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Mezzo Fraudolento

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300 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Furto di energia elettrica: quando scatta l’aggravante
La Cassazione conferma la condanna per furto di energia elettrica aggravato. L'allaccio abusivo alla rete condominiale configura violenza sulle cose, modificando la destinazione dell'energia. Ritenuta anche l'aggravante della pubblica utilità per un immobile destinato ad alloggi popolari.
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Furto aggravato: ricorso inammissibile e aggravanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di tre imputate condannate per furto aggravato. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi, che si limitavano a riproporre le censure d'appello senza un confronto critico con la sentenza. La Corte ha colto l'occasione per ribadire i principi consolidati sulle aggravanti del mezzo fraudolento e della partecipazione di più persone, specificando che per quest'ultima non è necessaria la presenza fisica di tutti i concorrenti.
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Furto aggravato: non pagare benzina è reato
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per furto aggravato per non aver pagato la benzina a un distributore automatico. La Corte ha confermato che tale condotta, approfittando dell'assenza di controllo, costituisce furto con mezzo fraudolento e non semplice insolvenza, in quanto si realizza uno spossessamento contro la volontà del proprietario.
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Furto consumato: quando si perfeziona il reato?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 634 del 2024, ha stabilito che si configura il furto consumato, e non il semplice tentativo, nel momento in cui l'agente si impossessa del bene, acquisendone un'autonoma disponibilità anche solo per un breve lasso di tempo e all'interno del locale commerciale. La costante osservazione da parte della persona offesa non è sufficiente a impedire la consumazione del reato. La Corte ha inoltre confermato la validità della querela presentata dal responsabile di fatto dell'esercizio commerciale, anche se non proprietario.
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Furto di energia elettrica: quando è inammissibile
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per furto di energia elettrica tramite allaccio abusivo. La Corte ha ribadito che si tratta di furto aggravato e non di truffa, escludendo la scriminante dello stato di necessità per difficoltà economiche non attuali e fronteggiabili con altri mezzi.
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Difetto di querela: furto e annullamento senza rinvio
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per furto di energia elettrica a causa di un difetto di querela. In seguito alla Riforma Cartabia (D.Lgs. 150/2022), tale reato è diventato procedibile solo su querela della persona offesa. Poiché la querela non è mai stata presentata, l'azione penale non poteva essere proseguita, portando all'annullamento definitivo della sentenza.
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Furto con mezzo fraudolento: quando scatta l’aggravante
Una donna viene condannata per furto aggravato. La Cassazione conferma la sentenza, chiarendo i confini del furto con mezzo fraudolento: distrarre il negoziante per sottrarre la merce è un'azione astuta che integra l'aggravante. La Corte precisa inoltre che non serve l'autorizzazione del giudice per riaprire le indagini archiviate contro ignoti.
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Dichiarazione fraudolenta: conti correnti di familiari
Un professionista è stato accusato di dichiarazione fraudolenta per aver depositato i suoi compensi non fatturati su conti correnti intestati a familiari. La Corte di Cassazione ha confermato che tale condotta costituisce un "mezzo fraudolento" idoneo a integrare il reato. Tuttavia, la sentenza di condanna è stata annullata senza rinvio perché, nel frattempo, il reato si è estinto per prescrizione.
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Furto d’acqua: calamita sul contatore è reato grave
Il titolare di una lavanderia viene condannato per furto d'acqua aggravato e tentata corruzione. Utilizzava una calamita per alterare il contatore e ha offerto denaro a un ispettore per evitare la denuncia. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, ritenendo la prova del furto d'acqua sufficiente e respingendo la richiesta di attenuanti data la natura dell'attività commerciale e il tentativo di garantirsi l'impunità.
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Furto aggravato: quando non è truffa? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, cogliendo l'occasione per ribadire la netta distinzione tra il reato di furto aggravato dal mezzo fraudolento e quello di truffa. Secondo la Corte, il criterio distintivo risiede nella fase finale dell'azione criminale: si configura furto e non truffa quando, nonostante l'uso di raggiri, l'impossessamento del bene avviene tramite un atto di 'usurpazione unilaterale' da parte dell'autore, senza un atto di disposizione patrimoniale da parte della vittima.
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Furto aggravato: usare la password aziendale è reato
La Corte di Cassazione conferma la condanna per furto aggravato a carico di una dipendente che, utilizzando le credenziali aziendali, ha sottratto oltre 1,8 milioni di euro dai conti della società. La Corte chiarisce che la mera disponibilità di una password non conferisce il possesso autonomo dei fondi, escludendo quindi il reato di appropriazione indebita. Confermato anche il reato di riciclaggio per i familiari che hanno aiutato a occultare la provenienza illecita del denaro.
