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Medesimo Disegno Criminoso — Anno 2023

177 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Medesimo Disegno Criminoso

Provvedimenti

Reato continuato: stile di vita criminale o unico piano?
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in sede esecutiva per unificare le pene di sette condanne definitive per vari reati, tra cui rapina e ricettazione, commessi tra il 2003 e il 2021. Il Tribunale ha respinto la richiesta escludendo un unico disegno criminoso, data la notevole distanza temporale e geografica tra i fatti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che la semplice abitudine a delinquere o la ricaduta nel reato non bastano a dimostrare il reato continuato, il quale richiede invece una programmazione iniziale e specifica di tutti gli illeciti sin dal primo episodio.
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Reato continuato: no allo sconto se i crimini sono distanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per fatti commessi a distanza di un anno e mezzo l'uno dall'altro. Il primo episodio riguardava la violazione della legge sugli stupefacenti nel 2018, mentre il secondo comprendeva un'altra violazione della stessa legge e il reato di resistenza a pubblico ufficiale nel 2019. I giudici hanno stabilito che la notevole distanza temporale, la parziale diversità dei reati e la natura improvvisa della resistenza escludono un unico disegno criminoso originario. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione dei reati: no allo sconto se c’è solo abitudine
Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta di applicare la continuazione dei reati formulata da una condannata per due diverse sentenze irrevocabili legate allo spaccio di stupefacenti. La ricorrente sosteneva che i fatti, commessi a distanza di anni (nel 2009 e nel 2013), rientrassero in un unico programma delinquenziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la continuazione dei reati richiede la prova di un medesimo disegno criminoso concepito fin dal principio. La semplice ripetizione nel tempo di condotte illecite simili, caratterizzate da modalità e sostanze diverse, dimostra un'abitualità a delinquere e non una pianificazione unitaria preventiva. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato o vizio di abitudine: negato lo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in fase esecutiva per due condanne irrevocabili legate allo spaccio di sostanze stupefacenti. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato l'istanza, rilevando la mancanza di un unico disegno criminoso originario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la distanza temporale di oltre due anni tra i fatti, le diverse modalità operative e i contesti differenti dimostrano una semplice abitualità a delinquere e non un reato continuato pianificato fin dal principio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Medesimo disegno criminoso: bisogno di soldi o piano unico?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per diverse condanne passate in giudicato. Il ricorrente sosteneva che i furti e i reati contro il patrimonio commessi in un arco di diciotto anni fossero legati dal medesimo disegno criminoso, in quanto finalizzati a reperire denaro per il sostentamento familiare. La Suprema Corte ha confermato la decisione del giudice dell'esecuzione: il semplice bisogno di denaro o il fine di lucro rappresenta solo un movente comune e non dimostra l'esistenza di un programma delinquenziale unico e pianificato fin dall'inizio. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Medesimo disegno criminoso: no agli sconti di pena automatici
Il Condannato ha chiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato tra due condanne definitive: una per associazione finalizzata allo spaccio di droga e l'altra per ricettazione, lesioni ed estorsione aggravate dal metodo mafioso. La Corte d'assise d'appello ha respinto la richiesta, escludendo il medesimo disegno criminoso a causa della diversa natura dei reati e della parziale coincidenza temporale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per collegare i singoli reati all'associazione a delinquere, non basta un generico legame di utilita, ma serve la prova che tali reati fossero gia stati programmati al momento dell'adesione al gruppo criminale. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato o scelta di vita? La Cassazione nega lo sconto
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per diversi illeciti commessi nell'arco di quattro anni, tra cui furto, porto abusivo d'armi ed estorsione. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, evidenziando la notevole distanza temporale tra i fatti, la diversità dei complici e la natura estemporanea di alcune condotte. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede un disegno criminoso unitario e non una generica scelta di vita improntata all'illegalità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena dopo anni di silenzio
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione del Giudice dell'esecuzione che aveva respinto la richiesta di applicazione del reato continuato per reati giudicati con sentenze diverse. La Corte di Appello aveva ritenuto l'istanza inammissibile perché identica a una precedente già rigettata, evidenziando che i reati erano distanti nel tempo e interrotti da un'assoluzione per associazione mafiosa. La Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che, per riconoscere il reato continuato in fase esecutiva, non basta la somiglianza dei reati, ma serve una pianificazione unitaria iniziale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione dei reati: negato il cumulo tra rapina e latitanza
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione dei reati in fase esecutiva per una serie di illeciti commessi tra il 2012 e il 2018, tra cui il furto di un documento, una rapina e l'uso di un documento falso durante la latitanza. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta a causa dell'ampio divario temporale e dell'assenza di prove di una pianificazione unitaria originaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la continuazione dei reati richiede la prova di un medesimo disegno criminoso preventivo e non una mera strumentalita successiva dei reati. Il ricorrente e stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Medesimo disegno criminoso: no alla continuazione dopo 12 anni
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione in fase esecutiva tra due condanne. La prima riguardava la partecipazione a un'associazione a delinquere nei primi anni Novanta, mentre la seconda riguardava l'importazione di cocaina avvenuta dodici anni dopo con complici diversi. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, escludendo il medesimo disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la distanza temporale di dodici anni e la diversità dei soggetti coinvolti escludono una pianificazione unitaria originaria. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato negato: la Cassazione punisce il ricorso
