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Mobbing

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47 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Onere della prova e valutazione del giudice in appello
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una dirigente medica contro la sua mancata riconferma. La Corte sottolinea che criticare la valutazione delle prove del giudice di merito non costituisce un valido motivo di ricorso per cassazione se si traduce in una richiesta di riesame dei fatti. Viene ribadito il principio secondo cui l'onere della prova è violato solo se il giudice lo attribuisce alla parte sbagliata, non se ne valuta erroneamente l'esito.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva il risarcimento per presunto mobbing. La decisione si fonda su vizi procedurali, in particolare sulla regola della 'doppia conforme', che impedisce un riesame dei fatti quando due tribunali di merito giungono alla stessa conclusione. La Corte ha sottolineato che il ricorrente non aveva allegato fatti sufficienti a dimostrare le condotte vessatorie, rendendo il suo ricorso un tentativo di ottenere una terza valutazione del merito, non consentita in sede di legittimità.
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Ricorso per cassazione: limiti e inammissibilità
Un dirigente del settore pubblico ha citato in giudizio la propria amministrazione, una Provincia, per mobbing e danni, rassegnando le dimissioni per quella che riteneva una giusta causa. A seguito di un complesso iter giudiziario che ha attraversato vari gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha respinto in via definitiva il ricorso del dirigente. La Corte ha ritenuto i numerosi motivi di ricorso per cassazione inammissibili o infondati, sottolineando il rispetto dei precedenti giudicati, i limiti procedurali dell'appello e il potere discrezionale dei giudici di merito nella valutazione delle prove.
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Inquadramento superiore pubblico impiego: la Cassazione
Un dipendente pubblico ha richiesto l'inquadramento superiore e il risarcimento per dequalificazione, sostenendo di aver svolto mansioni di livello più elevato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che nel pubblico impiego lo svolgimento di mansioni superiori non dà diritto automatico a una promozione, anche qualora l'ente applichi un contratto collettivo di natura privata. Il rapporto di lavoro mantiene la sua natura pubblicistica e le relative regole.
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Risarcimento danno da mobbing: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un insegnante che chiedeva un risarcimento danno da mobbing. La Corte ha stabilito che un generico clima di conflittualità non è sufficiente a provare il mobbing, per il quale è necessario dimostrare un intento persecutorio sistematico e reiterato. Inoltre, ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma di verificare la corretta applicazione della legge.
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Mobbing lavorativo: quando le condotte non bastano
Un dipendente bancario ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro a seguito di una fusione aziendale, lamentando un errato inquadramento, il mancato rimborso di spese e condotte di mobbing. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per configurare il mobbing lavorativo è indispensabile che il lavoratore fornisca la prova di un preciso intento persecutorio che unifichi le diverse azioni datoriali. Le singole condotte, anche se negative, non sono sufficienti se non inserite in un disegno vessatorio complessivo.
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Onere della prova nel mobbing: la guida completa
Un lavoratore ha citato in giudizio la sua ex azienda per mobbing, richiedendo un cospicuo risarcimento. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto le sue richieste. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che l'onere della prova nel mobbing spetta interamente al dipendente. Quest'ultimo deve dimostrare non solo i comportamenti vessatori, ma anche l'intento persecutorio del datore di lavoro. Il ricorso è stato giudicato un tentativo di riesaminare i fatti, non consentito in sede di legittimità.
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