Un imputato, condannato per estorsione aggravata dal metodo mafioso, ha richiesto l'applicazione del beneficio del reato continuato, sostenendo che il crimine fosse parte di un unico disegno criminoso legato a precedenti condanne. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la notevole distanza temporale tra i reati (commessi nel 2015, 2020 e 2023) rende improbabile l'esistenza di un piano unitario concepito fin dall'inizio. L'appartenenza a un clan e la commissione di reati per sostenerlo non sono di per sé sufficienti a integrare il requisito del medesimo disegno criminoso, che richiede una programmazione iniziale di tutte le violazioni.
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