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Migliorie

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Interventi che aumentano il valore di un bene immobile. Non si tratta di semplice manutenzione, ma di opere che ne migliorano la qualità o la funzionalità.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Usucapione: la coltivazione non basta, serve prova di possesso
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un terreno conteso. Un'Azienda aveva acquistato il bene all'asta, ma un Occupante lo utilizzava, sostenendo di averne acquisito la proprietà per usucapione e chiedendo un'indennità per le migliorie. L'Occupante aveva inizialmente un contratto di affitto. La Suprema Corte ha confermato che la semplice coltivazione del terreno non basta a dimostrare l'usucapione senza una chiara 'interversione nel possesso'. Ha anche escluso il diritto alle migliorie, poiché non erano state provate adeguatamente. L'Occupante ha perso la causa e dovrà pagare le spese legali.
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Valutazione Affitto d’Azienda in Fallimento: Crediti Rigettati
Un'Azienda Affittante ha cercato di recuperare crediti dal Fallimento di un'Azienda Affittuaria, chiedendo l'ammissione al passivo per differenze inventariali e risarcimenti legati a un contratto di affitto d'azienda. Il Tribunale aveva parzialmente accolto alcune richieste, ma rigettato quelle principali. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto del ricorso dell'Affittante. Ha ribadito che la valutazione affitto d'azienda in fallimento, per quanto riguarda le differenze inventariali, deve considerare il valore corrente finale dell'azienda nel suo complesso, includendo sia miglioramenti che deterioramenti. Le pretese su indennizzi e risarcimenti sono state ritenute inammissibili per mancata contestazione dei motivi decisivi del Tribunale.
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Migliorie immobile locato: l’accordo verbale batte il contratto
Il proprietario ha chiesto il risarcimento dei danni all'inquilino per la mancata rimozione di alcune addizioni apportate all'appartamento, sostenendo che ciò avesse impedito di affittare nuovamente l'immobile. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, accertando l'esistenza di un accordo verbale con cui il proprietario aveva rinunciato a pretendere la rimozione delle migliorie. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del proprietario, confermando che il giudice di merito può fondare la decisione anche su una sola presunzione precisa e che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito. Di conseguenza, l'inquilino non deve pagare alcun risarcimento per le migliorie immobile locato rimaste nei locali.
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Collazione ereditaria: escluse le migliorie sulla casa donata
Una madre e un figlio hanno citato in giudizio la figlia e sorella per presunte lesioni della quota legittima sulla successione del padre. Gli attori contestavano l'esclusione dall'asse ereditario di somme depositate su conti correnti e il valore di una casa donata alla sorella. I giudici di merito hanno accertato che i conti correnti erano riferibili a trust del Liechtenstein di cui il defunto era solo procuratore, escludendoli dall'eredità. Inoltre, hanno riconosciuto alla sorella il diritto di dedurre dal valore della donazione le migliorie apportate a proprie spese. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei familiari, confermando che la collazione ereditaria esclude il valore delle migliorie non finanziate dal defunto e che i beni dei trust esteri non rientrano nella successione.
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Indennità di occupazione illegittima: il calcolo va aggiornato
La Corte di Cassazione interviene su un caso di compravendita immobiliare fallita. Gli acquirenti, che avevano già preso possesso dell'immobile, si vedono negare il trasferimento di proprietà e condannare alla restituzione. Il punto cruciale diventa il calcolo dell'indennità di occupazione illegittima. La Corte d'Appello aveva 'cristallizzato' il calcolo a una data molto vecchia, compensandolo con le migliorie apportate. La Cassazione ribalta questa decisione, affermando un principio fondamentale: l'indennità deve coprire l'intero periodo di occupazione fino all'effettivo rilascio. Non è corretto usare un calcolo vecchio di oltre dieci anni, perché il danno per il proprietario è continuato nel tempo. La Società proprietaria vince, ottenendo un nuovo calcolo che terrà conto di tutti gli anni di mancato utilizzo del bene.