Il Condannato ha proposto ricorso per Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale di Padova che aveva respinto la sua richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato per diverse condanne definitive. Il Tribunale aveva escluso il medesimo disegno criminoso, ritenendo insufficiente la sola vicinanza temporale dei fatti a fronte della loro eterogeneità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici di legittimità hanno chiarito che il ricorrente ha richiesto una inammissibile rivalutazione dei fatti, preclusa in Cassazione, confermando che il giudice dell'esecuzione ha motivato correttamente l'assenza di una comune ideazione criminosa. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Vincolo della continuazione: negato tra bancomat e furti comuni
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento del vincolo della continuazione tra diverse condanne definitive per furto aggravato e altri reati. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per applicare il vincolo della continuazione non bastano la vicinanza temporale o lo stesso tipo di reato. È necessario dimostrare che tutti i reati fossero stati pianificati fin dall'inizio all'interno di un unico disegno criminoso. Nel caso specifico, i furti presentavano modalità operative del tutto diverse, come l'assalto a sportelli bancomat con esplosivi, e una distanza temporale di sette mesi, elementi che indicano una semplice abitualità criminosa e non una programmazione unitaria. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto di pena se i crimini sono distanti
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra tre diverse condanne definitive per associazione mafiosa, estorsione, sequestro di persona e porto d'armi, commessi tra il 2000 e il 2016. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, escludendo l'esistenza di un unico progetto criminoso originario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per applicare il reato continuato non basta la somiglianza dei reati o la vicinanza temporale. È invece necessaria la prova che tutti i reati fossero stati pianificati fin dall'inizio nelle loro linee essenziali. Nel caso specifico, la distanza temporale di oltre quindici anni e la natura occasionale dei singoli episodi escludono un disegno unitario, configurando piuttosto una sistematica abitudine a delinquere. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese.
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Reato continuato: no allo sconto se i crimini sono solo un’abitudine
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per diverse condanne definitive relative a reati di ricettazione commessi tra il 1995 e il 2009. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione. La Corte ha chiarito che per ottenere il riconoscimento del reato continuato non basta la somiglianza dei reati o lo svolgimento di una specifica attività professionale. È invece necessaria la prova rigorosa di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio. L'ampio divario temporale tra i fatti e la mancanza di elementi concreti dimostrano un'abitualità nel reato e non una pianificazione unitaria. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per delitti distanti anni
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare tre condanne definitive per rapina, tentata estorsione e porto d'armi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione. I giudici hanno chiarito che per configurare il reato continuato non basta la vicinanza temporale o la tipologia di reati, ma serve la prova di un unico disegno criminoso pianificato fin dall'inizio. Nel caso specifico, i reati erano distanti oltre quattro anni (dal 2014 al 2019) ed eterogenei. Di conseguenza, la richiesta è stata respinta e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rapina e prostituzione: no al medesimo disegno criminoso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una condannata che chiedeva il riconoscimento del medesimo disegno criminoso tra un episodio di rapina impropria in un negozio e l'attività di sfruttamento della prostituzione. Il giudice di merito aveva escluso la continuazione dei reati, evidenziando che la rapina era un evento del tutto estemporaneo e privo di legami con l'attività di sfruttamento, nonostante la vicinanza temporale e spaziale. La Suprema Corte ha confermato questa impostazione, rilevando che i motivi di ricorso non contestavano specificamente tale motivazione. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: la vicinanza dei fatti non evita la condanna
Il Condannato ha proposto ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento del reato continuato per una serie di illeciti commessi. Egli sosteneva la sussistenza del medesimo disegno criminoso basandosi sulla vicinanza temporale tra i fatti e sul comune obiettivo di procurarsi denaro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la vicinanza nel tempo e il generico scopo di lucro non bastano a dimostrare una programmazione unitaria e preventiva dei reati. Il ricorrente non ha contestato in modo specifico le motivazioni del Tribunale, che escludevano la pianificazione iniziale dei reati successivi. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per chi sceglie di delinquere
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unire tre diverse condanne definitive: una per evasione del 2015, una per spaccio di stupefacenti del 2018 e una per tentata estorsione e lesioni personali del 2018. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione del Giudice dell'esecuzione. I giudici hanno chiarito che non vi è prova di un medesimo disegno criminoso originario. L'evasione è avvenuta tre anni prima degli altri fatti, mentre l'estorsione è scaturita da un evento imprevisto, ovvero il mancato pagamento di un debito di droga a terzi, e non da una pianificazione preventiva. La scelta di delinquere del soggetto è stata quindi considerata un generico stile di vita e non un reato continuato.
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Continuazione dei reati negata: quando il disegno si spezza
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione dei reati in fase esecutiva per due condanne subite. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta a causa dell'assenza di un medesimo disegno criminoso, evidenziando complici diversi, vittime differenti e modalità esecutive distinte. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che la valutazione del giudice di merito era logica e corretta, e lo ha condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato in fase esecutiva: no allo sconto senza prove
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per cinque diverse sentenze di condanna a suo carico. Il Tribunale di Genova, in qualità di giudice dell'esecuzione, ha respinto l'istanza evidenziando la mancanza di un medesimo disegno criminoso. Tale assenza è stata dedotta dalla notevole distanza temporale tra i reati, dalle diverse modalità di esecuzione e dall'assenza di prove su una presunta tossicodipendenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del Tribunale. I motivi presentati dalla difesa sono stati ritenuti generici e volti a ottenere una semplice rivalutazione dei fatti già logicamente analizzati. Di conseguenza, Il Condannato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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