Un gruppo armato ha pianificato un assalto al caveau di una società di vigilanza privata. Le forze dell'ordine hanno interrotto il piano prima dell'azione, bloccando i soggetti all'interno di un capannone e sequestrando kalashnikov, furgoni rubati, targhe contraffatte e chiodi a quattro punte. Gli indagati hanno contestato la sussistenza dell'accusa di tentata rapina pluriaggravata, sostenendo l'incompiutezza degli atti per l'assenza di un escavatore destinato a sfondare la struttura. La pubblica accusa ha invece richiesto l'aggravante del metodo mafioso. La Corte di Cassazione ha respinto tutti i ricorsi. I giudici hanno confermato la custodia cautelare in carcere: la complessa pianificazione e la disponibilità delle armi integrano pienamente il delitto tentato, mentre l'aggravante mafiosa resta esclusa per assenza di effettivo assoggettamento territoriale.
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