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Misura Di Prevenzione Personale

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59 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Guida senza patente e sorveglianza: quando è reato
La Corte di Cassazione ha stabilito che la depenalizzazione della guida senza patente non si applica ai soggetti sottoposti a sorveglianza speciale. Per questi ultimi, la condotta configura un reato autonomo previsto dall'art. 73 del D.Lgs. 159/2011. Il ricorso dell'imputato, che sosteneva l'avvenuta depenalizzazione del fatto, è stato dichiarato inammissibile in quanto manifestamente infondato.
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Avviso orale e guida: quando non è reato? Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5831/2024, ha annullato la condanna di un uomo accusato di aver guidato con patente revocata dopo aver ricevuto un avviso orale. La Corte ha stabilito che l'avviso orale 'semplice' del Questore è un atto amministrativo e non una misura di prevenzione personale. Di conseguenza, la violazione non integra il reato previsto dall'art. 73 del D.Lgs. 159/2011, portando all'assoluzione perché il fatto non sussiste.
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Guida senza patente e misura prevenzione: Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto a misura di prevenzione personale, condannato per guida senza patente. La Corte ha ribadito la legittimità costituzionale della norma incriminatrice (art. 73 D.Lgs. 159/2011), specificando che non si tratta di una responsabilità penale basata sullo status del soggetto, ma di una sanzione per un comportamento ritenuto particolarmente pericoloso per la sicurezza pubblica se commesso da chi è già socialmente pericoloso. Il caso conferma che la guida senza patente con misura di prevenzione è un reato autonomo e più grave rispetto alla violazione amministrativa comune.
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Guida senza patente: non è reato per il sorvegliato
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per guida senza patente a carico di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale. La decisione si basa su un principio affermato dalla Corte Costituzionale: il reato non sussiste se la revoca della patente è avvenuta per motivi indipendenti e precedenti alla misura di prevenzione. In questo caso, la revoca era legata a violazioni del Codice della Strada avvenute anni prima. La condotta, quindi, non costituisce reato ma un semplice illecito amministrativo.
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Pericolosità sociale: la Cassazione e la presunzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale per la sua ritenuta appartenenza a un'associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che per valutare l'attuale pericolosità sociale, la condanna per un ruolo di vertice nel clan è un indice fortissimo che non può essere superato dalla sola lunga detenzione o dalla partecipazione a percorsi di rieducazione generici. È necessaria la prova di un'effettiva e radicale rottura con l'ambiente criminale.
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Pericolosità sociale attuale: la detenzione non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale per la sua partecipazione a un'associazione finalizzata al narcotraffico. La difesa sosteneva che la lunga carcerazione preventiva e la buona condotta avessero fatto venir meno la pericolosità sociale attuale. La Suprema Corte ha invece stabilito che né la detenzione, né la concessione di benefici come la liberazione anticipata, sono di per sé sufficienti a escludere un giudizio di pericolosità, specialmente a fronte di un ruolo di rilievo nel contesto criminale. È onere dell'interessato fornire prove concrete del proprio percorso di risocializzazione.
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Pericolosità sociale: quando è attuale e legittima?
La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto contro la conferma di una misura di prevenzione della sorveglianza speciale. Il ricorrente sosteneva che la sua pericolosità sociale non fosse più attuale, dato il lungo periodo di detenzione trascorso. La Corte ha invece validato la decisione dei giudici di merito, i quali hanno basato la valutazione della persistente pericolosità sociale su elementi concreti come la pianificazione di nuovi reati durante la detenzione e i legami mantenuti con ambienti criminali, anche durante un permesso premio.
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Pericolosità sociale attuale: quando si applica la misura
La Corte di Cassazione conferma una misura di sorveglianza speciale nei confronti di un soggetto indiziato di appartenere a un'associazione mafiosa. La Corte rigetta il ricorso, specificando che la valutazione della pericolosità sociale attuale deve essere autonoma e basata su elementi concreti. Il semplice trascorrere del tempo non è sufficiente a escluderla, soprattutto in assenza di prove di dissociazione dal sodalizio criminale.
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Affidamento in prova: il passato criminale prevale
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di un'istanza di affidamento in prova al servizio sociale. La decisione si basa sulla valutazione negativa della personalità del condannato, desunta dai suoi numerosi precedenti penali, pendenze processuali e dall'esito negativo di precedenti misure. Secondo la Corte, un nuovo lavoro trovato in prossimità della richiesta non è sufficiente a superare un giudizio prognostico sfavorevole sulla recidivanza, rendendo necessaria la detenzione intramuraria per una reale presa di coscienza.
