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Mandato Ad Hoc

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una procura speciale conferita a un avvocato per il compimento di uno specifico e determinato atto processuale, come la rinuncia al ricorso, che non rientra nei poteri generali della normale procura alla lite.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Poteri del Difensore: Dichiarazione di Pagamento Parziale Valida
Due aziende, l'Azienda Editrice e l'Azienda Commerciale, avevano un complesso rapporto commerciale che includeva la cessione di crediti e la vendita di gadget. L'Azienda Commerciale chiedeva il pagamento di somme. Durante il processo, il difensore dell'Azienda Commerciale dichiarò l'avvenuto pagamento parziale di un acconto. La Corte di Appello non considerò valida questa dichiarazione. La Cassazione, invece, ha stabilito che la rinuncia a una parte della domanda rientra nei **poteri del difensore** e costituisce una valida confessione giudiziale, cassando la sentenza e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Rinuncia al ricorso: quando è inammissibile?
Una società ha presentato una rinuncia al ricorso in Cassazione. Sebbene la Corte abbia ritenuto la rinuncia formalmente irrituale perché presentata dal difensore senza un mandato specifico, ha comunque dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nel fatto che tale atto, pur difettoso, manifesta in modo inequivocabile il venir meno dell'interesse della parte a proseguire il giudizio, rendendo così l'appello non più procedibile.
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Rinuncia al ricorso: effetti anche se irregolare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22376/2024, ha chiarito gli effetti di una rinuncia al ricorso presentata in modo irregolare. Nel caso di specie, una società aveva impugnato una decisione relativa a un'iscrizione ipotecaria per un debito tributario, ma in seguito a una transazione, aveva manifestato la volontà di rinunciare al ricorso. Sebbene l'atto di rinuncia fosse viziato perché firmato dal solo difensore senza mandato speciale, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuto difetto di interesse, compensando le spese e escludendo l'applicazione del doppio contributo unificato.
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Difensore in proprio: attenzione ai costi legali
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un avvocato al pagamento delle spese legali a seguito di un'opposizione al diniego di patrocinio a spese dello Stato. La causa della condanna è stata l'utilizzo della dicitura "difensore in proprio" nell'atto, che ha implicato un interesse personale del legale e, di conseguenza, la sua responsabilità diretta per le spese processuali dopo la rinuncia all'azione.
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Rinuncia alla domanda: i poteri dell’avvocato
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del potere del difensore. Una rinuncia alla domanda che estingue l'intera pretesa del cliente non è una semplice modifica della domanda, ma una rinuncia all'azione, che richiede un mandato speciale. La Corte specifica che la rinuncia alla propria domanda non comporta automaticamente la rinuncia a difendersi da una domanda riconvenzionale avversaria. La sentenza di appello, che aveva considerato valida la rinuncia, è stata cassata con rinvio.
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Inammissibilità appello: la riforma Cartabia spiegata
La Corte di Cassazione, con la sentenza numero 46764 del 2024, ha confermato una decisione di inammissibilità dell'appello presentato senza il mandato specifico e l'elezione di domicilio richiesti dalla Riforma Cartabia. Il caso riguardava un imputato, giudicato in assenza e assistito da un difensore d'ufficio che non era riuscito a contattarlo dopo la condanna. La Corte ha stabilito che i nuovi requisiti formali sono obbligatori, non violano i principi costituzionali e mirano a garantire che l'impugnazione sia espressione di una volontà effettiva dell'imputato.
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Doppio sconto acquisto casa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che due diversi sconti sul prezzo di acquisto di un immobile da un ente previdenziale possono essere cumulati. Il caso riguardava degli inquilini che, dopo aver acquistato le loro case, si sono visti negare l'applicazione congiunta di una riduzione dell'8% (concordata localmente per le cattive condizioni degli immobili) e di una successiva riduzione prevista per legge (per contrastare l'aumento dei valori di mercato). L'ente sosteneva che la seconda assorbisse la prima. La Cassazione ha dato ragione agli acquirenti, affermando che il doppio sconto sull'acquisto di casa è legittimo poiché i due benefici hanno finalità diverse e operano su piani distinti.
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