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Metodo Mafioso — Anno 2026

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109 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Metodo Mafioso

Provvedimenti

Estorsione aggravata: la Cassazione fa il punto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per estorsione aggravata nei confronti di due imputati. Uno di essi sosteneva che la sua condotta fosse finalizzata al recupero di un credito legittimo, chiedendo la riqualificazione del reato in esercizio arbitrario delle proprie ragioni. L'altro negava il suo coinvolgimento e l'utilizzo del metodo mafioso. La Corte ha rigettato entrambi i ricorsi, sottolineando che la minaccia per ottenere un profitto ingiusto, che va oltre il preteso diritto, configura estorsione. Inoltre, ha confermato che l'aggravante del metodo mafioso sussiste quando la violenza o la minaccia evocano la forza intimidatrice di un'associazione criminale, a prescindere dall'effettiva appartenenza del reo.
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Agevolazione mafiosa: concorrenza e metodo mafioso
La Cassazione conferma la condanna per concorrenza sleale aggravata da agevolazione mafiosa. Un commerciante aveva costretto un rivale ad allontanarsi, sfruttando legami con un clan per sostenere un membro detenuto. Il ricorso è stato respinto.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4218/2026, si pronuncia su diversi ricorsi in materia di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il punto centrale riguarda l'inammissibilità dei ricorsi presentati da imputati che avevano precedentemente aderito al 'concordato in appello'. La Corte ribadisce che tale accordo processuale implica la rinuncia a contestare la responsabilità, limitando drasticamente la possibilità di impugnare la sentenza in Cassazione, salvo vizi specifici sulla formazione dell'accordo o sull'illegalità della pena. La sentenza analizza anche la corretta applicazione dell'aggravante del metodo mafioso e i criteri per il diniego delle attenuanti.
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Partecipazione associativa mafiosa: gli indizi chiave
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva revocato la custodia cautelare per un indagato accusato di partecipazione associativa mafiosa. Il Tribunale aveva sminuito i gravi indizi, come i rapporti costanti con esponenti di vertice del clan e il sostegno economico, a mere relazioni amicali. La Cassazione ha ribadito che per provare la partecipazione associativa mafiosa è necessaria una valutazione complessiva di tutti gli elementi fattuali (facta concludentia), che, visti unitariamente, possono dimostrare un'organica e stabile compenetrazione nel sodalizio, anche in assenza di un'affiliazione formale. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Custodia cautelare madre: quando è legittima?
Una donna, madre di due figli minori, accusata di gravi reati tra cui tratta di esseri umani e sfruttamento della prostituzione, veniva posta in custodia cautelare in carcere. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza, ritenendo la motivazione del Tribunale del riesame carente. Il Tribunale non aveva spiegato adeguatamente perché le esigenze cautelari, seppur gravi, non potessero essere soddisfatte con misure meno afflittive come la detenzione in un istituto a custodia attenuata. La sentenza ribadisce il rigoroso onere motivazionale per disporre la custodia cautelare madre in carcere.
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Calcolo della pena: Cassazione annulla la sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per gravi errori nel calcolo della pena relativa a reati di tentata estorsione aggravata e detenzione di armi. La decisione è stata motivata dalla violazione dei criteri giurisprudenziali per la determinazione della sanzione nel delitto tentato, dalla mancata motivazione sul diniego delle attenuanti generiche per alcuni imputati e dalla violazione del divieto di 'reformatio in pejus'. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio sul trattamento sanzionatorio.
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Misure cautelari e metodo mafioso: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza che applicava gli arresti domiciliari per estorsione con l'aggravante del metodo mafioso. La Corte chiarisce che l'interpretazione delle intercettazioni è una valutazione di merito e che la sola evocazione di una famiglia nota per la sua caratura criminale è sufficiente a configurare, a livello di gravità indiziaria, l'aggravante del metodo mafioso per l'applicazione di misure cautelari.
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Esigenze cautelari e metodo mafioso: la Cassazione
Due individui, accusati di estorsione con aggravante del metodo mafioso, hanno presentato ricorso in Cassazione contro la loro protratta custodia cautelare in carcere. Sostenevano che nuove prove e il tempo trascorso avessero indebolito la necessità della misura. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, riaffermando che per i reati di stampo mafioso, le esigenze cautelari si presumono persistenti. La Corte ha ritenuto che la gravità dei fatti e la pericolosità sociale degli indagati prevalgono sul semplice decorso del tempo, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Metodo mafioso: Cassazione su intermediario e aggravanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato in custodia cautelare per usura ed estorsione. La Corte ha confermato la validità del quadro indiziario e la sussistenza dell'aggravante del metodo mafioso, chiarendo che non sono necessarie minacce esplicite, ma è sufficiente che la condotta evochi la forza intimidatrice di un'associazione criminale, anche attraverso un intermediario pienamente consapevole.
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