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Marcatura Ce

13 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un contrassegno che indica la conformità di un prodotto alle normative dell'Unione Europea in materia di sicurezza, salute e protezione ambientale. È obbligatoria per molte categorie di prodotti per poter essere commercializzati nel mercato europeo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Distruzione delle cose sequestrate: stop a merci non certificate
Il Pubblico Ministero disponeva il sequestro e la distruzione di decine di migliaia di mascherine protettive e occhiali privi di marchio CE e certificazioni di conformità. L'amministratore della società proprietaria proponeva opposizione al Giudice per le Indagini Preliminari per ottenere la restituzione della merce. Il Giudice confermava il provvedimento ravvisando il divieto assoluto di commercializzazione dei dispositivi per motivi di sicurezza pubblica. L'imprenditore impugnava la decisione sostenendo la regolarità iniziale dei prodotti e l'utilizzabilità come mascherine generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, statuendo che la distruzione delle cose sequestrate è pienamente legittima quando i beni non rispettano i requisiti di legge e di sicurezza previsti per la vendita.
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Fuochi d’artificio non classificati: condanna senza fattura
Le forze dell'ordine hanno trovato sedici fuochi d'artificio non classificati in un locale nella disponibilità di un cittadino. L'uomo è stato condannato alla pena di sei mesi di reclusione e diecimila euro di multa per violazione dell'articolo 53 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'inutilizzabilità delle proprie dichiarazioni iniziali e l'irrilevanza della mancata tracciabilità dei prodotti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che la disponibilità del locale dimostra la detenzione del materiale e che l'assenza di fatture o tracciabilità costituisce un valido indizio per ritenere i boati o artifici del tutto privi di classificazione legale.
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Tentata frode in commercio e falso marchio CE: condanna ferma
Un'esercente all'ingrosso deteneva per la vendita giocattoli e apparecchiature elettroniche recanti il falso marchio CE, riconducibile al logo China Export graficamente sovrapponibile a quello dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di tentata frode in commercio e ricettazione. I giudici hanno chiarito che la marcatura europea garantisce la sicurezza e la qualità dei prodotti a tutela dei consumatori. L'esposizione di merce priva dei reali standard costituisce tentata frode in commercio. La Suprema Corte ha annullato la condanna soltanto per una contravvenzione minore, dichiarandola estinta per intervenuta prescrizione e cancellando la relativa pena pecuniaria, mentre ha dichiarato inammissibile il ricorso nel resto.
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Marchio CE Falso: Condannato per Vendita di Prodotti Mendaci
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata vendita di prodotti con segni mendaci a carico del legale rappresentante di un'azienda. L'imputato aveva messo in commercio catene luminose con marcatura 'CE' falsa, poiché il cablaggio non rispettava gli standard di sicurezza. Secondo la Corte, un commerciante esperto non può giustificarsi con la semplice ignoranza. Mettendo in vendita un prodotto potenzialmente pericoloso senza adeguate verifiche, ha accettato il rischio di commettere il reato (dolo eventuale). La professionalità impone un dovere di controllo che, se omesso, porta a una piena responsabilità penale. L'appello è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Mascherine false: condanna per tentativo di frode in commercio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imprenditore per il reato di tentativo di frode in commercio. L'imprenditore deteneva nel proprio magazzino quasi 1.800 mascherine FFP2 con una marcatura CE contraffatta. Secondo i giudici, la semplice detenzione di un ingente quantitativo di prodotti con marchi falsi all'interno di un esercizio commerciale è sufficiente a dimostrare l'intenzione di venderli. Non è necessario che i prodotti siano stati effettivamente messi in vendita. Questo comportamento integra pienamente gli atti idonei a configurare il reato di tentativo di frode in commercio, poiché inganna i potenziali acquirenti sulla conformità e sicurezza del prodotto.
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Frode in commercio: il marchio China Export è reato
La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di assoluzione emessa nei confronti di una commerciante accusata di frode in commercio per aver esposto giocattoli con il marchio 'China Export'. Tale logo, graficamente quasi identico alla marcatura CE europea, è stato ritenuto idoneo a trarre in inganno il consumatore sulla reale conformità del prodotto agli standard di sicurezza comunitari. La Suprema Corte ha chiarito che la frode in commercio sussiste anche se i prodotti risultano tecnicamente sicuri, poiché l'apposizione del marchio CE europeo rappresenta di per sé una garanzia qualitativa essenziale che non può essere surrogata da loghi confondibili o da certificazioni private.
