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Metodo Mafioso

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810 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Minaccia estorsiva: quando è reato anche se vaga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato accusato di tentata estorsione. La Corte ha stabilito che una minaccia estorsiva non deve essere necessariamente esplicita, ma può essere desunta dal contesto. Nel caso specifico, le parole apparentemente generiche dell'imputato a un imprenditore edile sono state ritenute una chiara minaccia estorsiva, considerando i precedenti rapporti tra le parti, il luogo dell'incontro (un cantiere) e il riferimento a terzi per poter continuare a lavorare. La resistenza psicologica della vittima è irrilevante ai fini della sussistenza del reato.
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Estorsione aggravata: quando la pretesa è ingiusta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto indagato per associazione mafiosa ed estorsione aggravata. Il caso riguardava la pressione esercitata su un imprenditore per regolarizzare l'assunzione di un parente. La Corte chiarisce che quando la pretesa, pur avendo una base apparentemente lecita, viene imposta con metodo mafioso e mira a un profitto ingiusto (imporre un lavoratore non voluto), si configura il reato di estorsione aggravata e non quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni.
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Estorsione contrattuale: quando scatta il reato
Un soggetto, indagato per associazione di tipo mafioso e tentata estorsione per aver imposto a un imprenditore un cambio di fornitore, ha presentato ricorso in Cassazione contro la misura di custodia cautelare. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, cogliendo l'occasione per definire i contorni della cosiddetta "estorsione contrattuale". È stato stabilito che costringere un imprenditore a un rapporto negoziale non voluto costituisce di per sé estorsione, poiché il danno patrimoniale è implicito nella violazione della sua autonomia negoziale, senza la necessità di provare una perdita economica specifica. Il ricorso è stato respinto anche per i motivi relativi all'associazione mafiosa, in quanto miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Metodo mafioso: la presunzione cautelare in carcere
Una donna ricorre contro la custodia cautelare in carcere per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la sola evocazione di un clan mafioso attiva la presunzione legale che rende il carcere la misura più adeguata, superando anche lo stato di incensuratezza dell'indagato.
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Metodo mafioso: Cassazione su custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. La sentenza ribadisce che per configurare l'aggravante non è necessaria una condanna per associazione mafiosa, ma è sufficiente evocare la contiguità con un clan noto per intimidire la vittima. La Corte ha inoltre confermato la validità del giudizio sulla pericolosità sociale dell'indagato e la necessità della misura cautelare.
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Custodia cautelare mafia: il tempo non cancella i legami
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati di associazione mafiosa, turbativa d'asta e rapina. La sentenza sottolinea che, in tema di custodia cautelare mafia, il semplice decorso di un lungo periodo di tempo ('tempo silente') tra i fatti e la misura non è sufficiente a dimostrare l'allontanamento dell'indagato dal sodalizio criminale, specialmente in contesti di criminalità organizzata storicamente radicata. La Corte ha ritenuto logica e congrua la valutazione del Tribunale del Riesame, basata su dichiarazioni di collaboratori, intercettazioni e la pregressa condanna dell'indagato, che dimostravano la persistenza del vincolo associativo.
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Associazione mafiosa straniera: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi di tre individui condannati per partecipazione a un'associazione mafiosa straniera di matrice nigeriana. La Corte ha confermato che il 'metodo mafioso' può sussistere anche quando la forza intimidatrice è esercitata prevalentemente all'interno di una specifica comunità etnica. Inoltre, ha stabilito che l'affiliazione rituale e il coinvolgimento in attività illecite, come il traffico di droga, costituiscono prove concrete di una partecipazione attiva e dinamica al sodalizio, superando il mero status di affiliato.
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Aggravante metodo mafioso: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di tre imputati e dichiarato inammissibile quello di un quarto, confermando le condanne per reati gravissimi tra cui tentato omicidio plurimo e rapina. La sentenza si sofferma sull'applicazione dell'aggravante del metodo mafioso, chiarendo che essa sussiste quando le modalità esecutive del reato evocano la forza intimidatrice tipica delle associazioni criminali. Viene inoltre ribadito il principio secondo cui il vizio di travisamento della prova non è ammissibile in caso di doppia conforme, ovvero quando due sentenze di merito giungono alla stessa conclusione.
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Registrazione fonografica: prova e non intercettazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il punto centrale della sentenza riguarda l'utilizzabilità di una registrazione fonografica effettuata dalla vittima su impulso della polizia giudiziaria. La Corte ha ribadito che tale registrazione costituisce prova documentale e non un'intercettazione, rendendola pienamente utilizzabile nel processo senza le autorizzazioni specifiche richieste per le captazioni da parte di terzi.
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Estorsione ambientale: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione esamina un caso di estorsione ambientale, confermando che la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza può basarsi sul contesto intimidatorio generato da un gruppo criminale, anche senza minacce esplicite. Tuttavia, la Corte ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare a causa di una motivazione insufficiente e contraddittoria riguardo alla persistenza delle esigenze cautelari, rinviando il caso al Tribunale del riesame per una nuova valutazione su questo specifico punto.
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