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Restituzione della cosa locata: i costi di ripristino
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della restituzione della cosa locata in merito ai costi di ripristino dei locali dopo la rimozione di macchinari industriali. Un conduttore contestava l'addebito delle spese di manutenzione, sostenendo che il preventivo consenso del locatore alle migliorie dovesse escludere l'obbligo di rimessione in pristino a suo carico. La Suprema Corte ha annullato la sentenza d'appello poiché la motivazione fornita dal giudice di merito è stata giudicata obiettivamente incomprensibile e priva di nesso logico tra le premesse contrattuali e la decisione finale.
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Arricchimento senza causa: ammissibilità in appello
Un conduttore agiva in giudizio per ottenere il rimborso delle migliorie apportate a un immobile commerciale, invocando l'art. 1592 c.c. e, in subordine, l'azione di arricchimento senza causa. Mentre i giudici di merito avevano rigettato la domanda principale per difetto di prova sul subentro nel contratto e dichiarato tardiva quella subordinata, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Gli Ermellini hanno stabilito che la domanda di arricchimento senza causa è ammissibile anche se proposta per la prima volta in appello, purché si fondi sui medesimi fatti già allegati per la richiesta di indennizzo per migliorie.
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Usucapione e contratto preliminare: le regole
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto che rivendicava l'acquisto per usucapione di un terreno, basandosi su una scrittura privata del 1984. I giudici hanno chiarito che tale atto era un contratto preliminare e che la consegna anticipata del bene configura una detenzione qualificata, non idonea all'usucapione senza prova di interversione. È stata inoltre confermata l'attenuazione dell'onere probatorio per la proprietaria rivendicante, poiché il convenuto aveva riconosciuto la provenienza del bene da danti causa comuni. Infine, è stato negato il diritto all'indennità per le migliorie, poiché l'art. 1150 c.c. si applica solo al possessore e non al detentore.
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Comunione ordinaria: scioglimento e migliorie
La controversia riguarda lo scioglimento di una comunione ordinaria su immobili e il rimborso per le migliorie apportate da un comproprietario. La Corte d'Appello aveva limitato il rimborso ai soli oneri sostenuti, escludendo l'applicazione delle norme sulle opere fatte da terzi. Il ricorrente contesta anche l'indennità di occupazione addebitata. La Cassazione, rilevando che la questione tocca il tema dell'ingiustificato arricchimento e della sussidiarietà ex art. 2042 c.c., ha disposto il rinvio in attesa della pronuncia delle Sezioni Unite.
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Divisione immobiliare: uso esclusivo e migliorie
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di divisione immobiliare tra due fratelli. La controversia riguardava un immobile co-acquistato, utilizzato in via esclusiva da uno dei due. La Corte ha rigettato sia il ricorso principale che quello incidentale, confermando la decisione d'appello. I giudici hanno chiarito i criteri per il calcolo dell'indennità di occupazione, anche in caso di parziale inagibilità, e le modalità di rimborso per le migliorie apportate da un solo comproprietario, specificando che il rimborso è basato sui costi sostenuti e non sull'aumento di valore. La sentenza ha inoltre stabilito che, se l'appello contesta l'assetto complessivo della divisione, nessuna parte della sentenza di primo grado può considerarsi passata in giudicato.
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Rinuncia migliorie: valida se la concessione prosegue
Una società cooperativa, concessionaria di un'area comunale, aveva effettuato delle migliorie rinunciando al relativo indennizzo a condizione che la concessione fosse rinnovata. La Corte di Cassazione ha stabilito che, nonostante la mancanza di un rinnovo formale, la prosecuzione di fatto del rapporto per diversi anni ha concretizzato la condizione, rendendo valida la rinuncia migliorie. La Corte ha inoltre precisato che le sentenze del giudice amministrativo sulla legittimità degli atti comunali non costituivano un giudicato vincolante sul diritto al compenso in sede civile.
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