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Furto aggravato mezzo fraudolento: quando è reato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25354/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato mezzo fraudolento. Il caso riguardava la sottrazione di un ciclomotore, avvenuta dopo aver ingannato la proprietaria fingendo interesse all'acquisto. La Corte ha ribadito che si configura furto e non truffa quando l'atto finale consiste in una sottrazione unilaterale del bene, nonostante la condotta sia stata preceduta da artifici e raggiri. Questi ultimi, infatti, sono considerati solo preparatori all'azione furtiva.
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Furto di gas: bypass e pagamento non escludono il reato
Un imprenditore è stato condannato per furto di gas aggravato, realizzato tramite un bypass a monte del contatore ai danni di un ente pubblico. In Cassazione, ha sostenuto la sua buona fede, citando il pagamento del dovuto avvenuto dopo la scoperta del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che il pagamento successivo è un 'post-factum' che non cancella il reato già consumato. Ha inoltre confermato la qualificazione come furto aggravato, e non truffa, poiché la sottrazione è avvenuta senza il consenso della parte lesa, e ha escluso il furto d'uso, dato che il gas, una volta consumato, non può essere restituito.
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Furto di energia: l’aggravante del pubblico servizio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto di energia elettrica, specificando che l'aggravante della destinazione a pubblico servizio si considera validamente contestata anche se non esplicitamente menzionata per articolo di legge, purché i fatti descritti nell'imputazione, come l'allaccio diretto alla rete pubblica, la rendano evidente. La Corte ha ritenuto che la descrizione del collegamento fraudolento alla rete di distribuzione fosse sufficiente a informare l'imputato della natura pubblica del bene sottratto, garantendo così il suo diritto di difesa.
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Mezzo fraudolento: la prova logica basta in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato dall'uso di un mezzo fraudolento. La Corte ha stabilito che la prova dell'utilizzo di un dispositivo come un 'jammer' può essere raggiunta attraverso un ragionamento logico-induttivo, basato su elementi come il malfunzionamento simultaneo di più telecomandi nella stessa zona, anche in assenza del ritrovamento fisico dello strumento. L'inammissibilità è stata inoltre motivata dalla carenza di interesse del ricorrente, che aveva contestato solo un profilo dell'aggravante (l'uso del jammer) tralasciandone un altro (l'essersi procurati fraudolentemente le chiavi).
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Furto aggravato: scontrino come mezzo fraudolento
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di tentato furto aggravato commesso tramite la parziale scansione di prodotti a una cassa automatica. L'imputato, creando uno scontrino apparentemente valido per eludere i controlli, ha posto in essere un mezzo fraudolento che integra l'aggravante. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che tale condotta va oltre la semplice sottrazione e costituisce un artificio punibile più severamente.
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Ricorso inammissibile: furto con aggravanti confermato
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per una serie di furti aggravati. L'imputato, fingendosi un agente di polizia, si introduceva nelle case delle vittime. La Corte ha confermato la condanna, ritenendo i motivi del ricorso una mera riproposizione di argomenti già respinti e ha ribadito la correttezza della valutazione sulle aggravanti e sulla pena inflitta.
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Furto aggravato supermercato: le aggravanti confermate
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto aggravato supermercato a carico di due individui. La sentenza stabilisce che la strategia di distrarre il cassiere per permettere al complice di uscire con un carrello pieno costituisce l'aggravante del mezzo fraudolento. Inoltre, la merce in un self-service si considera esposta alla pubblica fede, anche in presenza di vigilanza non continuativa. Respinta anche la richiesta di applicare la non punibilità per particolare tenuità del fatto, a causa della natura insidiosa della condotta pianificata.
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Ricorso in Cassazione: i limiti del riesame del merito
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso in Cassazione, dichiarando inammissibile un appello contro una condanna per tentato furto pluriaggravato. I giudici hanno ribadito che la Corte non può effettuare una nuova valutazione delle prove o sindacare le decisioni discrezionali del giudice di merito sul trattamento sanzionatorio, se adeguatamente motivate.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione conferma
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di tre individui accusati di furto aggravato in abitazione. La Corte ha confermato la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza basati su un quadro probatorio composito (video, perquisizioni, riconoscimenti), ritenendo che la valutazione del merito delle prove non spetti al giudice di legittimità.
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