Un conducente, sorpreso a trasportare circa sette chili di cocaina e sedici grammi di metanfetamina occultati nell'auto, è stato condannato per spaccio di stupefacenti. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando sia norme procedurali emergenziali COVID, sia l'applicazione dell'aggravante ingente quantità droga, sostenendo la mancanza di consapevolezza dell'imputato sul quantitativo e sulla purezza. Ha inoltre richiesto una riduzione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'aggravante ingente quantità droga richiede la colpevolezza del soggetto, ma nel caso specifico l'imputato aveva ammesso di sapere di trasportare ben sette chili di sostanza. La Corte ha confermato la pena di sette anni di reclusione, ricordando che in caso di divergenza tra motivazione e dispositivo della sentenza, prevale sempre la decisione scritta nel dispositivo.
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