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Manomissione

30 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Con il termine manomissione (manumissio) si indica in diritto romano l'atto con cui il proprietario libera un servo dalla schiavitù. All'interno della disciplina giuridica romana classica erano conosciute tre forme di manomissione: la manumissio vindicta, la manumissio testamento e la manumissio censu. Queste tre manumissiones si caratterizzano poiché, oltre alla libertà, consentono al servo di acquistare simultaneamente anche la cittadinanza romana, e sono dette manomissioni civili.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Furto aggravato di energia elettrica: conta il beneficio reale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore, confermando la condanna per il reato di furto aggravato di energia elettrica. L'imputato sosteneva la propria estraneità ai fatti poiché l'utenza era intestata formalmente a una società di cui non era rappresentante legale e l'esecutore materiale dell'alterazione non era stato individuato. I giudici hanno chiarito che la responsabilità penale ricade sull'utilizzatore di fatto della fornitura, ovvero colui che trae un vantaggio economico diretto ed esclusivo dall'allacciamento abusivo. L'incertezza sulle qualifiche formali dell'imputato non esclude il reato di fronte alla certezza della sua identità fisica. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto di energia elettrica: contatore manomesso, utente condannato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto di energia elettrica a carico di un utente. Il suo contatore era stato manomesso e lui risultava l'unico a beneficiare della fornitura. Secondo i giudici, quando questi due elementi coincidono, è logico ritenere responsabile l'intestatario del contratto. L'appello dell'utente è stato dichiarato inammissibile perché la decisione dei giudici precedenti era ben motivata e basata su una corretta valutazione dei fatti. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'utente è stato obbligato a pagare le spese processuali e un'ulteriore sanzione di 3.000 euro.
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Furto di energia elettrica: contatore manomesso, condanna certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto di energia elettrica a carico di due persone che avevano manomesso il contatore del proprio appartamento. La Corte ha dichiarato il loro ricorso inammissibile, stabilendo principi importanti. In primo luogo, la verifica del tecnico della società elettrica non è un 'atto irripetibile' che richiede la presenza obbligatoria di un avvocato. In secondo luogo, la manomissione del contatore costituisce un mezzo fraudolento che qualifica il reato come furto aggravato. Infine, la recente legge che ha introdotto la necessità di una querela per questo reato non si applica al caso, poiché la condanna era già diventata sostanzialmente definitiva a causa dell'inammissibilità del ricorso. Gli imputati sono stati quindi condannati in via definitiva.
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Furto di energia: fascetta nel contatore è violenza sulle cose
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato di energia elettrica a carico di un'utente che aveva inserito una fascetta di plastica all'interno del contatore per bloccare la misurazione dei consumi. Secondo i giudici, questa azione non è una semplice manipolazione, ma una vera e propria 'manomissione' che integra l'aggravante della violenza sulle cose. A differenza di un magnete posto all'esterno, l'introduzione di un corpo estraneo nel meccanismo altera fisicamente lo stato del contatore, forzandone la struttura. L'intervento giustifica quindi una pena più severa. Il ricorso dell'imputata è stato dichiarato inammissibile.
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Contatore manomesso: furto aggravato di energia elettrica anche se privato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un individuo accusato di furto aggravato di energia elettrica per aver manomesso il contatore della sua attività. L'imputato sosteneva che, trovandosi il contatore all'interno di un locale privato e servendo una singola utenza, non potesse considerarsi un bene destinato a pubblico servizio. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: il contatore è una componente essenziale della rete di distribuzione pubblica. Pertanto, la sua manomissione integra sempre l'aggravante, a prescindere dalla sua collocazione fisica. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
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Furto aggravato: la responsabilità per allaccio abusivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che il furto aggravato di acqua tramite allaccio abusivo è configurabile anche se l'utente non ha materialmente rotto i sigilli del contatore. La consapevolezza della manomissione e l'uso continuativo della fornitura illecita integrano la partecipazione alla condotta violenta. Tuttavia, a seguito della Riforma Cartabia, tale fattispecie è divenuta procedibile a querela di parte, imponendo al giudice di rinvio la verifica della volontà punitiva dell'ente erogatore.
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Furto di energia elettrica: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto di energia elettrica a carico di un utente che aveva manomesso il contatore. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché basato su motivi generici e non specifici. I giudici hanno rilevato che l'imputato era l'unico utilizzatore della fornitura e che l'alterazione del dispositivo era facilmente visibile. La decisione ribadisce che, in presenza di prove logiche e congrue fornite dai giudici di merito, la Cassazione non può procedere a una nuova valutazione dei fatti.
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Inammissibilità ricorso per cassazione: i motivi
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità ricorso per cassazione presentato da due imputati condannati per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio e furto aggravato. I giudici hanno rilevato che le critiche mosse alla sentenza d'appello erano generiche e non scalfivano la solida motivazione basata sul quantitativo di droga e sui rilievi fotografici della manomissione. La decisione comporta la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Furto di energia elettrica: prova manomissione
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una sentenza di condanna per furto di energia elettrica aggravato. Il ricorrente lamentava l'assenza di prove certe circa l'effettiva manomissione del contatore e l'identificazione del reale fruitore dell'energia. La Suprema Corte ha rilevato che i giudici di merito non avevano fornito una motivazione adeguata sulla sussistenza del reato, limitandosi a richiamare le testimonianze dei tecnici senza un confronto analitico sulla controllabilità oggettiva dei dati rilevati. La decisione sottolinea che la semplice registrazione di un'anomalia nei consumi non equivale automaticamente alla prova di una manomissione fisica.
