La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33873/2025, ha stabilito che il furto di energia elettrica commesso tramite la manomissione del contatore integra sempre la circostanza aggravante della destinazione del bene a pubblico servizio. Di conseguenza, il reato è procedibile d'ufficio e non richiede la querela della società erogatrice. La Corte ha chiarito che l'oggetto del reato è l'energia, bene destinato a servire la collettività, e non il contatore stesso, rendendo irrilevante la modalità della sottrazione ai fini della qualificazione del reato come aggravato.
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