Un commerciante è stato condannato per ricettazione e detenzione di prodotti con marchi contraffatti destinati alla vendita. La difesa ha sostenuto che la falsificazione fosse talmente evidente (falso grossolano) da non poter ingannare nessuno, escludendo così il reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna a sei mesi di reclusione. I giudici hanno chiarito che la legge tutela la fede pubblica e l'affidamento dei cittadini nei marchi registrati, non solo l'effettivo inganno del compratore. Di conseguenza, anche se la contraffazione è facilmente riconoscibile, il reato sussiste ugualmente. Inoltre, l'acquisto di merce di lusso fuori dai canali ufficiali e senza fattura dimostra la consapevolezza della provenienza illecita dei beni.
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