiché non metteva effettivamente e immediatamente la somma a disposizione del creditore. Di conseguenza, il debitore è stato condannato al pagamento degli interessi maturati fino al momento del pagamento effettivo, avvenuto in corso di causa.
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Pagamento premio assicurativo: la polizza è valida?
Una società ha subito danni a un immobile a causa di una tempesta. L'evento è avvenuto dopo la stipula di una polizza assicurativa ma prima che il premio fosse effettivamente pagato. La compagnia assicurativa ha negato l'indennizzo sostenendo la sospensione della copertura. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso della società. Il principio cardine ribadito è che la garanzia assicurativa rimane sospesa fino al momento del pagamento del premio assicurativo. La Corte ha ritenuto irrilevante la prova testimoniale offerta dall'assicurato per dimostrare un presunto rifiuto del pagamento da parte dell'assicuratore, poiché esistevano modalità alternative per adempiere all'obbligazione.
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