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Furto di energia elettrica: la prova del consumo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto di energia elettrica a carico di un utente il cui contatore era stato manomesso. Nonostante la difesa sostenesse l'impossibilità di identificare l'autore materiale della manomissione, i giudici hanno stabilito che l'effettivo utilizzo dell'energia nell'abitazione dell'imputato è prova sufficiente della responsabilità penale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché basato su critiche generiche e non su vizi logici della sentenza di appello.
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Furto di energia elettrica: prova della colpevolezza
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso complesso riguardante lo spaccio di stupefacenti e il furto di energia elettrica. Mentre le condanne per spaccio sono state confermate, poiché la reiterazione delle vendite esclude l'attenuante del lucro irrisorio, la Corte ha accolto il ricorso di una donna condannata per il furto di energia elettrica. I giudici hanno stabilito che la sola titolarità dell'utenza e la coabitazione con l'autore materiale della manomissione non bastano a provare la colpevolezza, in assenza di prove che la manomissione fosse palese o che vi fosse un concorso attivo nel reato.
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Furto di energia elettrica: guida alle aggravanti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto di energia elettrica nei confronti di un utente che fruiva di un allaccio abusivo alla rete pubblica. La decisione chiarisce che il reato si consuma in modo continuativo per tutto il periodo del prelievo. Sono state ritenute sussistenti le aggravanti della violenza sulle cose, per la manomissione dei cavi, e della destinazione a pubblico servizio della rete elettrica. Tali circostanze impediscono l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, rendendo irrilevante la tardività della contestazione formale se i fatti erano già descritti nel capo d'imputazione.
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Procedibilità d’ufficio nel furto dopo Riforma Cartabia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato, confermando la validità della procedibilità d'ufficio. La difesa sosteneva che, a seguito della Riforma Cartabia, il reato richiedesse la querela di parte. Tuttavia, la Suprema Corte ha chiarito che la presenza dell'aggravante della destinazione del bene a pubblica utilità (nello specifico, la manomissione di un contatore) mantiene il reato perseguibile dallo Stato indipendentemente dalla volontà della vittima. La decisione ribadisce la prevalenza delle aggravanti specifiche sulla nuova disciplina della procedibilità.
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Furto aggravato: Cassazione e Riforma Cartabia
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato di energia elettrica a carico di un imputato che aveva manomesso il contatore. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi erano generici e ripetitivi. La Corte ha stabilito che l'abitualità nel reato, dimostrata dai precedenti penali, preclude l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce l'applicazione del nuovo regime di procedibilità a querela introdotto dalla Riforma Cartabia, consolidando il giudicato sostanziale.
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Furto di energia elettrica: condanna per l’inquilino
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto di energia elettrica a carico di un inquilino che utilizzava un contatore manomesso. La difesa sosteneva che l'allaccio abusivo potesse essere stato realizzato dal locatore, ma i giudici hanno ribadito che l'uso consapevole dell'energia senza pagamento configura il reato. Inoltre, è stata negata l'attenuante della speciale tenuità del danno, poiché il prelievo domestico continuo impedisce di considerare il pregiudizio economico come irrisorio per l'ente erogatore.
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Furto energia elettrica: responsabile chi ne usufruisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per furto energia elettrica. La Corte ha stabilito che la responsabilità del reato sussiste anche quando la manomissione del contatore è stata eseguita da terzi, se l'imputato ha consapevolmente beneficiato dell'allaccio abusivo per la propria abitazione.
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Furto di gas: quando è reato aggravato?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il furto di gas, commesso tramite manomissione di un contatore sigillato e allaccio abusivo alla rete, integra sempre l'aggravante del bene destinato a pubblico servizio. Tale circostanza rende il reato procedibile d'ufficio, indipendentemente dalla querela. La Corte ha annullato la decisione di un Tribunale che aveva erroneamente escluso l'aggravante, ritenendo che il gas perdesse la sua natura pubblica una volta giunto al contatore dell'utente.
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Contatore manomesso: chi paga? La Cassazione decide
Un utente ha contestato una bolletta elettrica di oltre 13.000 euro, sostenendo che i consumi anomali fossero dovuti a un contatore manomesso da terzi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un importante principio sull'onere della prova. In caso di contatore manomesso, spetta al fornitore dimostrare il corretto funzionamento dello strumento di misura, ma è l'utente a dover provare che i consumi eccessivi non gli sono imputabili e che ha adottato tutte le cautele necessarie per prevenire intrusioni, anche se il contatore si trova all'esterno della sua proprietà.
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Riciclaggio di veicoli: la prova logica è sufficiente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per riciclaggio di veicoli. La difesa sosteneva che il reato dovesse essere riqualificato in ricettazione, mancando la prova diretta delle operazioni di alterazione di un rimorchio. La Corte ha stabilito che la disponibilità esclusiva di un capannone contenente tutti gli strumenti necessari alla manomissione, situato di fronte al piazzale dove è stato rinvenuto il veicolo alterato, costituisce una prova logica sufficiente per attribuire all'imputato la condotta di riciclaggio, confermando la condanna.
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Furto di energia elettrica: quando è aggravato?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il furto di energia elettrica è sempre un reato aggravato, anche se commesso tramite la manomissione di un contatore privato. La Corte ha chiarito che l'energia elettrica è intrinsecamente un bene destinato a pubblico servizio. Di conseguenza, la sua sottrazione, deviandola dall'uso collettivo, integra l'aggravante e rende il reato procedibile d'ufficio, senza necessità di querela da parte della società erogatrice. La sentenza ha annullato la decisione di un tribunale che aveva escluso l'aggravante, ritenendo erroneamente che la manomissione di un contatore privato non incidesse su un bene pubblico.
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