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Modello 770

16 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

È la dichiarazione fiscale che i datori di lavoro (sostituti d'imposta) devono presentare ogni anno per comunicare all'Agenzia delle Entrate le ritenute fiscali operate sui compensi pagati ai dipendenti e collaboratori.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Accertamento induttivo: la Cassazione dà ragione al Fisco
L'Agenzia delle Entrate notifica diversi avvisi di accertamento a un lavoratore autonomo per omessa dichiarazione dei redditi percepiti nella vendita a domicilio. Il Fisco ricostruisce i guadagni non dichiarati usando i dati indicati dai committenti nei Modelli 770 e le certificazioni dei compensi. Il contribuente ricorre in giudizio sostenendo l'inattendibilità dei committenti e la carenza di motivazione della sentenza. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso e conferma le pretese fiscali. In caso di mancata dichiarazione dei redditi, scatta l'accertamento induttivo: l'amministrazione finanziaria può utilizzare qualsiasi elemento probatorio, comprese le presunzioni semplici prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza. Spetta quindi al contribuente l'onere di fornire una prova contraria certa.
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Omesso versamento di ritenute: serve la certificazione
I giudici di merito condannano l'amministratore di una società per il reato di omesso versamento di ritenute per oltre 587 mila euro relative all'anno 2015. L'accusa si fonda unicamente sui dati del Modello 770. La Corte di Cassazione accoglie le ragioni difensive alla luce della storica sentenza n. 175 del 2022 della Corte Costituzionale. La Consulta cancella la punibilità penale per il semplice mancato versamento delle ritenute dichiarate ma non certificate. Per condannare il datore di lavoro, l'accusa deve provare l'effettiva consegna delle certificazioni uniche ai sostituiti. Il solo Modello 770 costituisce mero illecito amministrativo. La Cassazione annulla la condanna e rinvia gli atti alla Corte di appello per una nuova valutazione.
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Omesso Versamento Ritenute: Il 770 e il piano di rateizzazione
Un Lavoratore è stato condannato per omesso versamento ritenute. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la prova della sua colpevolezza fosse insufficiente, basata solo sui modelli 770, e che il reato fosse ormai prescritto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che i modelli 770, uniti a un piano di rateizzazione dei debiti già concordato ed eseguito dal Lavoratore, costituivano una prova sufficiente dell'effettivo mancato versamento. La prescrizione è stata ritenuta irrilevante a causa dell'inammissibilità del ricorso. Il Lavoratore è stato condannato alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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Restituzione delle somme indebite: azienda perde senza prove certe
L'Azienda ha chiesto la restituzione delle somme indebite, pari a oltre 154.000 euro, asseritamente versate a un Lavoratore in esecuzione di una sentenza poi riformata. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda per mancanza di prove certe del pagamento, ritenendo insufficienti gli indizi presentati, tra cui il modello fiscale 770. L'Azienda ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la violazione delle regole sulle presunzioni e sull'onere probatorio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione delle prove e l'uso delle presunzioni spettano esclusivamente al giudice di merito. La Cassazione non può riesaminare i fatti o proporre una diversa ricostruzione della vicenda. Di conseguenza, il Lavoratore conserva le somme e l'Azienda è condannata a pagare le spese processuali.
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Valore probatorio del modello 770: fisco contro datore
Un lavoratore ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro un'associazione culturale per il pagamento di circa cinquemilaottocento euro come compenso per un contratto a progetto. L'associazione si è opposta, ma i giudici di merito hanno confermato il credito. La prova decisiva è stata l'invio, da parte dell'ente, del modello 770 all'Agenzia delle Entrate, in cui la somma era indicata come compenso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'associazione, confermando il forte valore probatorio del modello 770. Questo documento fiscale costituisce infatti un pieno riconoscimento dell'attività lavorativa svolta, escludendo la possibilità di ridiscutere i fatti in sede di legittimità.
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Trattamento di Fine Rapporto: busta paga e 770 non provano il saldo
L'Azienda ha impugnato la sentenza d'appello che la condannava a pagare alla Lavoratrice l'indennità di preavviso e il Trattamento di Fine Rapporto. L'Azienda sosteneva di aver assolto il debito mostrando buste paga e il modello 770. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che tali documenti non provano l'effettivo pagamento e che la valutazione delle prove spetta solo ai giudici di merito. L'Azienda perde definitivamente la causa.
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Omesso versamento di ritenute: la dichiarazione non basta
Il Legale Rappresentante di una società veniva condannato per il reato di omesso versamento di ritenute fiscali relative all'anno 2017. La condanna si basava esclusivamente sui dati del Modello 770, senza la prova dell'effettivo rilascio delle certificazioni ai lavoratori. La Corte di Cassazione, recependo una storica decisione della Corte Costituzionale, ha accolto il ricorso della difesa. I giudici hanno stabilito che, a seguito della dichiarazione di incostituzionalità della norma del 2015, per configurare il reato non basta la dichiarazione fiscale, ma serve la prova del rilascio delle certificazioni ai sostituiti. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la condanna e ha rinviato il caso alla Corte d'appello per un nuovo esame dei fatti.
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Omesso versamento di ritenute: il modello 770 non basta
Il caso riguarda la condanna di un Datore di Lavoro per il reato di omesso versamento di ritenute fiscali relative all'anno d'imposta 2013. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione evidenziando che una parte delle retribuzioni era stata pagata l'anno successivo e che mancava la prova della consegna delle certificazioni ai lavoratori. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per la configurazione del reato (per i fatti antecedenti alla riforma del 2015) non basta la presentazione del modello 770, ma è indispensabile la prova dell'effettivo rilascio delle certificazioni ai sostituiti. La sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'appello per un nuovo esame.
