L'Imputato è stato condannato per il reato di minaccia grave ai danni di una giornalista. L'uomo le aveva spedito un plico contenente una sua foto, alcuni suoi articoli e una scritta intimidatoria che le intimava di non occuparsi più di cronaca nera, minacciandola di violenza sessuale. La difesa sosteneva che l'uomo fosse stato costretto da terzi, invocando lo stato di necessità. Tuttavia, le riprese dell'ufficio postale, il ritrovamento della borsa usata per la spedizione e una perizia grafologica hanno confermato la sua colpevolezza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato, confermando la condanna a otto mesi di reclusione e al risarcimento dei danni, poiché la tesi della costrizione è risultata del tutto priva di prove.
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