La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione di diversi beni, tra cui case, terreni, auto e conti correnti, intestati a un nucleo familiare composto da Padre, Madre e Figlio. I familiari contestavano il provvedimento sostenendo che gli acquisti fossero avvenuti tra il 2015 e il 2018, ossia dopo la fine del periodo in cui era stata accertata la loro pericolosità sociale, terminata nel 2008 per il padre e nel 2014 per il figlio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la confisca è legittima anche per acquisti successivi se si dimostra che il denaro utilizzato deriva da risparmi accumulati durante l'attività illecita precedente o dalla vendita di beni acquistati con proventi criminali. I ricorrenti perdono definitivamente i beni e dovranno pagare le spese processuali.
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