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Ricorso inammissibile: motivi non dedotti in appello

La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per reati di lieve entità. Il motivo è duplice: le censure non erano state sollevate nel precedente grado di giudizio e, in ogni caso, erano palesemente infondate, poiché al ricorrente era già stata applicata la pena minima prevista dalla legge.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 38346 Anno 2025
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Pubblicato il 4 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso inammissibile: quando i motivi non sono validi

L’ordinanza in esame offre un chiaro esempio di come un ricorso inammissibile possa essere rapidamente definito dalla Corte di Cassazione. Il caso riguarda un imputato condannato per un reato di lieve entità in materia di stupefacenti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso per due ragioni fondamentali: i motivi non erano stati presentati nel precedente grado di giudizio e, in ogni caso, erano privi di fondamento. Analizziamo la vicenda nel dettaglio.

I Fatti del Caso

Un giovane veniva condannato sia in primo grado che in appello per il delitto previsto dall’art. 73, comma 5, del Testo Unico sugli Stupefacenti, che punisce i fatti di lieve entità. In sede di appello, la difesa aveva richiesto l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (ex art. 131-bis c.p.) e il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte d’Appello, tuttavia, confermava la condanna.

I Motivi del Ricorso in Cassazione

L’imputato proponeva ricorso per cassazione lamentando un vizio di motivazione. In particolare, sosteneva che la Corte d’Appello avesse erroneamente affermato l’impossibilità di concedergli il minimo della pena previsto dalla legge. Questo, secondo la difesa, costituiva un errore nel ragionamento dei giudici di secondo grado che viziava la sentenza.

L’analisi della Cassazione sul ricorso inammissibile

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso palesemente inammissibile sulla base di una duplice e concorrente valutazione. In primo luogo, ha evidenziato come la questione relativa all’applicazione del minimo della pena non fosse mai stata sollevata nei motivi di appello. Nel processo penale, non è possibile presentare per la prima volta in Cassazione doglianze che non siano state precedentemente sottoposte al giudice dell’appello. In secondo luogo, la Corte ha definito il motivo come manifestamente infondato.

Le Motivazioni della Decisione

La motivazione della Suprema Corte si fonda su principi cardine della procedura penale. Il primo è il principio devolutivo dell’appello, secondo cui il giudice di secondo grado può decidere solo sui punti della sentenza di primo grado che sono stati specificamente contestati dalle parti. Introdurre un motivo nuovo in Cassazione viola questo principio. Inoltre, la Corte ha sottolineato la palese infondatezza della censura nel merito. Dagli atti processuali emergeva, infatti, che i giudici di merito avevano già applicato la pena nel suo minimo edittale (sei mesi di reclusione), poi ulteriormente ridotta a quattro mesi in virtù del rito processuale scelto. Di conseguenza, la lamentela del ricorrente era priva di qualsiasi fondamento fattuale e giuridico, rendendo il ricorso inammissibile anche sotto questo profilo.

Le Conclusioni

La decisione riafferma l’importanza di una corretta strategia difensiva, che deve articolare tutte le censure in modo completo fin dal primo grado di impugnazione. Presentare un ricorso per cassazione con motivi nuovi o manifestamente infondati non solo non porta ad alcun risultato utile, ma comporta conseguenze negative per l’imputato. Come stabilito dalla Corte, alla declaratoria di inammissibilità segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende, che in questo caso è stata quantificata in 3.000 euro.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per due ragioni: in primo luogo, il motivo sollevato (mancata applicazione del minimo della pena) non era stato presentato nel precedente giudizio d’appello; in secondo luogo, il motivo era manifestamente infondato, poiché i giudici di merito avevano già concesso la pena minima prevista dalla legge.

Cosa significa che un motivo di ricorso è “manifestamente infondato”?
Significa che il motivo appare, già a una prima e sommaria analisi, privo di qualsiasi fondamento logico e giuridico, tanto da non richiedere un esame approfondito per essere respinto.

Quali sono le conseguenze per il ricorrente quando un ricorso viene dichiarato inammissibile?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, come sanzione per aver adito la Corte con un’impugnazione priva dei requisiti di legge.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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