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Manomissione

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30 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Riciclaggio veicoli: quando il reato è consumato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per riciclaggio veicoli. Gli imputati sono stati sorpresi a smontare un'auto già priva di targhe e con il blocco motore smontato. La Corte ha confermato che la semplice manomissione degli elementi identificativi del veicolo è sufficiente a integrare il reato consumato di riciclaggio, poiché ostacola l'accertamento della sua provenienza illecita.
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Furto di energia elettrica: la condanna del gestore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gestore di un'attività commerciale, condannato per furto di energia elettrica tramite manomissione del contatore. Secondo la Corte, il gestore, in quanto titolare degli obblighi di gestione e contabilità, non poteva non essere consapevole dell'assenza di consumi registrati, rendendolo responsabile della condotta illecita, indipendentemente dalla data esatta dell'allaccio abusivo.
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Furto di energia: basta la prova del consumo illecito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 14290/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto di energia elettrica. La difesa sosteneva la mancanza di prove sulla manomissione del contatore, ma la Corte ha confermato che per il reato di furto di energia è sufficiente dimostrare la consapevole fruizione dell'elettricità sottratta, a prescindere da chi abbia materialmente eseguito la manomissione.
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Furto energia elettrica: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto di energia elettrica tramite manomissione del contatore. I motivi del ricorso sono stati giudicati una mera riproposizione di censure già respinte in appello. La Corte ha inoltre confermato che l'attenuante del danno di lieve entità non si applica, di regola, al furto continuato di energia in ambito domestico, data la sua natura protratta nel tempo.
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Furto di energia elettrica: la prova della manomissione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione conferma che per la condanna per furto di energia elettrica non è necessario provare la tecnica esatta di manomissione. Sono sufficienti un'anomala riduzione dei consumi e segni visibili di scasso sul contatore. La Corte ribadisce che a rispondere del reato è chi beneficia dell'utenza, anche se non è l'autore materiale dell'alterazione.
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Furto energia elettrica: quando scatta il reato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per furto di energia elettrica. La sentenza conferma che per la configurazione del reato è sufficiente usufruire consapevolmente di un allaccio abusivo, anche senza averlo materialmente realizzato. Vengono inoltre confermate le circostanze aggravanti della violenza sulle cose (manomissione del contatore) e della destinazione del bene a pubblico servizio.
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Furto di energia elettrica: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33873/2025, ha stabilito che il furto di energia elettrica commesso tramite la manomissione del contatore integra sempre la circostanza aggravante della destinazione del bene a pubblico servizio. Di conseguenza, il reato è procedibile d'ufficio e non richiede la querela della società erogatrice. La Corte ha chiarito che l'oggetto del reato è l'energia, bene destinato a servire la collettività, e non il contatore stesso, rendendo irrilevante la modalità della sottrazione ai fini della qualificazione del reato come aggravato.
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Furto di energia elettrica: la disponibilità dell’immobile
La Corte di Cassazione conferma una condanna per furto di energia elettrica aggravato, chiarendo che ai fini della responsabilità penale è determinante l'effettiva disponibilità dell'immobile e il beneficio tratto dal prelievo illecito, anche in assenza di un contratto di fornitura attivo. La sentenza sottolinea l'irrilevanza della titolarità formale dell'utenza rispetto al criterio dell'interesse concreto al compimento dell'illecito.
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Furto di energia elettrica: la condanna è certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto di energia elettrica a carico dell'intestatario di un'utenza il cui contatore era stato manomesso. Il ricorso dell'imputato è stato respinto, sottolineando che la responsabilità deriva dall'essere il beneficiario della fornitura e che il protrarsi della frode per oltre un anno esclude l'applicazione di attenuanti come il danno di lieve entità.
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Contatore manomesso: chi paga la sanzione?
Una società è stata sanzionata per un contatore manomesso che ha causato un prelievo irregolare di energia e l'evasione dell'accisa. La società ha contestato la sanzione, affermando di non essere l'autrice della frode. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la responsabilità per il contatore manomesso ricade sul titolare del contratto di fornitura. Questa responsabilità, basata su un dovere di vigilanza (culpa in vigilando), esiste indipendentemente da chi sia l'autore materiale dell'alterazione.
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