LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Metodo Mafioso

Pagina 5 di 40

810 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Estorsione con metodo mafioso: carcere anche per chi fa da guida
Un complice ha accompagnato l'autore materiale delle minacce presso un cantiere edile per individuare un costruttore e pretendere il pagamento del pizzo per conto di una cosca locale. La polizia ha trovato parte delle banconote contrassegnate addosso al complice subito dopo la consegna del denaro. L'indagato ha contestato l'ordinanza cautelare sostenendo la marginalità del proprio ruolo e l'inapplicabilità delle aggravanti mafiose. La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per estorsione con metodo mafioso. I giudici hanno chiarito che l'aggravante del metodo mafioso ha natura oggettiva e si estende a tutti i concorrenti, anche a chi si limita ad accompagnare l'autore materiale e a riscuotere una quota del provento illecito.
Continua »
Minaccia aggravata dal metodo mafioso: condannati anche i pali
Un gruppo di uomini a bordo di scooter ha avvicinato La Vittima davanti alla sua abitazione, puntandole contro una pistola per intimidirla. La Vittima si è rifugiata in casa mettendosi in salvo. La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per gli Imputati per i reati di porto abusivo d'armi e minaccia aggravata dal metodo mafioso. I giudici hanno chiarito che risponde di concorso nel reato anche chi svolge compiti di retroguardia o di controllo del territorio durante l'aggressione. Inoltre, per configurare l'aggravante del metodo mafioso non è necessario che la persona offesa ceda all'omertà o rinunci a denunziare. L'uso di modalità tipicamente cariche di forza intimidatrice basta a giustificare l'aggravamento della pena per tutti i partecipanti. I ricorsi degli Imputati sono stati interamente rigettati.
Continua »
Estorsione aggravata dal metodo mafioso: ricorso inammissibile
L'Imputato propone ricorso in Cassazione contro la sentenza di appello che lo ha condannato per il reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. La difesa contesta la ricostruzione dei fatti, l'attendibilità della persona offesa e il calcolo della sanzione penale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che le censure sulla responsabilità ripropongono argomenti già respinti e chiedono una inammissibile rivalutazione delle prove. La minaccia esercitata evocava chiaramente la forza intimidatrice dei gruppi criminali locali. Inoltre, le doglianze sulla pena risultano generiche, poiché la determinazione della sanzione rientra nella discrezionalità del giudice di merito. La Suprema Corte conferma la condanna dell'Imputato, imponendogli il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Tentata estorsione con metodo mafioso: il rifiuto della vittima
Un uomo si è presentato presso due imprenditori chiedendo un regalo di Natale e facendo esplicito riferimento al pizzo per conto di terzi. Le vittime hanno rifiutato la richiesta e hanno sporto immediata denuncia. I giudici hanno applicato la misura degli arresti domiciliari per il reato di tentata estorsione con metodo mafioso. L'indagato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'inefficacia della minaccia e chiedendo la riqualificazione del fatto in truffa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'idoneità della minaccia si valuta all'inizio dell'azione e che la ferma reazione delle vittime non cancella il reato. Inoltre, l'uso di termini come pizzo evoca la forza intimidatrice mafiosa, indipendentemente dall'esistenza di reali mandanti. L'indagato rimane agli arresti domiciliari e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: ferma col metodo mafioso
L'imputato, condannato in primo grado per estorsione aggravata dal metodo mafioso, ha chiesto la revoca o la sostituzione della custodia cautelare in carcere con una misura meno gravosa. La difesa ha invocato il trascorso del tempo e la caduta di una specifica aggravante. I giudici di merito hanno respinto l'istanza e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione. La Suprema Corte ha chiarito che la permanenza dell'aggravante del metodo mafioso impone la presunzione di legge secondo cui solo il carcere può contenere la pericolosità sociale del reo. L'imputato non ha fornito elementi concreti per superare tale vincolo normativo e ha presentato motivi generici. Il ricorso è stato dunque rigettato.
Continua »
Tentata estorsione con metodo mafioso: carcere confermato
Due individui si sono presentati presso un cantiere edile chiedendo 15.000 euro a titolo di protezione ai titolari dell'attività tramite il tecnico di cantiere. L'indagato ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, contestando il riconoscimento visivo e vocale e negando l'aggravante mafiosa per non aver nominato alcun clan specifico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando l'accusa di tentata estorsione con metodo mafioso. I giudici hanno chiarito che la minaccia può essere implicita e contestualizzata: promettere tranquillità sui lavori in cambio di denaro evoca direttamente il controllo criminale sul territorio, giustificando la massima misura cautelare.
