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Misura Cautelare — Anno 2025

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1142 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Misura Cautelare

Provvedimenti

Scambio elettorale: la Cassazione amplia l’utilità
Un consigliere comunale era stato accusato di scambio elettorale politico-mafioso per aver promesso favori a un'associazione criminale in cambio di voti. La Corte di Cassazione ha annullato la misura cautelare, chiarendo che, ai sensi dell'art. 416-ter del codice penale, l'"utilità" promessa include qualsiasi vantaggio, anche non economico, che abbia valore per il clan, superando il precedente orientamento che richiedeva un beneficio immediatamente monetizzabile. Il caso è stato rinviato al tribunale di merito per una nuova valutazione, a causa di motivazioni contraddittorie nella precedente ordinanza.
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Concorso esterno in mafia: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare in carcere per un imprenditore accusato di concorso esterno in associazione mafiosa ed estorsione aggravata. La Corte ha ritenuto che il rapporto dell'imprenditore con diversi esponenti di clan mafiosi non fosse episodico, ma un legame stabile e continuativo, caratterizzato da un mutuo vantaggio. L'imprenditore metteva a disposizione mezzi e personale aziendale, effettuava pagamenti e assumeva persone segnalate dai clan, ricevendo in cambio protezione e l'intervento della criminalità organizzata per risolvere controversie, come quella con un ex dipendente. La difesa sosteneva che l'imprenditore fosse una vittima, ma la Corte ha respinto tale tesi, sottolineando come il suo contributo fosse consapevole e volontario, rafforzando così il sodalizio criminale.
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Presunzione di pericolosità: no a riesame se c’è clan
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per detenzione di armi con aggravante mafiosa. La Corte ha rigettato il ricorso, sottolineando che la cosiddetta "presunzione di pericolosità" legata a tali reati giustifica la misura detentiva, anche se l'indagato si trova già in carcere per altra causa. Le prove, basate su intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori, sono state ritenute sufficienti e correttamente valutate dal giudice del riesame.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione lo rigetta
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per tentata estorsione e lesioni. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi e sul tentativo del ricorrente di ottenere una nuova valutazione dei fatti, non consentita nel giudizio di legittimità, ribadendo la validità della motivazione del tribunale del riesame.
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Presunzione di pericolosità: vale per non affiliati?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per tentata estorsione con aggravante mafiosa, confermando la custodia in carcere. La sentenza stabilisce che la presunzione di pericolosità, prevista per tali reati, si applica anche a un soggetto non formalmente affiliato al clan, qualora sia dimostrato un suo rapporto profondo e consolidato con l'organizzazione criminale. Per ottenere una misura meno afflittiva, spetta all'indagato provare di aver reciso ogni legame con l'ambiente criminale.
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Associazione mafiosa: Cassazione su gravi indizi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati di associazione mafiosa, narcotraffico ed estorsione. La sentenza ha confermato la validità del quadro indiziario basato su intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, ribadendo che il controllo di legittimità della Corte non implica una rivalutazione dei fatti, ma una verifica della logicità e correttezza giuridica della motivazione del provvedimento impugnato.
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Giudicato cautelare: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza che ripristinava la custodia in carcere. La Corte ha stabilito che, in vigenza di un giudicato cautelare, non possono essere presi in esame elementi nuovi non discussi nelle sedi precedenti o argomenti già valutati, ribadendo la necessità di fatti sopravvenuti e decisivi per modificare una misura cautelare.
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Custodia Cautelare: quando il braccialetto non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la sostituzione degli arresti domiciliari con la custodia cautelare in carcere per un indagato per spaccio di stupefacenti. La decisione si fonda sulla capacità organizzativa dimostrata dall'individuo, che gestiva l'attività illecita da casa con l'aiuto di complici, rendendo inadeguata ogni misura meno afflittiva del carcere, incluso il braccialetto elettronico. La Corte ha anche escluso la qualificazione del reato come di 'lieve entità' proprio per la complessa modalità di esecuzione.
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Motivazione misura cautelare: annullata l’ordinanza
Un individuo, accusato di spaccio di stupefacenti, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento a causa di una debole motivazione della misura cautelare. La Corte ha ritenuto illogica e contraddittoria la valutazione del Tribunale del Riesame, specialmente riguardo al pericolo di recidiva e alla scelta della misura, poiché basata su presupposti di fatto errati (come lo stato di disoccupazione e l'assenza di fissa dimora dell'indagato), senza un'analisi concreta e approfondita della situazione. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Gravi indizi di colpevolezza per misure cautelari
Una donna, sottoposta a divieto di dimora dal Tribunale del Riesame per spaccio di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando l'assenza di prove. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che per l'applicazione di misure cautelari è sufficiente un quadro di 'gravi indizi di colpevolezza', inteso come qualificata probabilità di reato. In questo caso, le frasi pronunciate in un noto contesto di spaccio e il ritrovamento di droga sono stati ritenuti elementi sufficienti, distinguendo tale valutazione da quella, più rigorosa, richiesta per una condanna definitiva.
