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Misure Alternative

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207 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Pericolosità sociale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego della detenzione domiciliare. La decisione si fonda sulla persistente pericolosità sociale del soggetto, desunta da reati commessi in passato, anche dopo la concessione di altre misure, e dal parere negativo dell'équipe trattamentale del carcere. L'appello è stato giudicato generico e non in grado di contestare le specifiche motivazioni dell'ordinanza impugnata.
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Ricorso inammissibile: motivi generici e di fatto
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso il diniego di misure alternative alla detenzione. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di appello, che miravano a una rivalutazione dei fatti (pericolosità sociale) non consentita in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: i limiti del giudizio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego di misure alternative. La Corte ha stabilito che non può riesaminare i fatti, come la valutazione della pericolosità, se la motivazione del tribunale inferiore è logica. Tale ricorso inammissibile ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Misure alternative: quando il ricorso è inammissibile
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato contro il diniego di affidamento in prova. La decisione si fonda sulla valutazione negativa del suo passato e sulla preclusione, nel giudizio di legittimità, di una nuova analisi dei fatti, confermando l'importanza della condotta pregressa per la concessione di misure alternative.
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Misure alternative: no se c’è pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato per sfruttamento della prostituzione, confermando il diniego delle misure alternative alla detenzione. La decisione si fonda sulla valutazione della pericolosità sociale del soggetto, desunta dalla gravità del reato, dall'assenza di una revisione critica della propria condotta e dall'inaffidabilità del progetto di reinserimento sociale e lavorativo proposto.
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Misure alternative: la valutazione del passato criminale
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava le misure alternative a un condannato. La decisione era basata quasi esclusivamente sul suo passato criminale, ignorando elementi recenti e positivi come un'assoluzione da accuse di narcotraffico e un nuovo contratto di lavoro. Secondo la Corte, per la concessione delle misure alternative, la valutazione non può fermarsi al passato, ma deve considerare il percorso di risocializzazione attuale del soggetto, la sua condotta recente e la volontà di reinserimento sociale.
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Misure alternative: non basta l’assenza di negatività
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato contro il rigetto della sua istanza di misure alternative (affidamento in prova e semilibertà). La Corte ha ribadito che per la concessione di tali benefici non è sufficiente l'assenza di indicatori negativi, ma è necessaria la presenza di elementi positivi che supportino un giudizio prognostico favorevole, volto a prevenire il pericolo di recidiva. La mancanza di un domicilio idoneo e la sola presenza di un'attività lavorativa non sono stati ritenuti sufficienti a fondare tale giudizio.
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