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Marcatura CE giocattoli: quando si applica?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la classificazione di un prodotto come giocattolo, e quindi l'obbligo di apporre la marcatura CE giocattoli, dipende non solo dalla sua destinazione d'uso dichiarata, ma anche dal suo 'uso ragionevolmente prevedibile' da parte di un bambino. Nel caso specifico, delle stelle filanti di carta, sebbene potessero essere considerate decorazioni per feste, sono state classificate come giocattoli perché è prevedibile che i bambini le usino per giocare. Di conseguenza, la sanzione per la mancata marcatura CE è stata ritenuta legittima.
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Frode in commercio: tentativo se la merce è in negozio
Un imprenditore è stato condannato per aver messo in vendita prodotti con marcatura CE contraffatta. Inizialmente accusato di frode in commercio consumata, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha riqualificato il reato in tentata frode in commercio, specificando che la semplice detenzione della merce per la vendita, senza che questa sia stata effettivamente consegnata a un acquirente, costituisce solo un tentativo. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello per la sola rideterminazione della pena.
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Obblighi del fabbricante: la Cassazione chiarisce
In un caso di produzione per conto terzi, la Corte di Cassazione ha chiarito gli obblighi del fabbricante. Un distributore aveva citato in giudizio il produttore di stufe per la mancata fornitura delle certificazioni necessarie alla vendita. La Cassazione, ribaltando la decisione d'Appello, ha stabilito che l'obbligo primario di redigere la documentazione tecnica e la dichiarazione di prestazione grava sempre sul produttore effettivo. Tale dovere, imposto dalla normativa europea, integra il contratto per legge, anche se non esplicitamente pattuito, e la sua violazione costituisce inadempimento contrattuale.
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Marcatura CE: senza conformità è frode in commercio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore contro la confisca di lampade con una Marcatura CE apposta in modo irregolare. La sentenza stabilisce che la mancata esibizione della "Dichiarazione di conformità" al momento dei controlli costituisce un elemento decisivo per configurare il reato di frode in commercio, anche se il documento viene prodotto in un secondo momento. La preesistenza e la disponibilità della documentazione sono requisiti essenziali per la legittima commercializzazione dei prodotti.
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Frode in commercio: marchio CE e tentato reato
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di assoluzione per il reato di tentata frode in commercio. La Corte ha stabilito che la detenzione a fini di vendita di un'ingente quantità di mascherine e visiere con marchio CE contraffatto costituisce un atto idoneo a configurare il reato, poiché il marchio CE garantisce standard di sicurezza e salute. La detenzione di tali beni, anche in un magazzino non aperto al pubblico, è stata ritenuta sufficiente per integrare il tentativo di frode. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Marchio CE contraffatto: la Cassazione è inflessibile
Un importatore è stato condannato per tentata frode in commercio per aver detenuto, ai fini della vendita, occhiali da sole con un marchio CE contraffatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, sottolineando che la documentazione di conformità deve obbligatoriamente preesistere all'apposizione del marchio ed essere esibita durante i controlli. La produzione tardiva di certificati non pertinenti o non chiaramente collegabili alla merce sequestrata non ha valore probatorio e non esclude la responsabilità penale.
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Appalto vizi e difformità: conseguenze del vizio
La Corte d'Appello di Venezia analizza un caso di appalto vizi e difformità, stabilendo che la mancata fornitura della marcatura CE e della documentazione tecnica per un'opera (modifica a un semirimorchio) costituisce un grave inadempimento. Tale mancanza rende l'opera inutilizzabile e giustifica la risoluzione del contratto, con la condanna dell'appaltatore alla restituzione del prezzo e al risarcimento del danno per i costi di sostituzione del sistema difettoso. Viene invece respinta la richiesta di manleva verso l'assicurazione, sia per motivi procedurali che di merito, in quanto la polizza non copriva tale rischio e il premio non era stato pagato.
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