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Prova pagamento con Modello 770: l’Azienda vince la restituzione
Un'azienda chiede a un ex dipendente la restituzione di una somma pagata in base a una sentenza poi modificata. Il lavoratore nega di aver ricevuto il denaro. La Corte di Cassazione stabilisce un principio chiave: la prova del pagamento con Modello 770 è valida. Questo documento fiscale, che l'azienda presenta per dichiarare le somme versate, costituisce una prova sufficiente. Il giudice può basarsi su di esso, tramite un ragionamento presuntivo, per considerare avvenuto il pagamento e ordinare la restituzione. La Corte ha quindi respinto il ricorso del lavoratore, confermando la decisione che lo obbliga a restituire la somma.
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Omesso versamento ritenute: Modello 770 non basta per la condanna
Un imprenditore, condannato per non aver versato oltre 164.000 euro di ritenute fiscali, vede la sua posizione ribaltata dalla Cassazione. La condanna si basava solo sui dati del Modello 770. La Suprema Corte, applicando una sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito un principio fondamentale: per configurare il reato di omesso versamento ritenute certificate, non basta la dichiarazione fiscale. È necessario provare che l'imprenditore abbia effettivamente rilasciato ai lavoratori le certificazioni delle ritenute. Mancando questa prova, il presupposto del reato viene meno e, di conseguenza, anche la richiesta di confisca delle somme non versate viene respinta. La sola dichiarazione non è più sufficiente per una condanna penale.
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Omesso versamento ritenute: assolto perché manca la certificazione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per omesso versamento di ritenute a carico di un datore di lavoro. Il caso si fonda su un principio cruciale: il reato scatta solo se l'imprenditore, oltre a non versare le tasse, consegna ai dipendenti le relative certificazioni. Una recente sentenza della Corte Costituzionale ha infatti chiarito che la sola presentazione del Modello 770 non è sufficiente per configurare il delitto di omesso versamento ritenute certificate. In assenza della prova della consegna di tali documenti ai lavoratori, il fatto non costituisce reato ma solo un illecito amministrativo-tributario. Di conseguenza, l'imputato è stato assolto perché il fatto non sussiste.
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Omesso Versamento Ritenute: Condanna Annullata, Mod. 770 non basta
Un imprenditore, condannato per l'omesso versamento di ritenute per oltre 157.000 euro, ha visto la sua sentenza annullata dalla Corte di Cassazione. La condanna si basava esclusivamente sulla presentazione del Modello 770. La Suprema Corte ha stabilito un principio fondamentale sulla prova del reato di omesso versamento ritenute: il solo Modello 770 non è sufficiente. Per una condanna, l'accusa deve dimostrare con prove ulteriori (come testimonianze o documenti) che il datore di lavoro ha effettivamente rilasciato ai lavoratori le certificazioni delle ritenute operate. Il processo dovrà quindi essere rifatto.
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Omesso Versamento Ritenute: Condanna Annullata, il 770 Non Basta
Un datore di lavoro è stato condannato per omesso versamento ritenute certificate per un importo di 154.000 euro. La condanna si basava sulla sola presentazione del Modello 770. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza, stabilendo un principio fondamentale: per configurare il reato non basta non versare le ritenute, ma l'accusa deve anche provare che le relative certificazioni siano state effettivamente consegnate ai lavoratori. La semplice compilazione del Modello 770, destinato all'Agenzia delle Entrate, non costituisce prova di tale consegna. Il processo dovrà quindi essere rifatto per accertare questo elemento cruciale, che era stato trascurato.
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Omesso versamento ritenute: condanna annullata senza prova CUD
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per omesso versamento ritenute a carico della legale rappresentante di un'azienda. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: per configurare il reato (secondo la legge applicabile ai fatti), non è sufficiente che l'azienda presenti il Modello 770 all'Agenzia delle Entrate. L'accusa deve dimostrare con certezza che le certificazioni delle ritenute (CUD) siano state effettivamente consegnate ai singoli lavoratori. In assenza di questa prova cruciale, l'elemento costitutivo del reato viene a mancare. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio a un nuovo giudice per una nuova valutazione.
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Omesso versamento ritenute: serve prova certificazione
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna di un legale rappresentante accusato di omesso versamento ritenute per l'anno 2014. La decisione si fonda sulla sentenza n. 175/2022 della Corte Costituzionale, che ha modificato i requisiti per la punibilità del reato. Non è più sufficiente che il debito risulti dal Modello 770 presentato dalla società; l'accusa deve provare l'effettivo rilascio delle certificazioni ai lavoratori dipendenti. Poiché nel caso di specie la condanna si basava solo sulla dichiarazione fiscale e non sulle certificazioni consegnate ai sostituiti, la Suprema Corte ha disposto il rinvio per un nuovo esame dei fatti.
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Onere della prova redditi: 770 prevale sul lavoratore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25555/2024, ha stabilito che in caso di discrepanza tra i redditi dichiarati dal datore di lavoro nel Modello 770 e quelli che il lavoratore sostiene di aver percepito, l'onere della prova redditi spetta a quest'ultimo. Il Modello 770 costituisce un elemento probatorio di grande rilevanza e la semplice affermazione di non aver ricevuto l'intero importo non è sufficiente a superare la pretesa fiscale basata su tale documento.
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