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Manifestamente Infondato

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1322 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ricorso inammissibile: genericità e art. 131-bis
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una condanna per il reato ex art. 455 c.p. La Corte ha ritenuto il motivo di ricorso generico, indeterminato e manifestamente infondato, sottolineando che la recidiva specifica dell'imputata impediva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.).
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Ricorso inammissibile: analisi della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una sentenza della Corte d'Appello. L'appello contestava l'entità della pena per illogicità della motivazione, nonostante il riconoscimento del vincolo della continuazione. La Suprema Corte ha ritenuto il motivo manifestamente infondato, confermando che la valutazione della pena era ben motivata da fattori come la capacità a delinquere e le modalità di esecuzione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione: inammissibile se rivaluta prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per lesioni e porto d'armi. Il ricorso per cassazione è stato respinto perché mirava a una nuova valutazione delle prove, un'attività preclusa al giudice di legittimità. La Corte ha ribadito che non si può mascherare una critica nel merito dei fatti come una violazione di norme processuali.
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Ricorso inammissibile per truffa: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per truffa. L'appello, basato sulla presunta inattendibilità della persona offesa, è stato giudicato manifestamente infondato poiché le critiche difensive non si sono confrontate con la totalità delle prove documentali e con la congrua motivazione della Corte d'Appello, risultando generiche e non decisive.
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Particolare tenuità del fatto: quando è esclusa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante la mancata applicazione della causa di non procedibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha confermato la decisione del giudice di merito, che aveva escluso tale beneficio basandosi su una motivazione logica e giuridicamente corretta, fondata sulle modalità della condotta e sulla non esiguità del danno. Il ricorso è stato ritenuto manifestamente infondato.
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Spaccio stupefacenti: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. Il ricorso è stato ritenuto una mera riproposizione di censure già respinte dalla Corte d'Appello, la quale aveva evidenziato plurimi indizi della destinazione allo spaccio della sostanza (dosi pronte, denaro, più cellulari), rendendo la decisione finale non sindacabile in sede di legittimità.
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Ricorso inammissibile: quando è manifestamente infondato
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un soggetto che aveva violato le misure dell'Ufficio di Sorveglianza non facendosi trovare in casa. Il ricorso è stato giudicato manifestamente infondato e generico, in quanto non affrontava il nucleo della decisione impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è infondato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per rapina. I motivi, incentrati sulla presunta inattendibilità del riconoscimento da parte della vittima e sulla richiesta di riqualificazione del reato, sono stati respinti. La Corte ha stabilito che il riconoscimento era solido e coerente, mentre il secondo motivo era una mera ripetizione di argomenti già bocciati in appello, rendendo il ricorso inammissibile per mancanza di specificità.
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Fatto di lieve entità: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio qualificato come fatto di lieve entità. La Corte ha chiarito che non vi è contraddizione nel negare le attenuanti generiche, pur applicando la norma di favore, basandosi su prove dirette e sulla personalità dell'imputato.
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Ricorso inammissibile: motivi non dedotti in appello
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per reati di lieve entità. Il motivo è duplice: le censure non erano state sollevate nel precedente grado di giudizio e, in ogni caso, erano palesemente infondate, poiché al ricorrente era già stata applicata la pena minima prevista dalla legge.
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per una violazione del Codice della Strada. Il motivo del ricorso era il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte ha stabilito che il diniego è legittimo se motivato con la semplice assenza di elementi positivi da valutare, confermando che la sola incensuratezza non è più sufficiente per la concessione del beneficio.
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Ricorso per Cassazione: i motivi di inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. L'ordinanza chiarisce i limiti del sindacato di legittimità sulla valutazione delle prove e ribadisce che le pene sostitutive devono essere oggetto di una richiesta specifica nell'atto d'appello, non potendo essere concesse d'ufficio. Il Ricorso per Cassazione è stato quindi respinto per manifesta infondatezza dei motivi proposti.
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Prescrizione reato e guida in stato di ebbrezza: no
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. I giudici hanno respinto la tesi della pericolosità della strada e hanno chiarito che la prescrizione del reato non era maturata, applicando correttamente le norme sulla sospensione del termine introdotte nel 2017 per i reati commessi fino al 31 dicembre 2019.
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Particolare tenuità del fatto: quando è esclusa
Un individuo, condannato per tentato furto aggravato, ha presentato ricorso in Cassazione invocando la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. La particolare tenuità del fatto è stata esclusa a causa dell'entità non trascurabile del danno e dei numerosi precedenti penali dell'imputato, che indicavano una condotta abituale e non occasionale.
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Chiamata in correità: quando è prova sufficiente?
Due individui vengono condannati per furto aggravato. Uno dei due contesta la validità della testimonianza accusatoria del complice (la cosiddetta chiamata in correità). La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando che la chiamata in correità, se supportata da riscontri esterni oggettivi come tabulati telefonici e testimonianze, costituisce prova sufficiente per una condanna. La valutazione di tale prova è di competenza dei giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Ricorso inammissibile: bancarotta e motivi generici
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un imprenditore condannato per bancarotta fraudolenta. I motivi sono stati giudicati generici, poiché non dimostravano la decisività delle prove contestate, e manifestamente infondati riguardo la valutazione delle circostanze, confermando la condanna e le sanzioni.
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Confisca denaro: quando è legittima per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la confisca di denaro, ritenuta una somma sproporzionata rispetto alla sua attività di venditore ambulante. La decisione sottolinea che, in assenza di prove sulla lecita provenienza, la misura di sicurezza è legittima se adeguatamente motivata dalla sproporzione tra il patrimonio e il reddito del soggetto.
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Stato di necessità: quando è esclusa la punibilità?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di cui all'art. 385 c.p. La difesa, basata sullo stato di necessità, è stata respinta poiché l'imputato non ha fornito alcuna prova di un 'grave pericolo alla persona', requisito fondamentale per l'applicazione di tale scriminante. La Suprema Corte ha confermato la decisione della Corte d'Appello, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma le condanne
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di quattro imputati condannati per spaccio di sostanze stupefacenti ed estorsione. La decisione si fonda sulla manifesta infondatezza dei motivi, con i quali si tentava una rivalutazione dei fatti già adeguatamente motivati dalla Corte d'Appello. L'ordinanza sottolinea come la Cassazione non possa riesaminare nel merito le prove, come intercettazioni e testimonianze, se la motivazione del giudice precedente è logica e coerente. Di conseguenza, le condanne diventano definitive e i ricorrenti sono condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva: quando il ricorso è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava l'applicazione della recidiva. Il motivo è stato giudicato generico e manifestamente infondato, poiché la Corte d'Appello aveva adeguatamente motivato la sua decisione basandosi sulla crescente pericolosità sociale del soggetto, rendendo così la contestazione sulla recidiva priva di fondamento.
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