Continua »
Estorsione aggravata dal metodo mafioso e falso credito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, condannato per estorsione aggravata dal metodo mafioso e trasferimento fraudolento di valori. L'uomo pretendeva somme di denaro e la gestione di locali commerciali da un imprenditore, accampando un presunto credito altrui e facendo leva sui legami con una potente famiglia criminale. La difesa sosteneva che la condotta andasse qualificata come esercizio arbitrario delle proprie ragioni e contestava l'aggravante mafiosa. I giudici hanno chiarito che l'intervento del terzo integra estorsione quando mira a soddisfare interessi propri o mafiosi senza un reale diritto esigibile. La Corte ha confermato la condanna, le statuizioni risarcitorie in favore della persona offesa e degli enti locali, condannando il ricorrente anche alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Concorso in tentata estorsione: la presenza silenziosa punita
Un indagato ha impugnato l'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per concorso in tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. L'uomo sosteneva di essere rimasto in silenzio durante l'incontro con la vittima e di non aver formulato alcuna richiesta di denaro per conto della criminalità organizzata. I giudici hanno respinto la tesi difensiva. Le telecamere e le intercettazioni hanno dimostrato la piena consapevolezza dell'indagato, che ha accompagnato un esponente criminale e presenziato all'intero colloquio intimidatorio. La Corte di Cassazione ha confermato la misura carceraria: anche la presenza silenziosa configura il reato quando rafforza l'intimidazione del gruppo mafioso.
Continua »
Reato continuato ed estorsione: no allo sconto se l’atto è autonomo
Un condannato chiedeva il riconoscimento della disciplina del reato continuato tra una condanna per associazione mafiosa con i relativi reati scopo e una distinta estorsione commessa nello stesso arco temporale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Giudice dell'esecuzione e ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno escluso il medesimo disegno criminoso a causa di elementi decisivi: l'estorsione è avvenuta con l'aiuto di un soggetto estraneo al sodalizio, senza l'uso del metodo mafioso e ai danni di un imprenditore attivo fuori dal territorio di influenza della cosca, configurando una delibera criminale autonoma.
Continua »
Violenza privata aggravata: ricorso respinto e condanna definitiva
Tre imputati hanno presentato ricorso in Cassazione contro la condanna per violenza privata aggravata dal metodo mafioso. I condannati contestavano la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva, lamentando vizi di motivazione. I giudici hanno rilevato che i ricorrenti avevano gia rinunciato in appello ai motivi sulla responsabilita penale, rendendo definitivo l'accertamento del fatto. Inoltre, la Corte ha giudicato del tutto generiche le censure sull'aumento di pena per i precedenti penali e sul diniego delle attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando integralmente le condanne e imponendo il pagamento delle spese legali e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
Continua »
Minacce e aggravante del metodo mafioso: condanna per il complice
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata estorsione in concorso nei confronti di un complice che ha affiancato l'autore materiale delle minacce. La Suprema Corte ha ritenuto pienamente applicabile l'aggravante del metodo mafioso anche in assenza di una formale affiliazione a un clan criminale. I giudici hanno chiarito che è sufficiente l'impiego di minacce dal tenore chiaramente allusivo a contesti mafiosi per incutere terrore nella vittima. Poiché l'aggravante ha natura oggettiva e riguarda le concrete modalità dell'azione, essa si estende automaticamente a tutti i partecipanti all'azione delittuosa. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna alle spese e al pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Scorribanda armata al mercato: violenza privata aggravata
Un uomo ha partecipato a una scorribanda armata a bordo di moto di grossa cilindrata tra le bancarelle affollate di un mercato rionale. Il gruppo ha brandito e puntato una pistola contro commercianti e passanti, costringendo i presenti a fuggire e a chiudersi in casa per affermare il controllo criminale sul territorio. I giudici di merito hanno condannato il responsabile per porto abusivo di armi e violenza privata aggravata dal metodo mafioso a quattro anni e undici mesi di reclusione. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione contestando la valutazione delle prove testimoniali e il calcolo della sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando integralmente la condanna e imponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: legittima dopo scontro a fuoco
L'Indagato ha impugnato l'ordinanza che confermava la misura della custodia cautelare in carcere per porto illegale di armi e ricettazione, con l'aggravante del metodo mafioso. La vicenda scaturisce da uno scontro a fuoco tra fazioni criminali rivali. La difesa contestava la validità dell'esame stub, la mancata prova sul possesso della pistola ritrovata e l'assenza del pericolo di recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la solidità del quadro probatorio: i video di sorveglianza, le tracce ematiche sul veicolo, i fori di proiettile, la ferita da arma da fuoco riportata dall'indagato e le intercettazioni comprovano pienamente il reato. La Suprema Corte ha ritenuto legittima la misura carceraria a fronte della pericolosità sociale e del contesto di criminalità organizzata.