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Ricorso per cassazione inammissibile: il vizio di merito
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso per cassazione inammissibile in materia di misure di prevenzione. La sentenza chiarisce che il ricorso non può contestare il merito della valutazione del giudice (vizio di motivazione), ma solo violazioni di legge. In questo caso, gli appellanti cercavano una rivalutazione dei fatti sulla pericolosità sociale e l'attualità della stessa, motivo per cui l'appello è stato respinto.
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Attualità pericolosità: onere prova dopo detenzione
La Cassazione annulla una misura di prevenzione, sottolineando che l'attualità della pericolosità deve essere provata con elementi concreti e attuali, non presunta da un singolo incontro sospetto dopo un lungo periodo di detenzione.
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Pericolosità sociale: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una misura di sorveglianza speciale, confermando la valutazione di pericolosità sociale del soggetto. La sentenza ribadisce che, nei procedimenti di prevenzione, il ricorso è limitato alla "violazione di legge", escludendo il riesame del merito o della logicità della motivazione, a meno che questa non sia totalmente assente o meramente apparente. La decisione si fondava su elementi indiziari di vicinanza a un'associazione mafiosa e coinvolgimento in un grave reato di estorsione.
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Revoca pena sospesa: quando è possibile? Chiarimenti
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di revoca della pena sospesa. Il beneficio era stato revocato in anticipo a causa di comportamenti negativi dell'imputato durante un percorso terapeutico obbligatorio. La Corte ha stabilito che, una volta iniziato il percorso, la valutazione sull'adempimento degli obblighi deve avvenire solo alla scadenza "finale" del termine, non attraverso verifiche intermedie, salvo casi specificamente previsti dalla legge.
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Guida senza patente misura prevenzione: non è reato
Un individuo sotto misura di prevenzione è stato processato per guida con patente revocata. La Cassazione, richiamando una sentenza della Corte Costituzionale, ha annullato la condanna. La guida senza patente in misura di prevenzione non è reato se la revoca della licenza deriva da violazioni del Codice della Strada e non dalla misura stessa. Il fatto è stato declassato a illecito amministrativo.
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Contributi pubblici e misure di prevenzione: il caso
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'amministratore di una società semplice, destinatario di una misura di prevenzione personale, non può ottenere contributi pubblici per la società omettendo la sua condizione. Questa sentenza chiarisce l'estensione dei divieti previsti dalla normativa antimafia, sottolineando che l'obbligo di comunicazione prevale sulla distinta soggettività giuridica della società. Il caso riguarda l'indebita percezione di erogazioni pubbliche e l'inapplicabilità della scusante per errore sulla legge.
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Decriminalizzazione guida: Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per guida con patente revocata inflitta a un soggetto sottoposto a misura di prevenzione. A seguito di una sentenza della Corte Costituzionale, tale condotta è stata oggetto di decriminalizzazione, non costituendo più reato se la revoca della patente derivava da violazioni estranee alla misura stessa. Per un'altra imputazione, il caso è stato rinviato per la rideterminazione della pena.
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Guida senza patente sorvegliato speciale: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per il reato di guida senza patente da parte di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale. In applicazione di una recente sentenza della Corte Costituzionale, i giudici hanno stabilito che il reato sussiste solo se la revoca della patente è direttamente collegata alla pericolosità sociale del soggetto. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per verificare la motivazione originaria della revoca, aprendo la strada all'assoluzione qualora manchi tale collegamento.
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Guida ciclomotore: non è reato per il sorvegliato
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per violazione delle misure di prevenzione, stabilendo che la guida di un ciclomotore da parte di un soggetto sorvegliato non costituisce reato. La sentenza chiarisce che il reato si configura solo per la guida di veicoli che richiedono una patente di guida, categoria a cui non appartiene il ciclomotore (con cilindrata fino a 50 c.c.), per il quale è sufficiente un certificato di idoneità.
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Pericolosità sociale: attualità del requisito
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due soggetti destinatari di una misura di prevenzione. Per uno, ha annullato il provvedimento per difetto di motivazione sull'attualità della pericolosità sociale, evidenziando che il tempo trascorso dai reati impone una valutazione più rigorosa. Per l'altro, ha confermato la misura, ritenendo la motivazione adeguata e la pericolosità sociale ancora attuale, basandosi sulla vicinanza temporale dei fatti e sulla reiterazione delle condotte illecite.
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