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Gravità indiziaria: i limiti del riesame in Cassazione
Un individuo, sospettato di associazione mafiosa e frode per fondi agricoli, ha impugnato un'ordinanza di custodia cautelare. La Corte di Cassazione, dopo un precedente annullamento con rinvio, ha dichiarato il nuovo ricorso inammissibile, chiarendo i limiti del giudizio di rinvio in tema di gravità indiziaria. La Corte ha stabilito che il giudice del rinvio si è correttamente attenuto ai principi di diritto indicati, fornendo una motivazione autonoma e coerente, e ha ribadito l'impossibilità di ridiscutere punti già coperti da giudicato interno.
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Ingiusta Detenzione: No risarcimento se imprudente
La Corte di Cassazione ha negato il risarcimento per ingiusta detenzione a un individuo assolto dall'accusa di associazione mafiosa. Sebbene l'associazione non avesse la capacità di intimidazione esterna richiesta dalla legge, la partecipazione dell'uomo a riunioni e rituali è stata considerata una condotta gravemente colposa, tale da aver causato la sua stessa detenzione, escludendo così il diritto alla riparazione.
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Termine scadenza misura cautelare: quando è superfluo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indicazione del termine di scadenza in un'ordinanza di custodia cautelare è obbligatoria solo quando la misura è disposta esclusivamente per esigenze probatorie. Se, come nel caso analizzato, sussiste anche il pericolo di reiterazione del reato, l'omissione di tale termine non invalida il provvedimento. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Riparazione ingiusta detenzione: quando è negata
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di riparazione per ingiusta detenzione a un uomo, sebbene assolto dall'accusa di stalking. La decisione si fonda sulla sua condotta gravemente colposa, come l'invio di messaggi minacciosi e un'aggressione fisica, che hanno dato causa alla misura cautelare. La sentenza chiarisce che il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione non è automatico con l'assoluzione se l'interessato ha contribuito a creare l'apparenza di colpevolezza.
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Indennizzo ingiusta detenzione: la parola non basta
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che negava l'indennizzo per ingiusta detenzione a un uomo, assolto dopo un lungo periodo di custodia cautelare. La Suprema Corte ha chiarito che, per negare il risarcimento a causa di una 'colpa grave', non sono sufficienti le sole dichiarazioni di collaboratori di giustizia. È necessario provare condotte materiali e concrete direttamente attribuibili all'imputato, che abbiano oggettivamente contribuito a causare il suo arresto. La semplice vicinanza ad ambienti criminali, basata su testimonianze non riscontrate nel processo di merito, non costituisce prova di colpa grave.
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Vincolo di rinvio: Cassazione annulla misura cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di arresti domiciliari per partecipazione ad associazione a delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina. La decisione si fonda sulla violazione del vincolo di rinvio: il Tribunale del Riesame, dopo un primo annullamento, aveva confermato la misura riproponendo la stessa motivazione carente, basata su elementi insufficienti a dimostrare una partecipazione stabile e organica al sodalizio criminale.
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Associazione mafiosa: la Cassazione e i nuovi sodalizi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di associazione mafiosa. La sentenza analizza la configurabilità di un nuovo tipo di sodalizio, una sorta di consorzio tra esponenti di mafie storiche ('ndrangheta, camorra, cosa nostra), che uniscono le forze per perseguire comuni interessi illeciti. La Corte ribadisce che il suo ruolo non è rivalutare i fatti, ma controllare la logicità e correttezza giuridica della motivazione del giudice di merito, ritenuta in questo caso pienamente adeguata a sostenere la gravità indiziaria a carico del ricorrente.
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Associazione mafiosa: la nuova frontiera criminale
La Corte di Cassazione ha confermato una misura cautelare in carcere per un soggetto indagato per associazione mafiosa, estorsione e porto d'armi. Il caso riguarda la configurabilità di una nuova organizzazione criminale, operante nel Nord Italia, nata da un patto federativo tra esponenti di mafie storiche come cosa nostra, camorra e 'ndrangheta. La Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo infondate sia le censure procedurali sul diritto di difesa, sia quelle di merito sulla carenza di prove, confermando la sussistenza di gravi indizi per una nuova e autonoma associazione mafiosa con proprie finalità e una cassa comune.
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Impugnazione Misura Cautelare: Quando è Inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero contro la revoca di una misura cautelare per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio. La sentenza chiarisce i limiti del sindacato di legittimità, ribadendo che l'impugnazione misura cautelare non può trasformarsi in un nuovo giudizio di merito sulla valutazione degli indizi, se la motivazione del tribunale del riesame non è palesemente illogica.
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Motivi nuovi Cassazione: quando sono inammissibili?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una misura cautelare per spaccio di stupefacenti. La decisione si fonda su due principi chiave: il ricorso principale mirava a una rilettura dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e i motivi nuovi cassazione presentati dalla difesa sono stati giudicati inammissibili sia per tardività sia per mancanza di connessione con le doglianze originarie, confermando che un ricorso viziato all'origine non può essere sanato.
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