Continua »
Estorsione aggravata dal metodo mafioso: basta la minaccia tacita
Un individuo richiedeva a due imprenditori la somma di diecimila euro offrendo una fittizia protezione ed evocando implicitamente danneggiamenti aziendali in caso di rifiuto. Le vittime denunciavano l'accaduto ai carabinieri senza cedere alla richiesta. L'imputato contestava la sussistenza della circostanza aggravante dell'uso del metodo mafioso, sostenendo di non aver pronunciato minacce esplicite né speso apertamente il proprio cognome. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'imputato confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che il reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso sussiste anche tramite minacce implicite o larvate, quando la notorietà criminale del soggetto o della sua famiglia risulta oggettivamente idonea a incutere timore nella vittima.
Continua »
Metodo mafioso ed estorsione: la Cassazione conferma il carcere
L'Indagato subisce la misura della custodia cautelare in carcere per concorso in estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il Tribunale del Riesame conferma il provvedimento restrittivo, evidenziando la forza intimidatrice delle condotte estorsive. La difesa propone ricorso per Cassazione, contestando la validità delle intercettazioni, la gravità degli indizi e la sussistenza dell'aggravante mafiosa. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso a causa della genericità dei motivi e della mancata contestazione specifica dell'ordinanza impugnata. I giudici ribadiscono che il metodo mafioso scatta per le modalità dell'azione intimidatoria, anche senza l'appartenenza formale a un clan. L'Indagato resta in carcere e subisce la condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Tentata estorsione aggravata: proiettile per il debito privato
Una madre richiede somme di denaro alla titolare di un salone di bellezza a favore della figlia ex dipendente. Per costringerla al pagamento, l'indagata procura una busta contenente un cornetto e un proiettile, recapitata poi nel negozio tramite complici. I giudici applicano la misura degli arresti domiciliari per il reato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. La difesa impugna l'ordinanza cautelare sostenendo l'assenza di collegamenti con clan e la natura privata del debito. La Corte di Cassazione respinge l'impugnazione. I giudici confermano che recapitare un proiettile costituisce una minaccia di morte idonea a evocare la pressione criminale tipica delle mafie, rendendo legittima la misura cautelare.
Continua »
Tentata estorsione aggravata: proiettile e metodo mafioso
La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari per un uomo accusato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso in concorso con terzi. La vicenda trae origine da una richiesta estorsiva rivolta a una parrucchiera per ottenere somme legate alla cassa integrazione di una ex dipendente, figlia della convivente dell'indagato. L'uomo ha accompagnato in auto i complici e ha consegnato una busta contenente un proiettile, poi recapitata alla vittima tramite una cliente. I giudici hanno chiarito che il recapito di un proiettile manifesta una carica intimidatoria tipica della criminalità organizzata, a prescindere dall'effettiva appartenenza alla cosca o dalla natura privata della pretesa economica. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
Continua »
Falso amico ed estorsione aggravata dal metodo mafioso: arresti
La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari per un soggetto accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. L'indagato si spacciava per un amico mediatore della vittima, ma di fatto veicolava pesanti minacce evocando la caratura criminale di una cosca locale per scoraggiarla dal partecipare a un'asta giudiziaria. La difesa sosteneva la natura amichevole e solidale dell'intervento, lamentando l'assenza di minacce dirette. I giudici hanno chiarito che evocare la forza criminale di un clan mafioso basta a integrare il metodo mafioso, a prescindere dall'affiliazione formale. Inoltre, per i reati aggravati da contesto mafioso, la pericolosità si presume attuale fino a prova contraria. Il ricorso è stato rigettato.
Continua »
Sostituzione della custodia cautelare: resta il carcere duro
Un imputato per una violenta spedizione punitiva con aggravante mafiosa ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Il ricorrente ha fatto leva sulla confessione resa, sul risarcimento del danno alla persona offesa e sulla disponibilità del braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la detenzione in carcere. I giudici hanno chiarito che, nei reati aggravati dal metodo mafioso, opera una presunzione relativa di adeguatezza esclusiva del carcere. La confessione e il risarcimento dei danni, se motivati solo dal tentativo di ottenere sconti o benefici, non dimostrano la rottura dei legami con il gruppo criminale. L'indagato non esce dal carcere se persiste il pericolo attuale e concreto di recidiva.
Continua »
Estorsione aggravata: il debito ridotto sfocia in condanna penale
Un'imprenditrice, debitrice verso un professionista per incarichi tecnici, ha incaricato esponenti criminali locali per costringere il creditore ad accettare un drastico taglio della parcella. Due collaboratori hanno poi schermato il pagamento del compenso illecito all'estorsore tramite false fatture. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale per estorsione aggravata dal metodo mafioso a carico dell'imprenditrice e per riciclaggio a carico dei complici. La Suprema Corte ha precisato che l'intervento di un terzo che persegue un profitto proprio trasforma la condotta in estorsione, escludendo il reato minore di ragion fattasi. Inoltre, la registrazione fonica svolta da un privato su suggerimento degli investigatori è pienamente utilizzabile come prova documentale. Infine, l'aggravante mafiosa non ammette il giudizio di equivalenza con le attenuanti generiche, imponendo il rinvio per rideterminare la pena.
Continua »