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Mandamento

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Nel gergo di Cosa Nostra, indica una suddivisione territoriale che raggruppa più famiglie o clan mafiosi limitrofi, con un proprio organo di rappresentanza e gestione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Associazione mafiosa: conferma custodia in carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un indagato accusato di associazione mafiosa. Il ricorrente contestava la mancanza di prove sul suo ruolo operativo e l'assenza di pericoli attuali. La Suprema Corte ha stabilito che per i reati di mafia opera una presunzione di pericolosità sociale e che i contatti documentati con i vertici del clan, uniti a compiti di controllo del territorio e assistenza ai detenuti, confermano l'inserimento organico nel sodalizio criminale.
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Regime 41-bis: la Cassazione conferma la proroga
La Corte di Cassazione ha confermato la proroga del Regime 41-bis per un esponente di vertice di un'organizzazione criminale, dichiarando inammissibile il ricorso della difesa. Il ricorrente contestava la mancanza di prove attuali circa la sua capacità di mantenere contatti con l'esterno. La Suprema Corte ha invece ritenuto corretta la valutazione del Tribunale di Sorveglianza, basata sul ruolo apicale del detenuto e sulla persistenza di legami con affiliati fidati sul territorio, elementi che giustificano il mantenimento del carcere duro per prevenire pericoli alla sicurezza pubblica.
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Associazione mafiosa e narcotraffico: i confini
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Pubblico Ministero, confermando che il ruolo di vertice in un'associazione mafiosa, con potere di controllo su tutte le attività illecite del territorio, non implica automaticamente la partecipazione a una distinta associazione dedita al narcotraffico. La sentenza chiarisce i confini tra le due fattispecie di reato, sottolineando la necessità di provare un inserimento stabile e specifico nella struttura organizzativa del gruppo di narcotrafficanti, distinguendo tra associazione mafiosa e narcotraffico.
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Concorso esterno in mafia: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare in carcere per un imprenditore accusato di concorso esterno in associazione mafiosa ed estorsione aggravata. La Corte ha ritenuto che il rapporto dell'imprenditore con diversi esponenti di clan mafiosi non fosse episodico, ma un legame stabile e continuativo, caratterizzato da un mutuo vantaggio. L'imprenditore metteva a disposizione mezzi e personale aziendale, effettuava pagamenti e assumeva persone segnalate dai clan, ricevendo in cambio protezione e l'intervento della criminalità organizzata per risolvere controversie, come quella con un ex dipendente. La difesa sosteneva che l'imprenditore fosse una vittima, ma la Corte ha respinto tale tesi, sottolineando come il suo contributo fosse consapevole e volontario, rafforzando così il sodalizio criminale.
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Doppia Incolpazione: mafia e narcotraffico coesistono
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di doppia incolpazione, confermando che un soggetto può essere accusato contemporaneamente di associazione mafiosa (art. 416 bis c.p.) e di associazione finalizzata al narcotraffico (art. 74 D.P.R. 309/90). La Corte ha respinto il ricorso dell'imputato contro la misura cautelare per il reato di mafia, ritenendo le prove sufficienti. Ha invece accolto il ricorso del Pubblico Ministero, annullando la decisione del Tribunale del Riesame che aveva escluso il reato di narcotraffico. La Cassazione ha ritenuto contraddittorio riconoscere l'esistenza di una struttura per il traffico di droga gestita dall'imputato all'interno del clan, ma poi negare la sussistenza dei gravi indizi per tale specifico reato associativo.
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Partecipazione associazione criminale: prova e riesame
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva revocato la custodia in carcere per un individuo accusato di partecipazione associazione criminale finalizzata al narcotraffico. La Suprema Corte ha stabilito che il Tribunale ha errato nel non considerare prove decisive, come intercettazioni con i vertici del clan e un ingente sequestro di denaro, e ha chiarito che nuove prove a sfavore possono essere prodotte nel procedimento di riesame, purché sia garantito il contraddittorio.
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